Pensioni dei Consiglieri di Stato, il Parlamento non si oppone al decreto

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Il Gran Consiglio ha deciso di non impugnare il non luogo a procedere emanato dal pg Andrea Pagani

 Pensioni dei Consiglieri di Stato, il Parlamento non si oppone al decreto
© CdT/Gabriele Putzu

Pensioni dei Consiglieri di Stato, il Parlamento non si oppone al decreto

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Il Gran Consiglio non ricorrerà contro il decreto di non luogo a procedere emanato dal procuratore generale Andrea Pagani in relazione al versamento agli ex consiglieri di Stato del supplemento sostitutivo AVS/AI prima del raggiungimento dei 58 anni di età. La decisione è stata presa tramite voto segreto: 60 i voti contrari all’impugnazione, 7 quelli favorevoli. Prima di procedere con il voto, il plenum ha bocciato con 59 voti contrari una richiesta di Matteo Pronzini (MPS) di poter aprire una discussione.

La questione, lo ricorderete, era stata segnalata alla Magistratura dallo stesso Pronzini. Lo scorso 21 gennaio, dopo aver esaminato la fattispecie per verificare l’eventuale sussistenza del reato di abuso di autorità (articolo 312 del Codice penale), il pg aveva emanato un decreto di non luogo a procedere. Da un esame degli atti all’incarto e del materiale legislativo sviluppatosi negli anni relativo alla Legge sull’onorario e sulle previdenze a favore dei membri del Consiglio di Stato, aveva precisato il Ministero pubblico, «non risultavano adempiuti gli elementi costitutivi del reato ipotizzato».

La soluzione di compromesso

Il 20 ottobre scorso Il Gran Consiglio aveva approvato il progetto di riforma delle pensioni per i futuri membri del Governo. La prima novità della riforma riguarda il fatto che in futuro anche i «ministri» saranno affiliati all’Istituto di previdenza del Cantone (IPCT) - come oggi avviene per tutti i dipendenti dello Stato - e non godranno quindi più di un trattamento particolare. Con la riforma lo stipendio netto dei Consiglieri di Stato resterà sostanzialmente invariato (circa 230.000 franchi), mentre quello lordo sarà aumentato per comprendere le trattenute salariali (in particolare, ovviamente, i contributi previdenziali). L’attuale sistema pensionistico - indipendentemente dall’età del «ministro» - prevede il versamento di un vitalizio (pagato dallo Stato) dal momento in cui un consigliere di Stato lascia la carica. Con la riforma, invece, è prevista una «indennità di uscita» (se il consigliere ha meno di 55 anni), oppure una rendita ponte (se ne ha più di 59). I membri del Governo che lasceranno la carica tra i 55 e i 59 anni potranno invece scegliere tra una di queste due opzioni. L’ammontare della buona uscita così come della rendita ponte dipenderà dagli anni in carica. In ogni caso, però, non potrà superare i 750.000 franchi per l’indennità di uscita (270% dell’onorario lordo), oppure i 133.111 franchi all’anno per quella ponte. La riforma prevede infine una soluzione anche per un altro tema molto dibattuto: i rimborsi spese dei membri del Governo. In futuro sarà il Consiglio di Stato a proporre le voci di spesa da includere nel rimborso forfetario stabilendo l’importo, e spetterà poi all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio esaminare la proposta e, se condivisa, approvarla.

Le spese telefoniche

Non è la prima volta che il Gran Consiglio è stato chiamato a esprimersi su un decreto di non luogo a procedere in relazione a una vicenda per certi versi analoga: i rimborsi spese dei membri dell’Esecutivo. Il 4 ottobre 2018 la maggioranza del Gran Consiglio aveva deciso di non impugnare il decreto emanato il 25 settembre dal pg nei confronti di quattro membri del Consiglio di Stato (Paolo Beltraminelli, Norman Gobbi, Christian Vitta e Claudio Zali) in merito al rimborso forfetario delle loro spese telefoniche. In quel caso i voti favorevoli all’impugnazione del decreto erano stati 13, quelli contrari 53 (1 scheda bianca, 1 scheda nulla).

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