Ticino

«Per dirla all’italiana: il fatto non sussiste»

Il procuratore generale Andrea Pagani fa luce sui risvolti del caso Argo1: «nessun reato corruttivo, ma carenze amministrative»

«Per dirla all’italiana: il fatto non sussiste»

«Per dirla all’italiana: il fatto non sussiste»

LUGANO - Si è conclusa da poco la conferenza stampa sul caso Argo1. Il procuratore generale Andrea Pagani ha subito sottolineato che non vi sono reati di natura corruttiva: «Per dirla all’italiana, il fatto non sussiste». La procura ha messo in atto perquisizioni bancarie sui conto di Argo1 e dei funzionari medesimi, esaminata la loro documentzione fiscale, la posta elettronica e il domicilio in particolare di un funzionario. Dalle indagini e dagli interrogatori è emerso che nessuna «mazzetta» è stata scambiata tra le parti. «Pur nella violazione di determinate norme di natura formale, i funzionari erano convinti di lavorare a favore degli interessi del cantone e non contro». La scelta di Argo1, secondo Pagani, è stata presa con «superficialità e approssimazione». «È un ovvietà che passare da una tariffa di 48 a 35 franchi all’ora, può solo aver pensato di far risparmiare lo Stato e non di creare un danno e aggravare le finanze cantonali», ha inoltre specificato il procuratore generale in merito al prezzo delle prestazioni ricevute dalla ditta. Le procedure del mandato e dei successivi controlli sarebbero dunque state viziate da «carenze di natura amministrativa». Il dossier è ora nelle mani della Commissione parlamentare d’inchiesta.

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