Per i conti in nero non si risparmiano critiche

Finanze

Dibattito fiume in Gran Consiglio sul Consuntivo 2018 che chiude con un avanzo di 137,2 milioni – Domani il voto - Christian Vitta: «Serve prudenza, un rallentamento è alle porte»

Per i conti in nero non si risparmiano critiche
foto Archivio CdT

Per i conti in nero non si risparmiano critiche

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«Fragilità» questo il termine usato da più parti per descrivere i conti, comunque positivi, del 2018. Il Parlamento ha iniziato il dibatto sul Consuntivo dello scorso anno che ha visto un avanzo di 137,2 milioni di franchi rispetto ai 7,5 milioni preventivati.

Un dato ricordato dal relatore del rapporto di maggioranza Daniele Caverzasio (Lega) secondo il quale, tuttavia, «è stato un anno di eventi fortunati e straordinari che hanno favorito le entrate. Ecco perché il risultato deve essere valutato con estrema prudenza». Caverzasio ha pure ricordato il miglioramento del capitale proprio passato da un disavanzo di 405 milioni a –268 milioni. Ha quindi evidenziato anche la buona valutazione (Aa2) data dall’agenzia di rating Moody’s e ha accennato alle sfide future che attendono il Cantone. «Il Ticino è chiamato ad affrontare l’invecchiamento della popolazione e quindi una maggiore spesa; la cassa pensione dei dipendenti pubblici deve essere risanata e l’interdipendenza dei vari livelli istituzionali (Confederazione, Cantone, Comuni) dovrà essere migliorata». Ecco perché occorre «proseguire su questa strada, ma tenendo alta la guardia».

Di avviso opposto il socialista Ivo Durisch (relatore del rapporto di minoranza) che ha disegnato una situazione molto negativa. «Viviamo in un momento storico di forte cambiamento e gli strumenti necessari come il salario minimo e la riforma della scuola sono fermi al palo, mentre si pensa agli sgravi fiscali». Per Durisch preoccupa inoltre «la situazione del gettito delle aziende, stagnante da diversi anni. Segno che l’economia non è così positiva come si dice». Il capogruppo PS ha quindi elencato una serie di problemi ancora irrisolti: disoccupazione, secondo lo standard ILO, al 6%; persone a rischio povertà al 31%; alto numero di persone in assistenza e di assicurati insolventi. «Occorre affrontare queste emergenze sociali, ora che c’è il margine di manovra per farlo».

I punti ancora aperti

Il PLR, per bocca di Alex Farinelli, ha evidenziato gli aspetti positivi dei conti, partendo da un concetto: «È un fatto che in Svizzera stiamo meglio che in altri Paesi vicini. Nessuno viene lasciato indietro, abbiamo una socialità sviluppata e un’istruzione di prim’ordine. È un Paese, il nostro, che sa aver cura della propria popolazione», ha affermato. Il capogruppo PLR ha anche tracciato un bilancio dei 4 anni di legislatura sottolineando alcuni progetti incompiuti (Giustizia2018, riforma scolastica, pianificazione ospedaliera e rapporti coi Comuni), ma si è soffermato pure su quelli andati a buon fine: la riforma fisco-sociale, quella dell’Amministrazione e il progetto legato alle Officine di Bellinzona. Ha quindi rilanciato il dibattito evidenziato il fatto che ora «è il momento di fare politica».

Sulla stessa lunghezza d’onda Michele Foletti (Lega), per il quale «il peggio è passato, ma occorre rendere strutturale l’equilibrio finanziario raggiunto e non lasciare le finanze in balia di fattori non prevedibili». In risposta a Durisch ha anche sottolineato il fatto che il settore bancario, dal 2008, ha perso molti posti di lavoro e ha subito una contrazione del gettito fiscale. «Malgrado ciò le entrate dalle aziende non sono calate a evidenziare un’ottima reazione dell’economia».

Di fragilità ha parlato Maurizio Agustoni (PPD). «Basta cambiare un paio di voci di bilancio, per esempio integrando il risanamento della Cassa pensioni, per far sparire l’avanzo. Il risanamento non è solido e la coperta è ancora corta». Ecco perché occorre «usare buon senso e fare il passo secondo la gamba».

«No a facili entusiasmi»

Sergio Morisoli (UDC) ha invece puntato il dito contro «la spesa pubblica fuori controllo. In un quadriennio è cresciuta di 147 milioni. A pagare siamo tutti noi. Io credo, invece, che sia più efficace far entrare meno soldi nelle casse statali e lasciarli nelle tasche dei cittadini». Mentre gli aspetti ecologici sono stati toccati dalla deputata dei Verdi Samantha Bourgoin: «Non è un documento coraggioso per l’ambiente». Mentre Matteo Pronzini (MPS) ha rilevato che «la situazione è positiva per le finanze, ma preoccupante per le persone». Concetto appoggiato anche da Tamara Merlo (Più Donne) e da Massimiliano Ay (PC).

E a parlare di «un avanzo importante, ma fragile» è stato anche il direttore del DFE Christian Vitta che ha poi aggiunto come «basta poco per mettere tutti in seria difficoltà». Il consigliere di Stato ha comunque anche messo in luce il trend positivo dei conti ticinesi, così come quelli di altri Cantoni e della Confederazione, ma ha avvertito: «Non lasciamoci prendere da facili entusiasmi e diamoci delle priorità per i prossimi anni. Personalmente prevedo che un rallentamento economico sia alle porte».

Chiuso il dibattito sull’entrata in materia e aperto il confronto sui Dipartimenti, come spesso accade gli interventi dei deputati si sono concentrati - più che sui conti 2018 - sugli interventi per il futuro e in primis sul patto raggiunto in Governo su fisco, scuola e socialità.

In tal senso, il primo ad essere passato al setaccio è stato il DECS di Manuele Bertoli. «Il Consuntivo 2018 per la nostra scuola è definitivamente negativo», ha esordito Maristella Polli (PLR) citando la bocciatura popolare alla sperimentazione della riforma La scuola che verrà. «Ora sul tavolo abbiamo il messaggio sui 17 milioni per migliorare la scuola dell’obbligo. Un messaggio - ha ricordato Polli - che è legato all’accettazione della riforma fiscale non solo dal Parlamento ma anche dal popolo in caso di referendum. Insomma l’impressione è che ci sia confusione: come possiamo discutere sulla scuola se non conosciamo l’esito della riforma fiscale? E poi, si propone di diminuire il numero massimo di allievi per classe ma a che pro visto che le nascite continuano a diminuire?». Pronta la replica di Bertoli che, sulla scelta del Governo di legare fisco, scuola e socialità, ha commentato: «Carpe diem. C’è stata l’occasione di tornare alla carica su interventi per migliorare la scuola e l’ho colta al volo. Ora la responsabilità è del Parlamento».

Ma sul pacchetto si è espresso anche il direttore del DSS Raffaele De Rosa, annunciando che a breve verrà presentato il messaggio sui 15 milioni previsti per la socialità che «verranno investiti in tre ambiti. Vale a dire gli assegni AFI e API, il reinserimento dei disoccupati e la riduzione dei premi di cassa malati Ripam». Proprio in tal senso, in attesa che Berna comunichi i premi per il 2020 De Rosa ha voluto precisare come «riterrò inaccettabile qualsiasi aumento. Non solo perché da quest’anno i Cantoni ricevono da Berna solo le informazioni sui costi e non le proposte di premio, ma soprattutto perché nel 2018 le casse malati hanno fatto oltre 1 miliardo di utili». E se per l’anno prossimo il direttore del DSS non si attende una stangata, allo stesso tempo ha precisato come «credo che ci sarà comunque un aumento anche se non troppo marcato. Alla fine le elezioni federali sono alle porte».

Passato il testimone al Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi è stato sollecitato a più riprese sulla riforma della Giustizia - «visto che il progetto 2018 non ha mai visto la luce», ha detto Sabrina Gendotti (PPD) - come pure sul progetto Ticino2020 che ridefinisce i rapporti Cantone-Comuni. «Fornire tout court più risorse al Ministero pubblico non è la soluzione - ha detto Gobbi - ecco perché stiamo lavorando su interventi puntuali». Altrettanto delicati i rapporti con i Comuni che, nel 2018, hanno presentato due iniziative legislative per rivedere la partecipazione alla spesa per l’assistenza sociale e il contributo versato al Cantone. «Non nego che vi sono delle criticità - ha ammesso il direttore delle Istituzioni - ma almeno le due iniziative hanno ravvivato il fuoco dopo che le parti erano ferme su posizioni da trincea. Si tratta ora di trovare un equilibrio». Detto delle critiche dei deputati, i consuntivi di DECS, DI e DSS hanno comunque passato l’esame del voto. Con maggioranze più o meno marcate. Domani toccherà al Territorio e alle Finanze.

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