Per il PLR è iniziata la resa dei conti

Elezioni federali

Dura è la sconfitta per il partito di Bixio Caprara: «Un risultato che segna la fine della collaborazione col PPD» - Ricapitoliamo i passi salienti della giornata dei liberali radicali

Per il PLR è iniziata la resa dei conti
© CdT/Gabriele Putzu

Per il PLR è iniziata la resa dei conti

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Per il PLR è stata una domenica nera, anzi nerissima. Tanto che il partito si è ritrovato a dover incassare una sconfitta storica che lo vede uscire dal Consiglio degli Stati dopo oltre 170 anni e, più precisamente, dal 1848. Con 33.278 voti, il candidato liberale radicale Giovanni Merlini - sceso in campo per salvaguardare il seggio lasciato libero da Fabio Abate che non si ricandidava dopo otto anni agli Stati - si è fermato al quarto posto della classifica dopo che già al primo turno del 20 ottobre era uscito indebolito. Un duro colpo che si rifletteva anche nei volti dei supporter - pochi a dir la verità - che si sono dati appuntamento a Camorino, nella sede del partito, per seguire lo spoglio delle schede. Ma comune dopo comune, il clima nel quartier generale del PLR si è fatto più cupo del cielo sopra il Ticino.

«PPD, riserve e perplessità»

«È una sconfitta pesante», ha commentato a caldo il presidente del PLR Bixio Caprara che, lanciando uno sguardo all’alleanza stretta con il PPD (altro perdente della giornata, vedi pagina 5), non ha usato mezzi termini: «Entrambi i partiti di centro hanno perso i propri esponenti agli Stati. E questo risultato rappresenta la conclusione di questo tipo di collaborazione».

Caprara: «La concordanza alla Camera alta? Mi preoccupa che da più parti ci sia voglia di ostruzionismo»

Voluta per contrastare i due grandi poli a destra e a sinistra, alla prova dei fatti l’alleanza di centro si è rivelata un insuccesso: se è vero che ad ottobre il PPD ha salvato il secondo seggio al Consiglio nazionale per una manciata di voti, da parte sua il PLR non solo ha accusato un calo di consensi, ma è uscito con le ossa rotte dalla partita per la Camera alta. Sollecitato in merito, a TeleTicino Caprara ha affermato di aver avuto «riserve e perplessità» sull’intesa senza però volersi spingere oltre. Un accordo, questo, che tuttavia «è stato condiviso in modo molto ampio dal Comitato cantonale - ci ha detto Caprara - mi fa quindi sorridere chi dice che questa è stata una scelta dei vertici. Sapevamo che ci sarebbero stati dei rischi e a fine partita sono sempre tutti bravi a fare gli allenatori. Ma di fronte alla congiunzione a destra e a sinistra non potevamo restare con le mani in mano».

Di passi indietro e resa dei conti

Di parere contrario l’ala radicale del partito che, in una nota inviata ai media pochi minuti dopo l’annuncio dei risultati definitivi, ha chiesto a Caprara di fare un passo indietro. «Il risultato della votazione è la palese dimostrazione che la dirigenza del PLR, ritenendo di poter ignorare l’opinione della base del partito ha sacrificato, in modo spregiudicato, una personalità politica di notevole spessore quale Merlini sull’altare di speculazioni, improvvisazioni e alleanze poco approfondite. Inoltre, l’esito della votazione ha portato il PLR alla perdita dello storico seggio agli Stati», si legge nel comunicato firmato dal deputato in Gran Consiglio Matteo Quadranti, tra i primi a criticare apertamente l’intesa con il PPD.

«I radicali - continua Quadranti - chiedono che i membri dell’Ufficio presidenziale del PLR rassegnino le dimissioni con effetto immediato. Il partito necessita ora di un profondo esame al suo interno e la linea politica a livello cantonale dev’essere rivista. L’azione del PLR dovrà essere, in futuro, più rispettosa dei propri valori e delle diverse sensibilità che devono essere rappresentate in tutti i gremi del partito». «Mi assumo la responsabilità di questo risultato insoddisfacente e deludente, ma non ho paura di dirlo - ha replicato Caprara - il partito è molto più forte del presidente che, invece, è solo una figura di passaggio. Che ci sia qualcuno che ora torni a chiedere le mie dimissioni non è un problema». Un primo botta e risposta questo che ha fatto da antipasto alla resa dei conti che ci sarà già al Comitato cantonale del 28 novembre, quando la base si riunirà per discutere dei risultati alle urne e della congiunzione con il PPD.

La politica del compromesso

Nell’attesa, a staccare un biglietto per la Camera dei Cantoni sono proprio gli esponenti dei due poli opposti dello scacchiere politico. Significa che i cittadini hanno detto no alla «politica del compromesso» e della collaborazione al centro tanto esaltata e rimarcata durante la campagna elettorale? «I ticinesi hanno fatto un’altra scelta, che poi questa possa portare dove auspicato è un’altra storia», ha commentato il presidente del PLR. Per poi concludere: «Mi auguro che si possa comunque lavorare sulla concordanza al Consiglio degli Stati. Purtroppo, quel che mi preoccupa è che da più parti c’è molta voglia di ostruzionismo. E mi spiace ma questa ipotesi non può portare lontano».

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