Per una regolamentazione della cannabis

Un'interpellanza interpartitica firmata da 34 granconsiglieri intende rilanciare il discorso in Ticino: "La guerra alla droga ha fallito, proteggiamo i consumatori"

Per una regolamentazione della cannabis

Per una regolamentazione della cannabis

BELLINZONA - Sulla scia di una recente dichiarazione dell'Onu, che ha abbandonato il concetto di guerra alla droga a favore di un approccio più improntato alla tutela e all'informazione del consumatore, 34 granconsiglieri - provenienti da ogni area politica - hanno sottoscritto un'interpellanza al Governo (primo firmatario Fabio Käppeli, PLR) atta a rilanciare il discorso della regolamentazione della cannabis in Ticino, convinti che il proibizionismo abbia fallito e citando diversi esempi che corroborano la loro tesi (ad esempio: in Olanda e Urugay, dove la sostanza è legale, i consumatori non sono percentualmente maggiori rispetto agli Stati proibizionisti come Svizzera a Francia).

L'interpellanza, che sottopone al Governo tredici domande, lo invita innanzitutto a sperimentare sul modello di altra città svizzere, che stanno testando la vendita di marijuana in farmacia o la creazione di Cannabis Social Club sul modello olandese. Grande rilevanza viene anche data al "drug checking" come prima misura di tutela del consumatore; drug checking che consiste in laboratori d'analisi "volanti" presentano il vantaggio di poter essere installati nel cuore dei luoghi d'incontro e delle feste ai quali partecipano i giovani e d'essere equipaggiati non solo per informare sulla composizione dei prodotti, ma anche per trasmettere un messaggio di prevenzione.

La necessità di regolamentare il mercato, secondo i firmatari, è data da alcune derive pericolose. Innanzitutto l'innalzamento medio del livello di TCH nella droga venduta negli ultimi anni, che oltretutto una recente inchiesta ha scoperto essere contaminata con sostanze potenzialmente pericolose nel 91% dei casi. Secondariamente l'aumento del consumo dei cannabinoidi di sintesi (detti "Spice"), molto più potenti e potenzialmente fatali. 

Concludono i firmatari: "Nel solco delle considerazioni sopraccitate (professionali e scientifiche, non politiche) s'iscrive il bisogno di avviare sperimentazioni di modelli di regolamentazione del mercato della cannabis e d'implementare delle misure di riduzione dei rischi efficaci e al passo coi tempi, come ad esempio il drug checking. La recente affermazione del Governo (cfr. Messaggio n. 7218, p. 4), secondo cui tali servizi vadano implementati soltanto laddove vi sia la volontà politica di abbracciare la via della regolamentazione lascia attoniti, in quanto traspare chiaramente una mancanza di volontà nel tutelare i consumatori, come invece richiesto dall'Ordinanza sulla dipendenza da stupefacenti (ODStup, artt. 26 e 27). Lo scopo di tali misure non risiede soltanto in una miglior protezione dei consumatori e della società nel suo insieme, ma intende altresì ridurre i costi sociali e sanitari provocati indirettamente dalle politiche proibizioniste".

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