Donne

«Piagnistei in salsa rosa? No, grazie»

Il numero delle deputate in Gran Consiglio non è mai stato così alto - Giro d’orizzonte tra confermate e giovani leve - C’è chi pensa che potrà esserci un clima meno litigioso, chi dispensa consigli e chi non vuole sentir parlare di quote

«Piagnistei in salsa rosa? No, grazie»
via shutterstock.com

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BELLINZONA - Ombretti, cipria e rossetto. Armi di seduzione che a partire dal 2 maggio vedremo forse più spesso sui banchi del Parlamento, considerando la maggior presenza femminile nell’emiciclo di Palazzo delle Orsoline. La nuova legislatura prenderà il via con 9 donne in più rispetto agli scorsi quattro anni, con ben 31 deputate distribuite all’interno delle diverse forze politiche. «La gara del look un po’ mi preoccupa» scherza Claudia Crivelli Barella (Verdi) che, ci dice, «spero che il tradizionale andirivieni per i corridoi non si trasformi in un defilé. Soprattutto perché non vorrei si convogliasse all’esterno un’immagine fatua della donna». Non sarà così, almeno per i tacchi a spillo, se le new entry condivideranno con Maddalena Ermotti Lepori (PPD) l’abitudine di spostarsi a piedi in città: «Le scarpe? Devono essere le più comode possibili, anche se non sono altissima e i tacchi mi farebbero comodo». Ecco un primo assaggio del Parlamento di domani, più rosa ma non necessariamente più frivolo. Un’impressione che emerge da un giro di telefonate alle «veterane» e alle più giovani di ciascun schieramento politico. Insomma, tornando a noi, oltre alle gambe c’è di più? «Ma certo, siamo state elette per lavorare e trovare soluzioni condivise. Ognuno porterà la propria personalità, indipendentemente dal genere o dal partito di appartenenza» ci risponde Amanda Rückert (Lega), la più giovane del suo gruppo malgrado le due legislature alle spalle. «Le donne hanno una sensibilità un po’ diversa su alcuni temi, più che altro per ragioni di esperienza personale. Quindi la differenza tra i sessi al massimo la fa l’approccio ai temi». Un aspetto questo ripreso da Sabrina Gendotti (PPD): «Spero che più donne in Parlamento possano contribuire a creare un clima più sereno e meno polemico. Si dice che le donne siano più litigiose ma non lo credo, di solito affrontiamo le situazioni di conflitto con maggior calma». Tant’è che Lelia Guscio (Lega) si dice «rammaricata» di aver perso per strada 3 colleghe del proprio gruppo, proprio «per la sensibilità con cui si trattano i temi, pur non facendo alcun distinguo tra uomini e donne. Con gli uomini collaboro molto bene». Sì perché a contare di più sono sempre e solo le competenze di ciascuno, come specifica Guscio in riferimento al deputato sul quale cadrà la scelta del PLR per assumere la carica di secondo vicepresidente del Gran Consiglio: «Spetta ai liberali radicali valutare la persona con le competenze giuste per quel ruolo, senza fissarsi sul genere. Certo, se fosse una donna sarebbe un bel segnale, in considerazione della maggior rappresentatività femminile nelle istituzioni». E tra chi si affaccia per la prima volta sulla scena politica, troviamo la giovane Cristina Gardenghi (Verdi) che non attribuisce peso all’appartenenza a un genere o all’altro. «Sono fiduciosa in un Parlamento che crede nella parità tra uomo e donna e che non bada al genere quando si tratta di lavorare per risolvere i problemi del paese. I tacchi? non li porto mai e non li metterò di certo per le sedute in Gran Consiglio». Ma è già successo che in un ambiente prettamente maschile come quello delle Orsoline qualche donna si sentisse a disagio? «Mi sono già sentita fuori luogo in Parlamento, ma mai per il mio essere donna. Allo stesso modo non ho problemi a indossare tacchi o gonne durante le sessioni parlamentari. Certo non mi metto i pantaloni solo per essere considerata maggiormente dai colleghi» spiega Lara Filippini (UDC) che coglie l’occasione per lanciare una frecciatina: «Mi sembra che la questione femminile si presenti puntuale come un orologio a inizio e fine legislatura. Quasi fosse una sorta di panacea per tutti i mali». A non aver mai sentito pressioni è Alessandra Gianella (PLR): «Per fortuna il fatto di indossare la gonna non mi ha mai svantaggiata, mi sono sempre sentita libera di esprimermi e di dire quello che pensavo senza timore che dei colleghi maschi potessero giudicarmi in quanto donna e bionda. Ma forse è un po’ anche il carattere che conta, occorre sapersi far rispettare». A farle eco è la collega di partito Maristella Polli (PLR): «Sarà anche vero che le donne soffrono di più per raggiungere gli obiettivi ma se si hanno le competenze occorre tirare fuori gli attributi e farsi valere. Altrimenti tanto vale restare a casa». Per quel che concerne la futura composizione dell’Ufficio presidenziale Polli precisa: «Con la Sezione luganese del PLR stiamo pensando di spingere il gruppo a candidare non solo una donna, ma che sia del Luganese. Sarebbe prendere due piccioni con una fava visto che con l’esclusione di Paolo Beltraminelli in Governo non ci sono più rappresentanti della nostra regione nelle alte cariche istituzionali». A non percepire discriminazioni da parte degli uomini in Parlamento è Daniela Pugno-Ghirlanda (PS): «Il maschilismo oggi è meno evidente, qualche battutina si sente ma quasi mai si scade nella volgarità». A dare una scossa a chi non reagisce alle provocazioni è Roberta Soldati (UDC): «Alcune donne dovrebbero smetterla di fare piagnistei in salsa rosa. Non ci si può nascondere dietro al fattore donna, le difficoltà sono uguali per tutti». Non siamo però riuscite a sentire Laura Riget (PS), la più giovane del Legislativo.

«Piagnistei in salsa rosa? No, grazie»

ticino

Nel nostro cantone le donne elette in Consiglio di Stato dal 1969 - ovvero dall’introduzione del voto alle donne - sono state tre: Marina Masoni (1995-2007), Patrizia Pesenti (1999-2011) e Laura Sadis (2007-2015). Il Ticino non è il solo cantone ad avere un Esecutivo tutto al maschile: la medesima situazione è riscontrabile nei Grigioni, a Lucerna e in Appenzello Esterno.

vaud

Il 19 marzo la socialista Rebecca Ruiz, figlia di immigrati spagnoli, è stata eletta tacitamente al Consiglio di Stato vodese per succedere al collega di partito Pierre-Yves Maillard, dopo che l’UDC Pascal Dessauges si era ritirato. L’Esecutivo sarà così composto da cinque donne: Rebecca Ruiz, Cesla Amarelle (PS), Nuria Gorrite (PS), Jacqueline de Quattro (PLR) e Béatrice Métraux (Verdi). I due colleghi uomini sono Pascal Broulis (PLR) e Philippe Leuba (PLR).

zurigo

Dopo le elezioni dello scorso 24 marzo, che si sono rivelate all’insegna dell’ambientalismo, il Consiglio di Stato zurighese sarà a maggioranza femminile: vi siederanno la neoeletta Natalie Rickli (UDC), Carmen Walker Späh (PLR), Silvia Steiner (PPD) e Jacqueline Fehr (PS), a fianco dei colleghi Mario Fehr (PS), Ernst Stocker (UDC) e Martin Neukom (Verdi). Nel Legislativo la quota femminile è al 40,6%, la più alta tra tutti i cantoni.

lucerna

Alla tornata elettorale del 31 marzo scorso la candidata ecologista al Consiglio di Stato Korintha Bärtsch, ricercatrice in questioni ambientali e consigliera comunale nella città di Lucerna, si è classificata al quinto posto quale unica donna in corsa. Il secondo turno avrà luogo il 19 maggio. La «NZZ» non esclude che l’ecologista possa essere effettivamente eletta e, nel descrivere il suo risultato, utilizza il termine «sensationell».

basilea campagna

Nel semicantone, sempre il 31 marzo scorso, Kathrin Schweizer (PS) è stata eletta in Governo ottenendo ottimi risultati persino a Rünenberg, considerata una roccaforte democentrista, ricorda la «NZZ». La quota femminile nel Legislativo ora è al 40%.

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