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Pronzini, immunità da tutelare

Denuncia per ingiuria da parte di ABAD: l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio raccomanda di non revocare l’immunità al deputato dell’MPS nonostante i suoi toni «eccessivamente pesanti»

Pronzini, immunità da tutelare

Pronzini, immunità da tutelare

BELLINZONA - Al deputato Matteo Pronzini non va revocata l’immunità parlamentare. È il parere della maggioranza dell’Ufficio presidenziale (UP) del Gran Consiglio in merito alla denuncia penale per ingiuria mossa nei confronti del rappresentante del Movimento per il socialismo (MPS) dal direttore dell’Associazione bellinzonese per l’assistenza e cura a domicilio (ABAD), che da mesi lo stesso Pronzini e l’MPS, tramite i loro atti, accusano di cattiva gestione dell’attività e pressioni sui dipendenti. La conclusione a cui giunge l’UP è frutto di approfondite riflessioni. Che il caso sia delicato, oltre che praticamente un unicum, lo si evince dal rapporto firmato l’altroieri e trasmesso al Parlamento, chiamato ad esprimersi sul tema nella sessione che si aprirà lunedì 21 gennaio, e al cui dibattito, per collisione d’interessi, il deputato non potrà partecipare. Matteo Pronzini, si precisa, tramite la accuse lanciate nelle sue interrogazioni «ha agito nel suo ruolo ufficiale di parlamentare», il quale è tenuto a segnalare «determinati fatti, situazioni o irregolarità di cui viene a conoscenza». Si sottolinea però che «le frasi utilizzate dal deputato nei confronti del querelante siano pesanti e, pertanto, suscettibili di arrecargli un danno non irrilevante», soprattutto quando lo si accusa di esercitare pressioni sui collaboratori. Uno stile e un linguaggio che l’UP ritiene «non necessariamente condivisibili» ed «eccessivamente pesanti». D’altro canto nell’ambito delle riflessioni interne «è stato fatto notare che gli atti in questione sono ben scritti, ciò che lascia supporre che siano stati soppesati e che vi sia un ragionamento a monte». Considerati tutti questi elementi, l’Ufficio presidenziale giunge alla conclusione che, come detto, «non si ravvisano gli estremi di un abuso, da parte del deputato Matteo Pronzini, della sua immunità parlamentare». L’UP coglie comunque l’occasione per invitare i membri del Gran Consiglio a utilizzare, nei loro atti, «termini e toni rispettosi delle persone».

Intanto, in attesa che il plenum si pronunci sulla revoca dell’immunità parlamentare, ieri Matteo Pronzini è tornato alla carica sulla presunta malagestione dell’ente con una nuova lunga interpellanza al Consiglio di Stato. Come prima domanda chiede se il Governo «è stato informato del fatto che il Laboratorio di psicopatologia del lavoro, servizio dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale specialista in questo ambito, è intervenuto per una verifica» su ABAD, e vuole sapere «sulla base di quali elementi e per quali ragioni» ciò è stato fatto. Torna poi sulla raccolta di firme a sostegno della direzione: se la stessa «non è stata un’iniziativa partita della direzione di ABAD, ma una ‘spontanea e autonoma’ iniziativa del personale, con quale diritto la direzione si è permessa d’attivarsi per bloccare la circolazione delle firme?». Chiede inoltre se è ritenuto normale che ABAD, al beneficio di sussidi pubblici, abbia accumulato in sei anni 2,4 milioni di franchi: questo è forse «uno degli obiettivi prioritari» di un servizio di assistenza a domicilio? Chiede infine al Governo se è a conoscenza «del fatto che ABAD scarica sul proprio personale il rischio aziendale» e «di casi di fatture gonfiate».

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