Rendita ponte COVID, l’unicum ticinese è realtà

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Dopo gli aiuti per i casi di rigore, il Gran Consiglio ha dato via libera anche al sostegno temporaneo per gli indipendenti e coloro che non percepiscono sostegni LADI

Rendita ponte COVID, l’unicum ticinese è realtà
© CdT/ Chiara Zocchetti

Rendita ponte COVID, l’unicum ticinese è realtà

© CdT/ Chiara Zocchetti

Dopo l’approvazione, ieri, del credito per i casi di rigore, il Gran Consiglio ha dato luce verde praticamente all’unanimità (82 voti favorevoli e 3 contrari) anche a un altro aiuto per far fronte alle conseguenze economiche causate dalla pandemia: la prestazione ponte COVID. Questa misura, proposta dal Dipartimento della sanità e della socialità, prevede in buona sostanza il riconoscimento di un aiuto finanziario straordinario limitato nel tempo per gli indipendenti e i salariati che non percepiscono sostegni LADI. L’impatto della misura a livello finanziario è di 7,9 milioni di franchi, suddivisi tra Cantone e Comuni mediante una chiave di riparto del 75%-25% (5,9 milioni a carico dello Stato e 2 a carico dei Comuni).

Questo aiuto, destinato alle persone fisiche, «è un unicum a livello svizzero», ha sottolineato il relatore del rapporto unico della Commissione gestione e finanze Lorenzo Jelmini. Obiezioni di sorta, in aula, non ce ne sono state. Per la capogruppo del PLR Alessandra Gianella, ora , è «fondamentale erogarli al più presto e informare i cittadini». Per il collega socialista Ivo Durisch (che aveva proposto una rendita ponte in una mozione, ritenuta evasa, sul fondo sociale) «si va nelle direzione giusta». Dal canto suo, il deputato leghista Michele Guerra ha parlato di ricordato che «in futuro gli oneri finanziari della pandemia non devono ricadere sui cittadini stessi». «Ora è indispensabile fornire una consulenza mirata per i beneficiari», ha precisato il deputato del PPD Marco Passalia. Sostegno alla misura, nonostante alcune perplessità espresse dall’MPS, soprattutto sulla tempistica del messaggio, sono arrivate anche dalle altre forze politiche in Parlamento. Bocciati a larga maggioranza, invece, una serie di emendamenti dell’MPS che chiedevano, ad esempio, di abolire il vincolo del minimo di tre anni di residenza in Ticino, un ammontare più elevato di questi aiuti e un onere esclusivamente a carico del Cantone.

«L’idea di questa prestazione ponte è nata osservando la situazione pandemica e la fragilità di alcune categorie di persone. Abbiamo voluto proporre qualcosa che non fosse un doppione bensì un complemento alle numerose misure introdotte in questi mesi», ha spiegato di direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. «Il focus su questa categorie di persone (indipendenti e i salariati che non percepiscono sostegni LADI, ndr) è stato condiviso con i Comuni, mettendo loro a disposizione gli strumenti di gestione necessari».

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