«Se il PPD continua da solo, avrà problemi»

Elezioni federali

Il presidente Fiorenzo Dadò non cela la preoccupazione e anche per Fabio Regazzi il partito deve fare un’attenta valutazione - Estromesso per una manciata di voti, Lombardi conferma: «Nessun riconteggio» - I passaggi più significativi della giornata PPD

«Se il PPD continua da solo, avrà problemi»
© CdT/Gabriele Putzu

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«Se il PPD continua da solo, avrà problemi»

«Se il PPD continua da solo, avrà problemi»

«Sembra di essere a una veglia funebre», ci dice una persona appena arriviamo al quartier generale del PPD alla Bricola a Rivera. Varcata la soglia ce ne rendiamo conto. Incontriamo solo musi lunghi, qualcuno quasi alle lacrime. Solo alcuni osano avvicinarsi a Filippo Lombardi per un abbraccio di circostanza, non certo di gioia. In pochi hanno certo immaginato di veder escluso dal Consiglio degli Stati la loro punta di diamante. Soprattutto dopo l’eccellente risultato del primo turno. Ed essere bocciati per solo 45 voti fa ancora più male. Già nel 1991 il PPD dovette lasciare il suo seggio: Giorgio Morniroli (Lega) prese il posto di Camillo Jelmini. Quattro anni dopo i popolari democratici lo riconquistarono.

Abbacchiato

Così, è un Filippo Lombardi abbacchiato quello che incontriamo. Ci saluta con un sorriso ma si vede che è forzato. Immaginiamo che non abbia voglia di parlare con i giornalisti ma cortesemente si mette a disposizione. «Io l’avevo detto dopo il primo turno: il distacco acquisito sugli altri candidati non dava alcuna garanzia. Bisognava insistere. Già quattro anni fa avevo un vantaggio consistente, poi assottigliatosi al ballottaggio, anche se allora le cose erano andate decisamente meglio. Ma alla fin fine non possiamo forzare gli elettori».

Ma allora chi ha sbagliato? «Non ho rimproveri da fare. In ottobre la collaborazione fra PPD e PLR aveva permesso di confermare i seggi dei due partiti e a noi in particolare di salvare quello di Marco Romano. Mi sembrava quindi giusto continuare con il ticket Filippo Lombardi-Giovanni Merlini. La credevo una scelta razionale che però non ha pagato. Eravamo attaccati da destra con Marco Chiesa e da sinistra con Marina Carobbio Guscetti i quali avevano un sostegno molto forte. Il centro ne ha fatto le spese». Ora Lombardi non pensa minimamente al riconteggio dei voti per rispetto degli elettori. E sulla prosecuzione della collaborazione PPD-PLR? «Non so che dire. Bisognerà vedere come reagiranno i partiti. La domanda va posta ai vertici».

La nuova «formula»

Intanto agli Stati a Berna ci sarà una nuova «formula» con un deputato UDC e una PS, dunque due figure ben profilate. «Vedremo alla prova dei fatti come si comporteranno. Io ho sempre lavorato e costruito al centro dello schieramento ma non si può imporre questo modo di lavorare. E nemmeno imporlo alla gente, visto che ha deciso altrimenti», aggiunge.

Ma ora che cosa farà Lombardi? «Ci devo pensare. Intanto fino al 2 dicembre assolverò i miei compiti parlamentari. E il 14 e 15 gennaio presiederò la Delegazione al Consiglio d’Europa a Bellinzona».

Regazzi: «Antitetiche»

Il consigliere nazionale Fabio Regazzi insiste sul fatto che «portiamo a Berna due persone su posizioni antitetiche. Ciò non è positivo per il Ticino, al di là delle indubbie competenze di Chiesa e Carobbio. Per il Ticino c’è il forte rischio di veder “annullato” il suo voto su diversi temi. Agli Stati servono persone che mediano, cercano e trovano compromessi».

Di là di tutto per Regazzi il PPD deve fare un’attenta valutazione in un momento storico in cui primeggiano i partiti su posizioni estreme: «Un rafforzamento vero non sarà per domani mattina, ma un discorso serio sul futuro del centro va fatto. Oggi nessuno è uscito vincitore».

Romano: «Serve efficacia»

Anche l’altro consigliere nazionale, Marco Romano, teme in un «annullamento» del voto ticinese alla Camera alta con due deputati così profilati. Per lui, comunque, determinante per un deputato è l’efficacia. «Lombardi era un maestro in questo campo, riconosciuto da tutti. In un consesso dove servono velocità e intensità di lavoro bisognerà vedere come Chiesa e Carobbio si adatteranno. Personalmente sono molto dispiaciuto per Lombardi: per lui è stato un colpo durissimo».

Dadò: "Se non si collabora è la fine"

È un momento decisamente difficile per il presidente del PPD Fiorenzo Dadò. Il quale comunque non ha alcuna intenzione di mollare: «Dimissioni? Non se ne parla nemmeno. Al Nazionale è andata bene, oggi no anche perché era più difficile, considerando l’elezione con il sistema maggioritario». Risollevare la sorti del PPD non sarà facile: «Faremo le nostre valutazioni ma qualcosa andrà fatto. Fermo restando che i nostri valori non si toccano, bisognerà interrogarsi sulla struttura, sulle modalità di comunicazione. Dovremo adattarci ai tempi. Purtroppo non c’è una ricetta magica».

Anche il presidente ritiene sia stata proficua la collaborazione con il PLR per il Nazionale ma non per gli Stati. Fors’anche a causa delle forti coalizioni che si sono formate ai poli. Da queste considerazioni, Dadò deduce la fondamentale necessità di una collaborazione al centro dello scacchiere politico: «Se le forze di centro non continueranno a collaborare in modo deciso, il centro stesso è destinato a scomparire. Noi non chiudiamo la porta a questa possibilità perché se continuiamo da soli ci saranno solo problemi».

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