Sì al referendum finanziario, ma «filtrato» dal Gran Consiglio

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Bocciata l’iniziativa, accolto invece il controprogetto - Sergio Morisoli (UDC): «Giornata storica»

Sì al referendum finanziario, ma «filtrato» dal Gran Consiglio
© CdT/Archivio

Sì al referendum finanziario, ma «filtrato» dal Gran Consiglio

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Il Ticino sarà il diciannovesimo Cantone in Svizzera a dotarsi dello strumento del referendum finanziario obbligatorio, ma nella forma indiretta, ossia «filtrato» dal Parlamento. Il popolo ha infatti bocciato con il 58,2% dei voti l’iniziativa popolare, ma ha approvato il controprogetto (con il 51,9%) avallato dal Gran Consiglio. La preferenza dei ticinesi è stata ribadita anche nella domanda eventuale, con il controprogetto che ha incassato il 58,4% dei voti. Nel dettaglio, il testo prevede che per portare i cittadini alle urne servirà il voto favorevole di almeno un terzo dei deputati presenti e un minimo di 25 parlamentari. Inoltre, la proposta elaborata in Commissione Costituzioni e leggi dalla democentrista Lara Filippini - e sostenuta da Lega, UDC, MPS, maggioranza del PPD e parte dei Verdi - ha rivisto al rialzo le soglie. Questo significa che, con il via libera del Parlamento, verranno portate al voto popolare le spese uniche sopra i 30 milioni di franchi (e non 20 milioni, come chiedeva l’iniziativa) e quelle annuali superiori a 6 milioni per almeno quattro anni (anziché 5 milioni).

Le reazioni

«È un giorno storico per il Ticino, che diventa il diciannovesimo Cantone a introdurre nella Costituzione un sistema di controllo delle spese da parte del popolo», commenta il democentrista Sergio Morisoli. «La proposta - riconosce l’iniziativista - era forse un po’ estrema, ma del resto era stata lanciata cinque anni fa, e nel frattempo molte cose sono cambiate. Per due anni abbiamo negoziato con la Commissione per poter elaborare un controprogetto. E visto che il PLR ha deciso di non sostenerlo, abbiamo deciso di andare al voto con le due proposte, ma entrambe sono farina del nostro sacco, quindi siamo molto soddisfatti dell’esito del voto». Due, secondo Morisoli, le ragioni alla base del risultato: «Da un lato si è visto che questo strumento funziona molto bene negli altri Cantoni, aiutando a tenere sotto controllo le finanze, e quindi sarà utile anche per il Ticino. Dall’altro, possono aver giocato un ruolo anche la situazione finanziaria del Cantone e quella del mercato del lavoro: forse la popolazione ha pensato che prima di vedersi alzare le imposte è meglio che i politici riflettano meglio su come spendere i soldi». Soddisfatta anche la Lega, che parla di «un segnale contro lo spendi e tassa». Il PLR, contrario sia all’iniziativa sia al controprogetto, ha fatto sapere invece che «vigilerà affinché questo strumento non diventi un ostacolo allo sviluppo del nostro Cantone, tenendo comunque presente la necessità di investimenti e di equilibrio per le finanze pubbliche». Da parte sua il PPD si augura che «sia di stimolo a promuovere e approvare investimenti largamente condivisi che evitino inutili contrapposizioni regionali».

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