Traffico

Strade, contro il rumore un’offensiva da 50 milioni

Il Dipartimento del territorio intende risanare parte delle strade cantonali con uno speciale asfalto fonoassorbente - Verranno rivisti anche i limiti di velocità

Strade, contro il rumore un’offensiva da 50 milioni
Foto Archivio CdT.

Strade, contro il rumore un’offensiva da 50 milioni

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BELLINZONA – È partita la lotta del Dipartimento del territorio contro il rumore stradale. Un problema questo che, per dirlo con le parole del direttore Claudio Zali, «ci affligge tanto quanto l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, rovina le persone ed è una causa importante di bassa qualità di vita». Per cercare di risolvere una situazione definita «allarmante», il Consiglio di Stato ha licenziato un messaggio nel quale si chiede al Gran Consiglio di stanziare un credito di 50 milioni di franchi per il risanamento fonico stradale. «Purtroppo il problema del rumore causato dal traffico è stato riconosciuto tardi – ha affermato Zali – per troppo tempo si è voluto favorire il progresso, ma ora non si può attendere oltre». Da qui l’offensiva presentata a Bellinzona che, in sintesi, prevede il risanamento di 216,5 chilometri di strade cantonali entro il 2023. Un lavoro questo che permetterà all’85% della popolazione di beneficiare di una riduzione delle immissioni foniche, andando così a «dare una risposta concreta ai bisogni dei cittadini», ha aggiunto il consigliere di Stato che non ha poi mancato di esprimere un certo disappunto per la mancata partecipazione della Confederazione ai costi. Sì perché al momento, Berna si è detta pronta a stanziare un contributo di 2,5 milioni per il periodo 2019-2022. «I sussidi federali si sono rivelati essere quasi come una Fata Morgana nel deserto - ha commentato Zali - perché più ci avvicinavamo e più loro si allontanavano». Per poi precisare come «per adesso accederemo a pochi soldi rispetto ai 15 milioni auspicati. Non volevamo però bloccare il progetto e, sin da domani, intendo bussare con forza a Berna per ottenere in futuro una partecipazione maggiore». Non da ultimo dal momento che «oggi siamo qui a parlare di una prima tappa di un investimento complessivo di 150 milioni necessari per risanare un terzo dei 1.050 chilometri di strade di proprietà del Cantone». In attesa del via libera parlamentare, a spiegare nel dettaglio il progetto di risanamento è stato Ennio Malorgio, capo dell’Ufficio della prevenzione dei rumori: «L’intenzione è quella di andare a sostituire la parte superiore dell’asfalto con una miscela speciale, una sorta di spugna in grado di assorbire il rumore grazie alla quale le immissioni foniche diminuiranno di 3 decibel. Per avere un’idea basta pensare che è come se il traffico venisse dimezzato». Per farlo, «si stima che ogni anno verranno avviati 80 cantieri», ha aggiunto Jonathan De Bernardi, a capo dell’Ufficio del tracciato. «Per eseguire gli interventi previsti nei 72 Comuni interessati entro il 2023 sarà infatti inevitabile intensificare i lavori di pavimentazione rispetto a quanto fatto finora – ha aggiunto - per cercare di minimizzare il disturbo la maggior parte di questi verrà effettuato di notte. Ma vorrei sottolineare come, a fronte di un fastidio di 2-3 notti, la popolazione potrà beneficiare di un calo del rumore che durerà anni». Detto della posa del nuovo asfalto fonoassorbente, per cercare di limitare le immissioni foniche il Territorio interverrà anche su altri due assi: la riduzione della velocità e la posa di finestre fonoassorbenti nei punti più critici. «Non vogliamo introdurre i 30 chilometri all’ora in tutto il Ticino – ha chiarito Zali – piuttosto, in alcune zone la velocità verrà adattata da 60 a 50 chilometri orari o da 80 a 60». Mentre nei prossimi anni si stima che le finestre da cambiare saranno 4.600. «Per contro non intendiamo installare dei ripari fonici se non in casi estremamente eccezionali – ha aggiunto Malorgio – questo perché manca spazio per farlo e inoltre, la presenza di passaggi pedonali negli agglomerati non garantisce la continuità della misura». O meglio: «Non vogliamo ingabbiare le nostre città», ha concluso Zali.

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