Sul 5G il Ticino non cambia

Gran Consiglio

La maggioranza del plenum ha optato per lo «statu quo», bocciando sia le proposte che chiedevano più cautela, sia quelle domandavano tempi più rapidi per la posa delle antenne

Sul 5G il Ticino non cambia

Sul 5G il Ticino non cambia

Sul 5G in Ticino non si cambia. Il Gran Consiglio ha deciso a larga maggioranza che l’attuale strategia è ben equilibrata e, in sintesi, va bene così com’è.

Approvando il rapporto di maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia (relatore il liberale radicale Sebastiano Gaffuri), da una parte ha detto «no» a una moratoria per bloccare l’istallazione di nuove antenne, ma dall’altra ha detto «no» pure a un’accelerazione dell’utilizzo di questa tecnologia.

Sul tavolo della commissione, ricordiamo, c’erano in totale tre atti parlamentari e una petizione: la mozione di Fiorenzo Dadò per una moratoria cantonale per l’istallazione di nuove antenne, l’iniziativa cantonale di Nicola Schoenenberger per chiedere a Berna una moratoria su tutto il territorio nazionale, una petizione del «Gruppo Stop 5G» che chiede anch’essa una moratoria in Ticino, e infine una mozione presentata dalla Lega per chiedere, al contrario, una «posa in tempi brevi di una rete idonea alla diffusione del 5G».

Il Parlamento, ritenendo evase tutte queste proposte, ha infine deciso (con 54 voti favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti) per lo ‘‘statu quo’’. Ovvero: per questa nuova tecnologia non occorrono frenate, ma neppure accelarate.

Tra favorevoli e contrari
Durante il dibattito in aula gli schieramenti si sono divisi tra chi avrebbe voluto più prudenza e chi invece ritiene che sul 5G l’attuale strategia adottata da Confederazione e Cantone va bene così, e quindi non va cambiata. Tra questi ultimi, il relatore del rapporto di maggioranza Sebastiano Gaffuri (PLR), il quale ha in particolare ricordato che con l’arrivo del 5G, rispetto ad esempio al 4G, in Svizzera e in Ticino è cambiato ben poco: «I valori limite delle emissioni di radiazioni non ionizzanti previsti dall’ordinanza federale restano gli stessi. La frequenza rimane uguale. E pure le procedure autorizzative non sono cambiate. L’unica cosa a cambiare è il volume di dati trasportato».

Su questo fronte, favorevole allo «statu quo», c’è pure la Lega. Il deputato Eolo Alberti ha infatti messo l’accento sulla necessità di «non porre un freno al progresso tecnologico di cui beneficiamo tutti quotidianamente». E sulla stessa linea c’è pure la maggioranza del gruppo PPD, con il granconsigliere Paolo Caroni a ribadire l’importanza del progresso tecnologico: «Siamo tutti consapevoli che la tecnologia, soprattutto quando si parla di comunicazione, è un tassello importante del progresso. Il volume dei dati negli ultimi anni è raddoppiato ogni 12-18 mesi. E questa tendenza proseguirà anche in futuro. Anche se il 5G non fosse implementato, si imporrebbe un ampliamento del 4G per non giungere al collasso della rete».

Lasciarsi un po’ di tempo per riflettere non significa dire ‘‘no’’ al progresso

Sul fronte opposto, però, Dadò ha evidenziato «l’esistenza di alcune problematiche, tuttora non chiarite, dal punto di vista della salute pubblica». E quindi, ha aggiunto, «il minimo che possiamo fare come politici è di aprire bene gli occhi e camminare con prudenza». Gli ha fatto eco pure la deputata socialista Daria Lepori, sottolineando che «la preoccupazione della popolazione su questa tecnologia è dimostrata dal numero di opposizioni giunte contro la posa di queste antenne». Inoltre, ha spiegato Lepori, «la fretta è spesso cattiva consigliera, e lasciarsi un po’ di tempo per riflettere non significa dire ‘‘no’’ al progresso». Una posizione simile a quella di Nicola Schoenenberger: «Il mondo scientifico è unanime nell’affermare che, per il momento, non si raggiunge una conclusione univoca su eventuali effetti sulla salute delle persone». Insomma, per Schoenenberger «c’è grande incertezza» sulle conseguenze di questa tecnologia sulle persone. E quindi «occorre applicare il principio di precauzione, attendendo risposte più chiare dal mondo scientifico prima di introdurre il 5G».

Alla fine, però, come detto il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza lo «statu quo». A sostenerlo PLR, quasi tutto il PPD, Lega, buona parte del PS, l’UDC e il PC. Contrari, invece, i Verdi, l’MPS e Più Donne. Per il momento, dunque, sul 5G in Ticino non si cambia strategia.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Politica
  • 1

    LAMal: approvata la nuova procedura di competenza cantonale

    cure

    Dal 1. gennaio la competenza a rilasciare l’autorizzazione ad esercitare a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie ai fornitori di prestazioni che esercitano in ambito ambulatoriale passa ai Cantoni - Il Consiglio di Stato ha dato il via libera alla modifica: affidata all’Ufficio di sanità del DSS la competenza valutativa, decisionale e di vigilanza

  • 2
  • 3

    Svizzera, ecco cosa cambia da lunedì

    Domande e risposte

    Il Consiglio federale ha deciso di estendere l’obbligo del certificato e di riportare in primo piano la mascherina – Berset vuole evitare misure estreme: «La situazione è molto seria, vorremmo gestirla senza doverci spingere troppo in là»

  • 4
  • 5
  • 1
  • 1