Taglio alla spesa, centro diviso

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Il PLR sosterrà l’iniziativa parlamentare dell’UDC e valuta alcuni correttivi – Più critica, invece, la maggioranza del PPD

Taglio alla spesa, centro diviso
© CdT/Gabriele Putzu

Taglio alla spesa, centro diviso

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Sarà battaglia all’ultimo voto sull’iniziativa parlamentare di Sergio Morisoli (UDC) che chiede di conseguire il pareggio del conto economico entro la fine del 2025 attraverso misure di contenimento della spesa e senza alcun aumento delle imposte. L’atto parlamentare, lo ricordiamo, era stato presentato durante l’ultima sessione di Gran Consiglio ed era stato firmato da deputati di UDC, Lega, PLR e PPD. La proposta democentrista era approdata in tempo record in Commissione gestione e finanze, che già lo scorso 5 ottobre aveva firmato due rapporti: uno favorevole (relatore il democentrista Paolo Pamini) e uno contrario (relatore il socialista Ivo Durisch).

Insomma, per il sì finale tutto dipende dalla posizione di PPD e PLR, che proprio ieri ne hanno discusso durante le rispettive riunioni di gruppo. Da parte liberale radicale si conferma il sostegno all’iniziativa, seppur con una possibile smussatura all’orizzonte. «Condividiamo l’obiettivo di limitare la spesa senza passare - lo ribadiamo - da un aumento delle imposte», chiarisce al CdT la capogruppo Alessandra Gianella. «La via da seguire è questa ma siamo aperti a rendere meno rigido o chiarire il testo, senza tuttavia snaturarlo o rendere percorribile la scorciatoia di appesantire il fisco a scapito dell’attrattiva del territorio, che colpirebbe cittadini, aziende e Comuni».

Qualche perplessità in più è stata espressa dal PPD. Una parte importante dei deputati popolari democratici, spiega il capogruppo Maurizio Agustoni, non sosterrà l’iniziativa così com’è: «Il testo non convince fino in fondo perché indica chiaramente di ridurre la spesa ma non mette alcun paletto agli ambiti che sarebbero toccati. Nella situazione attuale riteniamo che ci sono fasce della popolazione che vanno tutelate». In parole povere, i tagli al sociale non sarebbero ben visti. Per questo, il gruppo valuterà entro venerdì se proporre alcune modifiche.

Già annunciato, invece, il «niet» di PS e Verdi, con i socialisti che si preparano alla battaglia politica. Se si dovesse arrivare a tagli al sociale e alla formazione, ci spiega il capogruppo Ivo Durisch, il PS valuterà il referendum». In aula, invece, sarà battaglia all’ultimo voto: il fronte del sì, considerato che il presidente del Gran Consiglio non vota, può contare su 47 voti potenziali a fronte dei 42 favorevoli. Al netto, ovviamente, di eventuali assenze oppure di deputati che non seguiranno la maggioranza del loro gruppo.

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