«Un aiuto cantonale per le piccole realtà imprenditoriali»

coronavirus

Con una mozione urgente il PPD chiede che il Cantone prenda provvedimenti per tutelare chi deve far fronte a spese e costi fissi che non sono coperti dalle indennità previste dalla Confederazione

«Un aiuto cantonale per le piccole realtà imprenditoriali»
© CdT/Gabriele Putzu

«Un aiuto cantonale per le piccole realtà imprenditoriali»

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I rappresentati PPD Fiorenzo Dadò, Maurizio Agustoni, Giorgio Fonio, Marco Passalia intervengono con una mozione urgente al Consiglio di Stato in merito al pacchetto di aiuti stanziati dal Governo federale per coloro che vivono una situazione di difficoltà a livello economico. «La Confederazione - si legge nel documento - ha organizzato un piano di intervento mirato e di sicura efficacia nel compensare le perdite di guadagno generate dall’emergenza sanitaria che stiamo attraversando. Tuttavia, questo pacchetto di misure straordinario presenta delle lacune, che a nostro parere andrebbero colmate tramite un intervento cantonale».

A preoccupare sono in particolare «i finanziamenti che riguardano i lavoratori dipendenti titolari di piccole realtà imprenditoriali ai quali la Confederazione - secondo le disposizioni emanate - erogherà un importo di 3'320 franchi al mese. Tanto per intenderci, parliamo di proprietari di piccole realtà imprenditoriali, per esempio bar, piccoli ristoranti, saloni di bellezza, negozi, piccoli artigiani, cioè di piccole realtà economiche che senza questo intervento, in pochi mesi, oltre mettere a repentaglio numerosi posti di lavoro rischiano il tracollo anche dal profilo personale. Spesso questi lavoratori percepiscono un salario più alto, che permette loro di sostenere una serie di spese e costi fissi che oggi, attingendo unicamente all’importo versato dalla Confederazione, risulta impossibile fronteggiare», scrivono i deputati.

«Un esempio concreto - poniamo - è quello di due fratelli titolari di una piccola azienda, con tre o quattro collaboratori. Tutti sottostanno al contratto collettivo di lavoro. I due fratelli percepiscono normalmente un salario lordo di 5'534 franchi al mese. E’ evidente capire che una situazione di questo tipo può mettere in ginocchio il co-titolare che ha una famiglia da mantenere e che tutto a un tratto si trova con un’entrata ridotta, probabilmente per diversi mesi. Gli impegni sottoscritti in precedenza risultano di difficile copertura senza ricorrere all’indebitamento. In questo caso gli interessi passivi pari a zero aiutano, ma il debito cumulato prima o poi dovrà essere restituito dal co-titolare della piccola impresa, ammesso e non concesso che quest’ultimo riesca a proseguire con la propria attività», prosegue l’atto parlamentare.

«Le misure messe in campo a favore dei lavoratori indipendenti sono leggermente migliori, perché prevedono un’indennità pari all’80% del reddito medio lordo dell’attività lucrativa conseguito prima dell’inizio del diritto, ma al massimo 196 franchi al giorno. In quest’ultimo caso si raggiunge un salario medio mensile di 7'350 franchi (7'350 x 0,8 / 30 giorni = 196 franchi al giorno)».

«Considerando che in Ticino le piccole realtà imprenditoriali (per esempio l’azienda dei due fratelli) sono circa 34'000 e impiegano oltre 150'000 dipendenti (stando alle statistiche dell’UST più recenti, ovvero riguardanti il 2017), risulta chiaro che non è possibile fingere di non vedere un disagio che oltretutto in futuro potrebbe costare ancora più caro all’economia ticinese. Per le ragioni esposte, prima che sia tardi, si propone di intervenire in modo urgente a sostegno di questa fascia di popolazione in grossa difficoltà, attraverso finanziamenti cantonali in grado di compensare la perdita di guadagno di questi cittadini dovuta alla particolare emergenza sanitaria che stiamo attraversando».

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