“Una grande delusione, il progetto ora si blocca”

Il direttore del DECS Manuele Bertoli commenta la decisione negativa dei ticinesi sulla sperimentazione de "La scuola che verrà" - Altre reazioni

“Una grande delusione, il progetto ora si blocca”

“Una grande delusione, il progetto ora si blocca”

BELLINZONA - "Ero moderatamente pessimista su questo voto ma, comunque, di fronte al no delle urne c'è grande delusione". Commenta così l'esito della votazione sulla scuola Manuele Bertoli, direttore del DECS. Un'amarezza dovuta altresì al fatto che "ora il progetto si blocca completamente".

Ma come leggere il fatto che, nei comuni interessati dalla riforma, salvo Capriasca sia emerso un chiaro no alla fase test? "A votare è la popolazione e non solo le famiglie - replica Bertoli - si vede che c'è una difficoltà a fare passare degli esperimenti nuovi". Sollecitato invece sulla possibilità che questo sia un voto di sfiducia nella politica del DECS il nostro interlocutore è chiaro: "Io ho fatto il mio mestiere, che è quello di portare avanti delle riforme laddove necessario. Ora il popolo si è espresso e la sua decisione va rispettata. Peccato solo che ora c'è una battuta d'arresto nella scuola".

Altre reazioni dal mondo della scuola e da quello politico

"Prendiamo atto con rammarico del voto. La scuola che verrà è un progetto che ci ha occupato per molti anni e ora si frena un processo innovativo". C'è amarezza nella voce di Emanuele Berger, capo della Divisione della scuola che rileva come "magari riusciremo ad adottare alcuni aspetti, ma la riforma globale si ferma qui".

E delusione è stata espressa anche da Anna De Benedetti Conti, presidente della Conferenza cantonale dei giovani. "Sono andate storte un paio di cose: in primis il tempo per approfondire il tema è stato poco. La scuola è appena iniziata e i genitori sono in un altro clima mentale. Inoltre, penso che ora non si muoverà più nulla nella scuola per molto tempo. È servito molto tempo per trovare un consenso ampio sulla scuola e ora siamo di nuovo ai piedi della scala".

"La popolazione si è espressa in questo modo perché ha avuto timore del cambiamento. E da parte contraria si ha forse fatto leva più che su argomenti concreti su fattori emotivi". Non ha dubbi Daniela Pugno-Ghirlanda, deputata PS e relatrice del rapporto sulla riforma. Un avviso questo condiviso anche dal presidente del partito socialista, Igor Righini, per il quale "quello di oggi è un chiaro no a un progetto che ha sì il suo dipartimento - il DECS - ma che è altresì stato condiviso da tutto il Governo e approvato dalla maggioranza del Gran Consiglio. Ritengo quindi che sia un no che va a tutta questa conformazione politica. Poi ognuno deve assumersi la sua responsabilità". Per poi aggiungere: "Più che un no diretto alla politica socialista questa è un no diretto alla politica del Governo che ultimamente non gode certo di popolarità".

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