Una vicepresidenza, diverse polemiche

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Nella storia recente del Cantone non sono mancate polemiche al momento della scelta del secondo vicepresidente del Gran Consiglio - I casi più recenti nel 2008 e nel 2015

Una vicepresidenza, diverse polemiche
© CdT/Gabriele Putzu

Una vicepresidenza, diverse polemiche

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Il ribaltone sulla seconda vicepresidenza del Gran Consiglio, andato in scena questo pomeriggio, è certamente un fatto inusuale ma non è un unicum nella storia politica del Cantone. Qualche strascico, inutile dirlo, ci sarà. Negli scorsi giorni l’ipotesi di una «candidatura selvaggia» di Nadia Ghisolfi diveniva pian piano sempre più concreta, tanto che in aula sono stati in pochi a stupirsi quando la deputata, già candidata al Municipio di Lugano, ha preso la parola. Alla fine, Ghisolfi ha raccolto 56 preferenze contro le sole 26 di Maddalena Ermotti Lepori, segno di un probabile «sgambetto» ai popolari democratici da parte di qualche altra forza politica in Gran Consiglio. Senza dimenticare i possibili franchi tiratori...

Ma volgiamo intanto lo sguardo al passato. Casi simili, come detto, ce ne sono già stati. E solitamente sono sinonimo di «polemica» e, curiosamente, hanno riguardato proprio la carica di secondo vicepresidente. Il più recente risale a 6 anni fa. Il 18 maggio 2015, il deputato PLR Giorgio Pellanda, a votazione già avvenuta aveva preso la parola per dire: «Il partito si era preso l’impegno morale nel 2011, sia per prassi che per riconoscenza per il mio operato, di concedermi questa posizione, ma è poi venuto meno a questo impegno». Il posto di secondo vicepresidente era infatti andato a Walter Gianora, come deciso – aveva ricordato il neo capogruppo Alex Farinelli – in seguito a «pacata discussione e votazione». Per Pellanda tuttavia il giorno di quella decisione verrà ricordato come la «serata nefasta» in cui «di fronte a una dirigenza silente si è consumata una votazione segreta, non tipica di un partito che tiene alla trasparenza» che lo ha visto uscire sconfitto.

Una corsa... a quattro

Nel maggio del 2008, invece, le polemiche avevano riguardato il PS. In quell’occasione il partito preferì nominare Dario Ghisletta alla seconda vicepresidenza del Gran Consiglio, anziché Bill Arigoni. Una decisione che lasciò parecchio amaro in bocca al compianto Arigoni. In quell’occasione Ghisletta aveva avuto la meglio sullo sfidante interno dopo due scrutini. Al primo i candidati erano quattro: Ghisletta (36 voti), Arigoni (24), Cleto Ferrari (4), autocandiodatosi, e la deputata ecologista Greta Gysin (13), proposta a sorpresa da Sergio Savoia. Per la cronaca, l’allora deputtao Attilio Bignasca aveva a sua volta proposto la deputata socialista Chiara Orelli, che però aveva rinunciato «perché la situazione è già avvilente». Siccome nessuno aveva ottenuto la maggioranza assoluta si era passati al secondo turno. Ferrari e Gysin si erano ritirati e Ghisletta aveva infine battuto Arigoni con 40 voti contro 35. Costernato, in quell’occasione, l’intervento dell’allora presidente del PS Manuele Bertoli: «Porgo le mie scuse a questo Parlamento per lo spettacolo indegno che il mio gruppo sta dando».

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