Verso un sì ai «conti pandemici», guardando al futuro

Finanze cantonali

Il Gran Consiglio si appresta ad approvare a larga maggioranza il Consuntivo 2020 - Ora si guarda già al Preventivo 2022, e trovare consenso su come intervenire non sarà facile

Verso un sì ai «conti pandemici», guardando al futuro

Verso un sì ai «conti pandemici», guardando al futuro

Un Consuntivo dato per «scontato», segnato dalla pandemia e dall’incertezza che ha portato con sé. Insomma, dato il contesto pandemico, i conti del 2020 discussi ieri in Parlamento, in attesa del voto finale di oggi, appartengono già al passato e la politica guarda già al Preventivo 2022.

I conti nel 2020 si sono infatti chiusi con 165,1 milioni di disavanzo a fronte di un preventivo nelle cifre nere di 4,1 milioni. Ma durante la discussione in Gran Consiglio, il sostegno al Consuntivo 2020 è stato unanime tra i partiti di Governo (PLR, Lega, PPD e PS). E questo perché, in sintesi, considerata la pandemia, era difficile fare meglio. Anzi, rispetto ai timori iniziali è andata meno peggio del previsto. E ora a preoccupare sono i conti del futuro, quelli del 2022 su tutti. E su questo punto, nel plenum si è già aperto il dibattito per capire come intervenire per rilanciare il Cantone dopo la pandemia e allo stesso tempo riequilibrare le finanze in difficoltà. Interventi auspicati anche dal Governo. O per dirla con le parole del direttore del DFE Christian Vitta: «Dovremo trovare una linea da percorrere per riequilibrare le finanze e ciò potrà avvenire solo con interventi attivi della politica». Oppure con le parole del presidente dell’Esecutivo Manuele Bertoli: «In Parlamento ci sono visioni molto distanti, è importante che troviate la quadratura del cerchio».

Partiti di Governo compatti
Sugli interventi per riequilibrare le finanze, però, al momento una visione comune tra i partiti è ancora lontana.

Pure la relatrice del rapporto commissionale Anna Biscossa (PS) ha sottolineato che «questa situazione non può essere sostenuta sul medio-lungo termine». Tuttavia, ha precisato, «un’eventuale intervento dovrà tenere conto della sostenibilità delle misure per i cittadini, per l’economia, per lo Stato». Insomma, «un recupero a breve termine è impensabile» e ci vorrà dunque «un po’ di pazienza». Ma un po’ più di fretta nel rimettere a posto i conti, invece, ce l’ha il PLR. Come affermato dalla capogruppo Alessandra Gianella, «è chiaro a tutti che disavanzi di questo tipo non possiamo permetterceli a lungo». E quindi «serve un intervento proattivo» della politica, da fare anche in tempi brevi. Per il PLR, infatti, «i primi passi di questo cammino di riequilibrio andranno fatti sul Preventivo 2022», ma in ogni caso «pensare di aumentare le imposte a cittadini e imprese in un momento di difficoltà è sbagliato». E sulle tempistiche, ha concluso Gianella, «o ci diamo una svegliata, oppure ci troveremo incastrati nella campagna elettorale» del 2023.

Sarebbe ingiustificato abbandonarsi al panico e intervenire con misure da lacrime e sangue

E pure gli occhi della Lega sono già puntati sui conti del prossimo anno: «Cerchiamo di fare un passo avanti e guardare al Preventivo 2022», ha affermato il capogruppo Boris Bignasca che, dopo aver messo in luce le preoccupazione del Movimento per il debito pubblico in continua crescita, ha sostenuto che «per arginare la differenza tra spesa ed entrate la prima cosa da fare è battere cassa a Berna: la perequazione intercantonale ci vede sempre perdenti, un’ingiustizia che deve cambiare». Ma il leghista ha soprattutto voluto sottolineare come “non” intervenire per riequilibrare le finanze: «Diciamo no a far gravare il peso delle riforme sui cittadini, sui Comuni, sulle famiglie e sui proprietari di casa».

Pure il PPD, per voce del capogruppo Maurizio Agustoni, ha «rimandato le discussioni sui possibili interventi al Preventivo 2022», rimarcando però che, «pur constatando che i conti non possono essere ritenuti rallegranti, sarebbe ingiustificato abbandonarsi al panico e intervenire con misure da lacrime e sangue». Insomma, «la situazione non può essere trascurata», ma «occorre procedere con realismo». In casa PS, invece, il capogruppo Ivo Durisch ha ricordato che la situazione attuale non è figlia unicamente della pandemia, ma deriva dai vari sgravi fiscali fatti dal 2016 in avanti: «A essere fuori controllo non è la spesa, bensì la politica di sgravi portata avanti da Governo e Parlamento», ha affermato. Ed ecco che, l’auspicio del PS guardando al Preventivo 2022 è quello che «si abbandoni questa insostenibile politica degli sgravi».

L’opposizione
Se sul fronte dei partiti di Governo il sì ai conti del 2020 appare scontato, sul fronte dell’opposizione, invece, la bocciatura è a sua volta scontata. A cominciare dall’UDC. Il deputato Paolo Pamini ha evidenziato «l’allarmante situazione del debito pubblico», continuamente alimentato «dalla forbice tra spese e entrate che continua ad allargarsi». Per questo motivo, per i democentristi occorre agire subito e hanno presentato un emendamento al Consuntivo (si veda l’articolo in basso) per chiedere che «il pareggio del conto economico sia raggiunto al più tardi entro il 31 dicembre 2022». I democentristi, ha dichiarato Pamini, sosterranno il Consuntivo a condizione che anche il loro emendamento sia approvato.

Ci vuole coraggio, anche riorientando l’economia

Per i Verdi, invece, la forte presenza dello Stato che ha permesso di mettere in campo aiuti finanziari in tempi brevi dovrebbe farsi sentire anche nell’affrontare l’emergenza climatica. «Senza un cambio di mentalità non toccheremo mai i temi del riscaldamento climatico e della perdita di biodiversità», ha spiegato Samantha Bourgoin. «Ci vuole coraggio, anche riorientando l’economia. Pur riconoscendo gli sforzi fatti, non sosteremo il Consuntivo». Dal canto suo, Angelica Lepori Sergi (MPS) ha fatto notare che inserendo nel rapporto commissionale la necessità di «raggiungere l’equilibrio finanziario», il «principio neoliberale del pareggio dei conti acquisterà nuovo slancio» e così «i ricchi beneficeranno di sgravi e chi è stato penalizzato dalla pandemia subirà altri tagli». Di qui il niet dell’MPS. Sulla stessa lunghezza d’onda il PC: «Durante la pandemia la forza dello Stato si è dimostrata insostituibile», ha rimarcato Massimiliano Ay. «Non si è però perso troppo tempo nel tornare alla normalità», ha aggiunto: «Non si è posto in discussione il freno al disavanzo e con questi imiti si argina il ruolo dello Stato nell’opera di ricostruzione del Paese».

«Noi i soldi pubblici li avremmo spesi per la parità di genere, per portare avanti la lotta alla violenza contro le donne o anche solo per impegnarsi a favore della parità salariale», ha invece affermato Tamara Merlo (Più Donne) portando la bocciatura del suo partito ai conti.

L'UDC torna alla carica sul taglio alla spesa

Un taglio alla spesa pubblica. Da tempo l’UDC ribadisce di voler portare avanti questa «riforma» anche in ottica di rilancio post pandemia. E nella giornata di oggi il Gran Consiglio, nell’ambito della votazione sul Consuntivo 2020, dovrà decidere se approvare o meno un emendamento democentrista che, in buona sostanza, chiede di raggiungere il pareggio del conto economico «al più tardi entro il 31 dicembre 2025», senza alcun aumento delle imposte, del moltiplicatore cantonale o delle tasse, bensì con misure di contenimento della spesa, già a partire dal Preventivo 2022. Se l’emendamento venisse approvato, il Governo dovrà presentare al Gran Consiglio i singoli decreti legislativi necessari per attuare le misure di correzione della spesa. Pur avendo incassato un «sostegno all’idea» da parte del PLR, difficilmente la proposta vedrà la luce già oggi. È più probabile infatti che se ne discuterà in Gestione in ottica Preventivo.

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