Violenza domestica, più segnalazioni alla polizia

ticino

Lo ha riferito il presidente del Governo Norman Gobbi rispondendo a un’interpellanza di Tamara Merlo (Più Donne) e Natalia Ferrara (PLR)

Violenza domestica, più segnalazioni alla polizia
CdT/Archivio

Violenza domestica, più segnalazioni alla polizia

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Per avere dei dati precisi sulla violenza dentro le mura di casa durante il periodo della pandemia è ancora presto, eppure qualche indicazione è stata fornita durante la seduta del Gran Consiglio. Rispondendo a un’interpellanza delle deputate Tamara Merlo (Più Donne) e Natalia Ferrara (PLR), il presidente del Governo Norman Gobbi ha spiegato che «le cifre per il 2020 saranno a breve trasmesse all’Ufficio di statistica, ma in base ai dati della Polizia cantonale, gli interventi degli agenti hanno conosciuto un leggero aumento, passando dai 1.042 del 2019 ai 1.103 del 2020. Se i reati che riguardano le coppie sono leggermente calati, sono per contro aumentate in modo significativo le relazioni conflittuali tra gli altri membri della famiglia (saliti da 301 a 381), in particolare tra genitori e figli, e tra fratelli». L’attenzione al tema da parte delle autorità, ha assicurato Gobbi, «è stata accresciuta dalla consapevolezza dei rischi legati al confinamento in casa e dalla difficile situazione economica».

In concreto, la Polizia cantonale ha rafforzato il proprio organico con un collaboratore in più dedicato al tema, mentre gli enti e i servizi attivi sul territorio hanno intensificato la collaborazione, «avviando un tavolo di confronto attivato più volte durante lo scorso anno». «Un ruolo chiave - ha aggiunto Gobbi - lo ricoprono le antenne territoriali di prossimità, in primis i servizi sociali. Non solo per la violenza domestica, ma pure per intercettare segnali di disagio giovanile». «La pandemia ha esteso a tutti i giovani il rischio di isolamento e solitudine, a causa della chiusura dei luoghi di ritrovo per i più giovani, come palestre e campi sportivi. Questa esperienza lascerà conseguenze destabilizzanti sui giovani, in particolare su chi proviene dai contesti sociali più fragili».

Per quanto riguarda i numeri delle case delle donne, «è stato registrato un calo durante il primo lockdown (la scorsa primavera), salvo poi segnare una ripresa di segnalazioni e collocamenti». Tuttavia, ha spiegato il direttore del DI, «non è stato necessario ricorrere a soluzioni alternative, malgrado un piano apposito fosse stato messo a punto per offrire un maggior numero di posti letto».

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