Accordo quadro

Zali: «Governo unanime» - Bertoli: «Non è vero»

È spaccatura in Consiglio di Stato sulla presa di posizione contraria all’intesa tra Svizzera e UE

Zali: «Governo unanime» - Bertoli: «Non è vero»
Unanimi? Dalle dichiarazioni dei diretti interessati sembrerebbe di no. (Foto CdT)

Zali: «Governo unanime» - Bertoli: «Non è vero»

Unanimi? Dalle dichiarazioni dei diretti interessati sembrerebbe di no. (Foto CdT)

BELLINZONA - «Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione...». Inizia così il comunicato con il quale il Governo ha dato il proprio parere in merito all’accordo quadro tra Svizzera e UE. Un parere molto scettico e «contrario al progetto a causa di lacune soprattutto rispetto alla posizione dei Cantoni, e in particolare a quella del Ticino, per quanto concerne le misure di accompagnamento alla libera circolazione, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato». La genesi di questa presa di posizione, stando a nostre informazioni, è però stata tutto fuorché lineare. Il dossier era sul tavolo dell’Esecutivo da più di due settimane e il testo da inviare alla Conferenza dei Governi cantonali ha subito più di un ritocco in corso d’opera.

Sollecitato in merito il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali tuttavia precisa: «La decisione è stata presa all’unanimità dal Governo. È chiaro che se avessimo detto “facciamo guerra all’Unione europea” qualcuno si sarebbe smarcato ma i tempi dovuti alla redazione di questa presa di posizione sono da ricondurre unicamente alla ricerca di una formulazione che andasse bene a tutti. Ma direzione in cui andare è sempre stata condivisa da tutti fin dall’inizio».

Ma è proprio così? Non sembrerebbe essere il caso, sentendo le considerazioni da noi raccolte con il consigliere di Stato Manuele Bertoli: «Non ho approvato il testo, perché non sono d’accordo con questa impostazione che mi pare non tenga conto della dimensione importante che hanno i rapporti con l’Unione europea. Ero piuttosto per un “no, ma” nel senso che con questo tipo di accordo ci sono tutta una serie di elementi che vanno migliorati, ma non secondo una descrizione così drastica». Un aspetto, questo, sul quale si dice invece particolarmente soddisfatto Zali: «Quello che era importante è che da questa consultazione uscisse una risposta negativa: non vogliamo questo accordo quadro. Questo è il punto fondamentale, la presa di posizione è eloquente. Forse insolitamente eloquente per il Governo ticinese, insomma, meno diplomatica del solito». Sollecitato in merito alle potenziali ricadute negative per le aziende anche ticinesi, il presidente dell’Esecutivo per contro rileva: «Siamo consapevoli che non possiamo vivere isolati dal resto dell’Europa, ma allo stesso tempo ci sono dei limiti che non possono essere superati perché ledono la sovranità popolare. E lo abbiamo precisato nella nostra presa di posizione. Vorrei però ricordare che il Cantone viene consultato dalla Conferenza dei governi cantonali che poi ne riferirà alla Confederazione. Non siamo noi a determinare cosa farà Berna ma abbiamo tenuto a precisare in modo chiaro il punto di vista ticinese che dev’essere prioritario rispetto ad altre, legittime, esigenze delle imprese svizzere che si muovono in Europa». Ignazio Cassis è conoscenza della vostra posizione? abbiamo chiesto a Zali: «Abbiamo un dialogo costante con il nostro consigliere federale. Non penso che sarà sorpreso dalla nostra presa di posizione».

Maggiore preoccupazione è invece espressa da Bertoli: «Il fatto che in Svizzera non vi sia oggi una maggioranza in favore di questo accordo quadro sul medio periodo è un problema, va trovato una relazione con l’Europa che funzioni». Bruxelles, secondo Bertoli, deve però fare la sua parte: «Bisogna che l’UE si renda conto che ci sono una serie di fenomeni che devono essere gestiti al loro interno e nei rapporti con gli esterni, in questo caso la Svizzera. Penso a tutto quello che ruota intorno alla gestione del mercato del lavoro e per noi a quello che è possibile in termini di misure di accompagnamento al mercato del lavoro».

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