Prestazione ponte COVID, si parte il 1. marzo

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Dal 1. marzo i lavoratori indipendenti e i salariati che non percepiscono sostegni LADI potranno accedere a un aiuto finanziario pensato per chi è in difficoltà a causa del coronavirus - Ecco tutto ciò che serve sapere

Prestazione ponte COVID, si parte il 1. marzo
© CdT/ Chiara Zocchetti

Prestazione ponte COVID, si parte il 1. marzo

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1. Cos’è nel dettaglio la prestazione ponte COVID?

La prestazione ponte COVID è una misura complementare al sistema federale e cantonale di sicurezza sociale e agli aiuti erogati da Confederazione, Cantone e Comuni. Rappresenta un ulteriore sostegno a favore delle persone che attraversano difficoltà economiche a causa della pandemia. L’aiuto - finanziario e limitato nel tempo - è stato pensato per i lavoratori indipendenti e i salariati che non percepiscono sostegni LADI (Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione). L’obiettivo, ha ricordato ieri in conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, è quello di «permettere di superare una fase di difficoltà e recuperare la propria autonomia finanziaria», limitando l’aumento della morosità e il ricorso alle prestazioni assistenziali. Non solo: «Un aspetto molto importante - ha spiegato il consigliere di Stato - riguarda la consulenza e l’accompagnamento mirato sul territorio, indirizzando sul canale giusto i cittadini».

2. Chi può accedere agli aiuti finanziari previsti?

La misura è destinata ai lavoratori indipendenti affiliati a una Cassa di compensazione AVS che hanno subito una riduzione del fatturato a causa della pandemia e ai lavoratori salariati che non possono beneficiare del sostegno LADI. «Si tratta ad esempio di lavoratori dipendenti che non possono beneficiare delle indennità LADI perché non hanno accumulato abbastanza giorni», ha spiegato a titolo esemplificativo De Rosa. Inoltre, la prestazione ponte potrebbe essere utile anche per le aziende che hanno avviato la propria attività durante la pandemia. Per questa categoria, esclusa al momento dagli aiuti previsti per i casi di rigore, «stiamo cercando delle soluzioni, ma se non funzionasse si può pensare a questa prestazione ponte COVID». Per poter richiedere gli aiuti è necessario risiedere da almeno tre anni in Ticino, non aver raggiunto ancora l’età del pensionamento, non beneficiare, come detto, di indennità di disoccupazione LADI, né di prestazioni LAPS (assistenza, API), così come prestazioni complementari. Chi beneficia del solo assegno famigliare integrativo (AFI) può invece richiedere la prestazione.

3. Perché il Consiglio di Stato ha voluto questa misura?

«Sono numerosi gli interventi di Confederazione, Cantone e Comuni. Negli scorsi mesi c’è stato un contatto costante con Comuni e attori sociali attivi sul territorio per capire come riuscire ad sostenere chi non poteva beneficiare delle misure messe a disposizione», ha ribadito De Rosa, spiegando che le richieste legate alle prestazioni LAPS sono state costantemente monitorate. «Ci sono persone che non hanno avuto accesso agli aiuti. Abbiamo mille disoccupati in più rispetto a un anno fa, e 500 in più rispetto a dicembre. Pensiamo che nei prossimi mesi possa esserci un aumento delle richieste d’aiuto. Ecco il perché di questa prestazione ponte COVID».

4. Quanto tempo dura il sostegno?

Dopo il via libera del Gran Consiglio lo scorso gennaio, la misura entrerà in vigore dal 1. marzo e l’aiuto sarà concesso fino al 30 giugno. La prestazione può essere accordata al massimo per tre volte (tre mesi). Da ieri, intanto, è stata attivata una hotline cantonale (0800 91 91 91 dalle 8.30 alle 12 e dalle 13.30 alle 17, da lunedì a venerdì) per chiunque avesse domande. In alternativa, si può mandare una mail a [email protected]

5. Come si calcola il diritto agli aiuti?

Il diritto a ricevere la prestazione viene determinato dal Comune di domicilio sulla base di un calcolo che segue il principio del reddito disponibile annuo (reddito dedotte le spese), con cui si stabilisce se esiste effettivamente una lacuna di reddito. Il «buco» finanziario viene quindi colmato con la prestazione ponte COVID, che può al massimo essere di 1.000 franchi al mese per il richiedente e 500 franchi aggiuntivi per ogni ulteriore componente dell’unità di riferimento (composta cioè da tutti coloro che fanno parte dell’economia domestica). Ad esempio, se una famiglia è composta da tre persone, il totale sarà di 2 mila franchi al mese (mille al capofamiglia, più 500 franchi per il coniuge e altrettanti per il figlio) per un massimo di tre mesi.

6. Come si può fare la richiesta per avere la prestazione?

La richiesta deve essere inoltrata direttamente al Comune di domicilio. Sul sito internet www.ti.ch/prestazioneponte è possibile scaricare il formulario ufficiale di richiesta, con le indicazioni su come compilarlo e sui documenti necessari d allegare. Dopo la consegna della documentazione completa, il Comune farà una prima valutazione. Se la prestazione viene considerata «possibilmente risolutiva» si prosegue con l’analisi della richiesta. In caso contrario, la persona viene orientata verso altre prestazioni.

Il ruolo chiave dei Comuni

Il ruolo dei Comuni è fondamentale: sono loro a valutare la presenza o meno di una lacuna di reddito. «Siamo l’ente di prossimità, quello che conosce meglio il territorio e le esigenze della propria popolazione», ha evidenziato Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi. La chiave di riparto dei 7,9 milioni previsti è per il 75% a carico del Cantone, per il 25% dei Comuni. «Mettiamo però a disposizione anche le strutture e il personale per gestire gli incontri e gli incarti», ha aggiunto Dafond. «Solo a Chiasso contiamo di aiutare tra le 250 e le 300 persone», ha detto da parte sua Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso. «Non si tratta di piccoli numeri. E il lavoro amministrativo sarà molto. Ci auguriamo che sia una prestazione limitata nel tempo e che quanto prima si potrà tornare a una situazione più normale».

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