Prestazioni ponte per far fronte alla COVID

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Il Governo propone l’erogazione di un sostegno transitorio per aiutare coloro che a causa della crisi sanitaria si trovano in difficoltà e soprattutto i lavoratori indipendenti

Prestazioni ponte per far fronte alla COVID
©CdT/Archivio

Prestazioni ponte per far fronte alla COVID

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Incontro con la stampa questa mattina a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona: il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa, accompagnato dalla capoufficio delle Prestazioni Anna Trisconi e dal presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond, ha presentato la proposta del Governo di introdurre delle prestazioni ponte per far fronte alla crisi sanitaria. L’aiuto si rivolge in particolare alle persone in difficoltà a causa della pandemia. Si tratta in particolare di un decreto legislativo per l’erogazione di una prestazione transitoria – denominata «prestazione ponte COVID» – a favore delle persone che attraversano un periodo di difficoltà economica, con particolare attenzione ai lavoratori indipendenti.

Aumentano le richieste d’aiuto

La prestazione prevede il riconoscimento di un aiuto finanziario straordinario limitato nel tempo e una consulenza sociale individualizzata finalizzata a valutare la possibilità di accedere alla rete presente sul territorio e a prestazioni sociali ordinarie. Si intende così evitare che aumenti sia il numero di persone con morosità sia il ricorso alle prestazioni sociali ordinarie o ad altre prestazioni sociali, tramite un’azione tempestiva per ripristinare l’autonomia finanziaria del richiedente, temporaneamente compromessa dalla pandemia. Dal rilevamento mensile delle domande di aiuto sociale pagate in Svizzera si evince che fino a fine luglio si era notato un aumento del numero di dossier pagati su scala nazionale (+2%) mentre l’aggiornamento a fine agosto ha rilevato una certa stabilità rispetto all’indice medio con delle differenze tra le diverse regioni; si è infatti riscontrata una leggera diminuzione in Ticino (-2.2%), nella Svizzera Nordoccidentale (-0.4%) e in quella orientale (-0.9%) mentre si è verificata una progressione in Svizzera romanda (+1.3%) e in Svizzera centrale (+4.2%).

Il coinvolgimento dei Comuni

Dopo aver illustrato gli aiuti già in vigore a livello federale e cantone, il direttore del DSS ha spiegato che «la prestazione ponte COVID prevede un coinvolgimento importante dei Comuni per la loro prossimità alla cittadinanza che permette una migliore conoscenza delle situazioni individuali per una consulenza più mirata ai bisogni dei richiedenti. Essa rafforza inoltre indirettamente la collaborazione tra il Cantone e i Comuni stessi».

Dal canto suo Dafond ha spiegato il costante impegno fin dall’inizio della diffusione del virus alle nostre latitudini. «L’Associazione dei Comuni, ha spiegato il presidente, ha nel frattempo provveduto a raccogliere informazioni relative a tutti gli strumenti di aiuto messi a punto dai Comuni nel corso della pandemia».

«La consultazione tra i Comuni - ha proseguito De Rosa - era mirata a capire quali fossero le necessità della popolazione in questa fase, grazie alla prossimità dei Comuni, dove si è a conoscenza dei singoli casi di necessità». Più toccata, come detto, è la categoria degli indipendenti. La prestazione è però rivolta anche ai dipendenti che non beneficiano del sostegno LADI (Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione).

«La misura è complementare a quanto già in vigore», ha detto De Rosa. «L’obiettivo è superare una fase di difficoltà, cercare di contenere l’aumento della morosità che ci attendiamo nei prossimi mesi». La durata del provvedimento è di 3 mesi, durante un periodo di validità del decreto di 4 mesi, che potrà eventualmente essere esteso successivamente qualora la situazione lo richiedesse.

L’impatto finanziario

I beneficiari, come detto sono gli indipendenti e coloro che non percepiscono sostegni LADI. Sono esclusi tutti i beneficiari di prestazioni Laps. L’impatto della misura a livello finanziario, ha spiegato Trisconi, è di 7,9 milioni di franchi, suddivisi tra Cantone e Comuni (5,9 milioni di franchi a carico del Cantone e 2 milioni di franchi a carico dei Comuni).

La stima dell’impatto finanziario è stata elaborata ipotizzando 3’000 richieste totali, con un coinvolgimento di circa 6’000 - 7’500 persone e supponendo che ogni richiesta possa coinvolgere in media 2 persone. L’importo stimato risulterebbe di 1‘500 franchi per ogni unità di riferimento (1’000 franchi per il primo componente dell’UR e 500 franchi per una persona aggiuntiva), con una durata media della prestazione di 1.5-2 mesi.

Al riguardo occorre sottolineare che il costo totale della prestazione ponte COVID risulterebbe prevalentemente neutro se si considera che almeno la metà delle richieste stimate, in assenza di questo aiuto straordinario, si trasformerebbe in nuove domande di aiuto sociale, generando approssimativamente un costo di circa 2-2.5 milioni di franchi al mese.

Considerando questo aspetto, l’impatto finanziario complessivo della prestazione ponte, risulterebbe dunque neutro ed equivale a circa tre mesi di aiuto sociale.

TUTTI I DETTAGLI

Un sostegno anche a chi non beneficia dalla prestazione

Il Consiglio di Stato - consapevole che alcune specifiche situazioni di persone o famiglie potrebbero essere escluse dall’accesso all’aiuto finanziario qui proposto - ha predisposto un ulteriore sostegno attingendo dal fondo Swisslos e attivando la preziosa collaborazione dei numerosi enti e servizi sociali operativi sul territorio. Grazie infatti alla competenza ed esperienza di questi partner - già ampiamente consolidata attraverso la loro attività ordinaria e la collaborazione con la “Catena della solidarietà“ per affrontare gli effetti della pandemia - sarà possibile fornire un aiuto puntuale e possibilmente risolutorio destinato a persone e famiglie escluse dalla prestazione ponte COVID oggetto del presente messaggio, sulla base di alcuni indicatori semplici e flessibili. Per garantire loro un sostegno finanziario puntuale ed immediato (“Misura speciale COVID”) è stanziato un credito straordinario di 500’000 franchi. Questa ulteriore misura è stata elaborata di concerto fra i due Dipartimenti coinvolti (DECS e DSS) con la collaborazione dei partner indicati; le decisioni sulle singole richieste di aiuto finanziario compete agli enti designati, applicando la prassi di valutazione in uso al loro interno. Gli aiuti sono concessi sotto forma di buoni d’acquisto o per il pagamento di fatture.

L’importo concesso non può superare il limite massimo di 500 franchi per unità di riferimento ed è erogato un’unica volta. I costi amministrativi e di gestione delle richieste di aiuto finanziario sono a carico dell’ente beneficiario del credito attribuito.

A chi si rivolge la prestazione ponte COVID

La prestazione ponte COVID è complementare al sistema federale e cantonale di sicurezza sociale ed agli aiuti puntuali erogati dai Comuni e dagli enti attivi sul territorio. Essa è limitata nel tempo e persegue l’obiettivo di ristabilire l’indipendenza finanziaria per i lavoratori che si trovano temporaneamente in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus, tramite un aiuto puntuale e mirato che copra il fabbisogno e le necessità contingenti.

La prestazione è destinata ai lavoratori indipendenti affiliati come tali ad una Cassa di compensazione AVS e ai lavoratori salariati – limitatamente a coloro che non possono beneficiare di indennità ai sensi della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) – in difficoltà finanziaria a seguito delle conseguenze della pandemia di coronavirus.

I richiedenti devono dimostrare di aver subito una riduzione di reddito: per i lavoratori dipendenti essa corrisponde ad una perdita di lavoro senza diritto alla disoccupazione, mentre per i lavoratori indipendenti si traduce in una riduzione del fatturato rispetto alla situazione antecedente la pandemia.

L’aiuto straordinario e limitato nel tempo è finalizzato ad evitare l’aumento della morosità e il ricorso alle prestazioni assistenziali. Si ritiene inoltre che la misura potrebbe permettere di superare una fase di difficoltà e di recuperare la propria autonomia finanziaria.

Sono quindi esclusi dalla prestazione ponte COVID i beneficiari di prestazioni sociali (di sostegno ai redditi e di complemento), quali le prestazioni assistenziali, gli assegni di prima infanzia (API), le indennità straordinarie di disoccupazione e le prestazioni complementari AVS/AI (PC AVS/AI) nonché i beneficiari di ogni genere di indennità ai sensi della LADI. Ad ogni richiedente è richiesto di autocertificare mensilmente il fatto di non beneficiare delle prestazioni citate. Tramite il formulario di richiesta della prestazione il richiedente autorizza inoltre il Comune a richiedere ai Servizi competenti l’eventuale percezione di prestazioni sociali ai sensi dell’art. 3 lett. d) del Decreto legislativo urgente.

Durata della prestazione

Il sistema di determinazione del diritto si ispira a quello delle prestazioni armonizzate Laps, che i Comuni conoscono già in quanto coinvolti nella loro procedura di richiesta. In pratica, vengono ripresi dalla Laps il concetto di unità di riferimento (UR) e il metodo di calcolo, e meglio nel senso che il diritto è dato se il reddito disponibile annuo del richiedente e dei membri dell’UR (differenza fra redditi e spese) è inferiore ad una determinata soglia, definita a dipendenza del numero dei membri dell’UR medesima. Il principio di calcolo prevede di calcolare il reddito computabile dal quale vengono dedotte le spese riconosciute (oneri sociali, spese per l’alloggio e premi di assicurazione malattia, alimenti dovuti e pagati).

Considerato il carattere straordinario e temporaneo della prestazione, i parametri (UR; redditi e spese) sono però stati semplificati per agevolare l’evasione delle richieste nel minor tempo possibile. Diversamente dalla Laps, l’UR corrisponde all’economia domestica, cioè alle persone che vivono nella medesima economia domestica. Per quanto concerne gli alimenti, si sottolinea che quale spesa sono considerati solo quelli effettivamente pagati e non quelli dovuti de jure, cioè per sentenza o convenzione.

Analogamente alla Laps, i parametri previsti dal Decreto legislativo sono annuali; se il diritto è dato, la prestazione è poi convertita in mensilità (annuale diviso per 12). Diversamente dalle prestazioni Laps, la prestazione non è ricorrente ed è valida solo per il mese di diritto: ciò significa che gli interessati devono chiederla ogni volta e per ogni mese di diritto deve essere effettuato lo specifico calcolo di fabbisogno.

La prestazione, a carattere mensile, può essere accordata all’UR al massimo per 3 volte; questo limite è inserito in ragione del carattere temporaneo e straordinario della prestazione: in effetti, se l’UR ha un bisogno dovuto alle conseguenze della pandemia, esse devono essersi palesate entro il periodo di validità del decreto, che sarà definito dal Consiglio di

Stato.

Gli importi massimi della prestazione ponte COVID sono così definiti:

- CHF 1’000 per il primo componente dell’UR;

- CHF 500 per ogni ulteriore convivente nella stessa economia domestica.

Qualora il Comune dovesse appurare che l’UR non dispone di alcuna entrata oppure che un aiuto temporaneo non sarebbe sufficiente al proprio fabbisogno ai sensi delle prestazioni Laps, disporrà affinché venga immediatamente inoltrata la richiesta di prestazione di sostegno sociale ordinaria.

Chiave di finanziamento, modalità esecutive e controllo

Per quel che concerne la partecipazione finanziaria, il 75% dei costi sono a carico del Cantone e il 25% dei Comuni. Il Cantone rimborsa trimestralmente l’anticipo della prestazione effettuato dai Comuni sulla base della chiave di finanziamento indicata. Considerato il ruolo centrale dei Comuni per la loro prossimità ai cittadini e quale garanzia di equità nell’intervento sul territorio, è loro attribuita l’esecuzione della prestazione. Ai Comuni compete dunque la determinazione del diritto alla prestazione, in quanto la conoscenza del territorio e la vicinanza ai cittadini permette loro di disporre di maggiori strumenti per conoscere le situazioni personali, potendo così offrire anche un orientamento ed una consulenza mirati.

Per agevolare l’attività comunale saranno forniti dal Cantone gli strumenti di gestione necessari, quali il formulario di richiesta, i documenti di rendicontazione, il modello di decisione e una mini guida.

Trattandosi di una prestazione temporanea da attuarsi con modalità semplificate e in tempi rapidi, la responsabilità della corretta applicazione del decreto legislativo è affidata esclusivamente agli organi comunali competenti.

Entrata in vigore

Il decreto legislativo è proposto con la clausola dell’urgenza (artt. 43 della Costituzione cantonale, 65 cpv. 1 lett. c e 71 LGC9), così da poter entrare in vigore immediatamente, cioè senza dover attendere che sia trascorso il termine referendario di 60 giorni dalla pubblicazione sul Foglio ufficiale; in tal modo, una volta approvato dal Gran Consiglio, il decreto potrà essere immediatamente pubblicato sul Bollettino ufficiale delle leggi. Si sottolinea che l’entrata in vigore immediata deve essere decisa dalla maggioranza del Gran Consiglio (art. 71 cpv. 1 LGC) e che un eventuale rinnovo della durata del decreto legislativo non potrà avere ulteriormente carattere d’urgenza (art. 71 cpv. 2 LGC).

La clausola dell’urgenza si spiega con la necessità di poter erogare rapidamente l’aiuto finanziario, quindi senza dover attendere che siano trascorsi i tempi tecnici usuali.

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