«Presto nelle case anziani si potrà tornare ad abbracciarsi»

coronavirus

In arrivo una direttiva per permettere le visite dall’8 giugno - Gobbi: «Non c’è chiarezza sui ricongiungimenti familiari» - De Rosa: «Era meglio procedere più lentamente» - Merlani: «Torniamo alla normalità, ma usiamo la testa»

«Presto nelle case anziani si potrà tornare ad abbracciarsi»
© CdT/Chiara Zocchetti

«Presto nelle case anziani si potrà tornare ad abbracciarsi»

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Il Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) hanno organizzato questa mattina un breve incontro informativo per aggiornare la popolazione sull’evoluzione della situazione legata al coronavirus in Ticino. All’appuntamento sono presenti il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa, il capo dello SMCC Matteo Cocchi e il medico cantonale Giorgio Merlani.

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LA DIRETTA

Gobbi: «In questa terza fase sono le autorità che devono dare fiducia ai cittadini»

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi: «Esprimo la soddisfazione del Governo visti i dati dell’evoluzione epidemiologica: i dati sono bassi e confermati su più giorni, un raggio di sole che scalda il cuore. Dal 4 maggio siamo allineati alle disposizioni federali che stanno vivendo un’evoluzione rapida, come visto anche dalle decisioni prese ieri dal Consiglio federale». Decisioni, secondo Gobbi, «non tutte lineari, se penso all’apertura permessa delle discoteche, ma con l’obbligo di chiusura a mezzanotte». «Nella fase acuta i cittadini hanno dato prova di responsabilità, in questa terza fase sono le autorità che devono dare fiducia ai cittadini», ha aggiunto.

Dal 6 giugno riapriranno anche i campeggi: «Le organizzazioni dei camping in Ticino si sono prodigate per dare rassicurazioni a Berna sul rispetto delle norme, anche qui la responsabilità dei gestori è cercare di evitare i problemi». «Fino al 30 giugno resta attivo lo stato di necessità in Ticino, mentre la Confederazione revocherà la situazione straordinaria il 19 giugno», ha ricordato Gobbi. «La curva in discesa dei contagi ha spinto Berna ad imprimere un’accelerazione sugli allentamenti, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il nuovo slogan è ‘’Distanti ma vicini, proteggiamoci ancora’’».

Frontiere: «Bene il no da Berna, le discussioni proseguono»

Per quanto concerne il confine con l’Italia, il presidente del Governo ha accolto positivamente la decisione del Consiglio federale di non riaprire la frontiera sud dal 3 giugno. «L’intenzione del Consiglio federale è quella di coordinare le prossime tappe con tutti i Paesi, sempre che i dati della pandemia lo permettano. Il nostro Cantone sarà coinvolto, già questa settimana abbiamo avuto degli incontri, ma sarà anche importante che possano essere introdotte alla frontiera delle misure di controllo sanitario». «In Ticino ci siamo trovati a scalare la montagna più alta, ora siamo in cima, ma la discesa è pericolosa, le gambe sono stanche e quindi dobbiamo avere prudenza», ha concluso.

Andare in Italia dal 3 giugno? «Non può essere vietato»

Rispondendo a una domanda, Gobbi ha chiarito che «la data del 3 giugno era prematura vista la situazione epidemiologica». «Le discussioni in corso potrebbero portare all’apertura il 15 giugno, anche se la data inizialmente prevista era il 6 luglio». «Il ritorno alla libera circolazione - ha chiarito - sarà comunque graduale. Non si tornerà da subito alla situazione di prima, anche per aiutare l’economia cantonale».

Dal 3 giugno, quando riaprirà l’Italia, i cittadini ticinesi potranno andare a Como o Milano? «Non c’è la base legale per vietare l’uscita dei nostri cittadini - ha chiarito Gobbi - ma le condizioni di rientro potranno essere differenti in base alla situazione epidemiologica. Chi rientra potrebbe ad esempio dover fare la quarantena».

Ricongiungimenti familiari: «La situazione non è chiara»

Per i ricongiungimenti familiari «la situazione non è chiara», ha ammesso Gobbi. «C’è una discussione interna all’Italia che non ha ancora ripristinato gli spostamenti tra Regioni. Dobbiamo attendere le decisioni sul lato italiano e le discussioni della prossima settimana. Capiamo che è un tema caldo, molte persone attendono di riabbracciare i propri cari, speriamo di poter chiarire la questione».

De Rosa: «Sarebbe stato meglio andare più lentamente»

Da parte sua Raffaele De Rosa ha rilevato che «i dati epidemiologici restano incoraggianti». La Confederazione «crede di avere in pugno la situazione», ma «preferivo quando Berna si parlava con modestia e si chiedeva di essere responsabili». La preoccupazione del direttore del DSS è soprattutto per gli assembramenti e le manifestazioni: «Gli altri cantoni hanno vissuto una situazione diversa, ma per come siamo stati toccati noi sarebbe stato auspicabile procedere più lentamente».

Come cambia il sistema ospedaliero

«Finora ci siamo sempre mossi con prudenza. Resta fondamentale chiedere ancora alla popolazione il rispetto delle regole. Il Consiglio federale è consapevole che la percezione del rischio con questi allentamenti si abbassa: sarà la responsabilità di ciascuno a fare la differenza». «Abbiamo l’occasione di costruire una nuova normalità, dando priorità a quanto conta davvero nella vita. Possiamo allentare il dispositivo ospedaliero, in particolare abbiamo deciso di ridurre da oggi i posti COVID alla Carità e alla Moncucco. Dal 18 giugno in totale verranno mantenuti 15 posti in cure intense, una cinquantina in reparto e alcuni posti in riabilitazione a Novaggio e a Brissago. Per mantenere comunque il grado di prontezza necessario in termini di risorse ospedaliere, verranno mantenute alcune deroghe necessarie. Per esempio la chiusura del pronto soccorso dell’Ospedale Italiano». A Faido e Acquarossa i centri di pronto soccorso saranno invece di nuovo agibili dal 1. giugno. In merito ai timori riguardanti un’eventuale rinuncia al rientro del reparto di neonatologia all’Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio, il CdS, per voce di De Rosa, ha confermato che «a fare stato oggi è la pianificazione ospedaliera in vigore e che questa va ossequiata».

Dall’8 giugno le visite nelle case per anziani

Per le case anziani, «il medico cantonale sta preparando le nuove direttive e saranno di nuovo possibili le visite. Si potrà, pur con tutte le precauzioni, tornare ad abbracciarsi». Per le case anziani, il medico cantonale Giorgio Merlani ha chiarito: «Progressivamente verranno riprese le attività socializzanti e ripartiranno le visite. Inizialmente verranno prolungati gli orari nelle sale di visita, in casi particolari sarà possibile anche fare visite nelle stanze degli ospiti che non possono uscire. Saranno possibili anche dalle uscite per gli ospiti, con protezioni e mascherine ed evitando trasporti e locali pubblici». La messa in atto completa è prevista per l’8 giugno. In maniera analoga avverrà per le strutture acute.

Cocchi: «A sud delle Alpi la popolazione è più attenta»

Il comandante Matteo Cocchi si è concentrato sulle novità decise da Berna: «Dal 6 giugno restano vietati gli assembramenti sopra le 30 persone e le manifestazioni con più di 300 persone» ricorda. E resta in vigore la raccomandazione di «indossare la mascherina quando non è possibile mantenere le distanze sociali». Cocchi ha evidenziato anche che al sud delle Alpi la popolazione è sicuramente più attenta: «I cittadini ticinesi hanno decisamente capito quali erano le misure importanti da mettere in campo».

Merlani «Il virus circola meno, ma usiamo la testa»

Il medico cantonale Merlani ha ricordato i casi: oggi si registrano 2 contagi e zero morti. «La percentuale dei test oscilla attorno all’1% di positivi: si testa molto ma si trovano pochi positivi, perché il virus circola meno, ma non significa che sia scomparso», ha chiarito Merlani. Per quanto riguarda i test sierologici, sulle 1500 persone selezionate, 974 hanno risposto, 260 hanno rinunciato, 266 non hanno risposto. Ci sono 116 medici coinvolti. «Ad oggi oltre la metà delle persone che partecipano è stata sottoposta al test». Il contact tracing - ha spiegato Merlani - «si sta rivelando uno strumento efficace: sono in isolamento 18 persone, 28 in quarantena. Dal 11. maggio sono state isolate 45 persone e 84 messe in quarantena». Parlando degli allentamenti, Merlani ha spiegato «Se non riapriamo adesso non possiamo ripartire davvero. Capisco le preoccupazioni ma è necessario ripartire». «Torniamo alla normalità ma facciamolo usando la testa. Il virus non è finito, tornerà e probabilmente ci sarà anche una seconda ondata. La parola d’ordine è convivenza con un ospite molto sgradito, facendo in modo che faccia il minor danno possibile».

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