Oggetti cantonali

Prevale la soddisfazione per una votazione poco sentita

I partiti si rallegrano per il sì espresso dai ticinesi alle quattro modifiche della Costituzione - Raccolta delle firme, per l’UDC si poteva fare di più

Prevale la soddisfazione per una votazione poco sentita
La partecipazione si è attestata al 31,5% (Foto Archivio CdT)

Prevale la soddisfazione per una votazione poco sentita

La partecipazione si è attestata al 31,5% (Foto Archivio CdT)

Chiusi i seggi e pubblicati i risultati definitivi delle votazioni cantonali, a prevalere tra i partiti è la soddisfazione per un appuntamento con le urne che - va detto - non ha scaldato particolarmente gli animi.

A commentare per primo l’esito delle votazioni è stato il PLR per il quale «l’introduzione delle quattro modifiche costituzionali accettate dai cittadini ticinesi permetteranno un approccio più moderno ed attuale a temi come il voto per i cittadini residenti all’estero e, in generale, all’applicazione dei diritti politici a livello cantonale».

E soddisfazione è stata espressa anche dal PS che «accoglie positivamente il fatto che il popolo abbia accettato le modifiche ai diritti politici decise dal Gran Consiglio».

Da parte sua, l’UDC rimarca invece come «se i primi tre temi cantonali sono andati nella direzione auspicata», altrettanto non si può dire del quarto oggetto (la modifica delle iniziative popolari elaborate). «Su quest’ultimo - precisa il partito di Piero Marchesi - ci eravamo espressi per un no nella convinzione che – nonostante un comitato d’iniziativa possa trovarsi d’accordo con il cosiddetto testo conforme elaborato dal parlamento - lo stesso è pur sempre frutto di un compromesso che può modificare anche sensibilmente l’oggetto per il quale gli iniziativisti hanno firmato. Di conseguenza, sarebbe giusto che il popolo possa essere chiamato a decidere in ultima istanza. Il fatto però, che questo caso si verifichi molto raramente (l’unico di cui abbiamo memoria nel recente passato è stata l’iniziativa per l’insegnamento della civica) aveva fatto sì che anche la raccomandazione uscita dal comitato cantonale non avesse fatto l’unanimità, per cui la decisione popolare, oltre che essere democraticamente da accettare, sancisce una situazione con cui anche UDC Ticino può convivere senza problemi».

Degli altri tre temi cantonali, «se i diritti politici dei ticinesi all’estero e i progetti con varianti non riscaldavano particolarmente gli animi, suscitava un grande interesse invece quello inerente ai termini per la raccolta delle firme nell’esercizio dei diritti popolari, nato dall’iniziativa parlamentare “Più voce al popolo” depositata da Sergio Morisoli e dal gruppo UDC». Frutto di un compromesso, la soluzione messa in votazione non è per l’UDC che «un piccolo passo volto a compensare parzialmente l’aumento delle difficoltà nella raccolta delle firme dovuto al voto per corrispondenza che, di fatto, ha drasticamente ridotto l’effetto delle bancarelle organizzate all’uopo ai seggi durante le votazioni. L’aumento del termine di raccolta delle firme da 45 a 60 giorni per i referendum, e da 60 a 100 giorni per le iniziative, non è la soluzione ottimale che avrebbe voluto l’UDC, ossia l’aggiunta di una sensibile riduzione delle firme necessarie, ma costituisce comunque un passo avanti».

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