Prima i lampi, poi la neve, ma il cambiamento climatico non c’entra

Ambiente

Nella notte tra sabato e domenica il Canton Ticino è stato investito da temporali a tratti anche intensi - Per capire l’eccezionalità del fenomeno abbiamo sentito Cecilia Moretti di Meteo Svizzera

Prima i lampi, poi la neve, ma il cambiamento climatico non c’entra
© CdT/Bruno Pellandini

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© CdT/Chiara Zocchetti

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Pioggia battente e grandine, lampi, tuoni e forte vento: questi sono gli ingredienti del più classico dei temporali. Insomma, di primo acchito sembrerebbe tutto normale se non fosse che il fenomeno metereologico appena descritto si è verificato in una notte di fine novembre. Tra le ultime ore di ieri, sabato, e le prime di oggi, domenica, il Ticino è infatti stato colpito da forti temporali. «Essi sono stati causati dal passaggio di un fronte freddo» dice Cecilia Moretti di Meteo Svizzera. «L’arrivo di aria di origine polare, molto fredda, in quota ha generato molta instabilità e i conseguenti temporali». Nel Mendrisiotto, poi, alla pioggia si è unita anche la grandine. «Per l’esattezza si è trattato di gragnuola o granuli di neve» chiarisce la metereologa che poi spiega: «Si tratta di precipitazioni nevose provenienti da nubi cumuliformi. La gragnuola è costituita da particelle di giaccio bianco e opaco, con proprietà simili alla neve. I granuli sono generalmente sferici e il loro diametro può raggiungere i 5 mm. Essi si possono facilmente schiacciare e all’impatto con il suolo rimbalzano e si rompono».

I fenomeni a cui abbiamo potuto assistere la scorsa notte, lo abbiamo detto in apertura, sono piuttosto eccezionali considerata la stagione. «È vero», afferma la nostra interlocutrice. «In inverno i temporali sono rari e ancora più inconsueta è la formazione di gragnuola tale da ricoprire il terreno come se fosse neve. I temporali, solitamente, si manifestano in estate quando l’instabilità della massa d’aria è maggiore. Il forte irraggiamento solare dei mesi caldi favorisce in effetti il riscaldamento dell’aria nei bassi strati producendo quindi un accumulo maggiore di vapore acqueo, il carburante necessario per provocare le precipitazioni, e una maggiore differenza di temperatura all’interno della colonna d’aria».

Vista l’eccezionalità degli eventi della notte di ieri viene spontaneo pensare al cambiamento climatico. «Ma in questo caso esso non c’entra. Si è semplicemente trattato di un passaggio di un fronte freddo di fine autunno, con arrivo di aria molto fredda in quota. La particolarità del fenomeno della scorsa notte era la presenza di aria mite e umida nei bassi strati visto che, generalmente, nelle nostre regioni, l’arrivo di vento da nord favorisce la presenza di aria secca in questi strati dell’atmosfera».

Un bianco risveglio
Dopo il trambusto della notte, ad attendere i ticinesi al loro risveglio c’era un suggestivo paesaggio innevato. La coltre bianca ha in effetti raggiunto anche le basse quote in alcune località. «Più che neve, quella che ha ricoperto le pianure è gragnuola» spiega Cecilia Moretti. «Le quote più basse interessate dalle nevicate si situano invece attorno ai 500 metri». Il manto nevoso ha raggiunto uno spessore diverso a seconda delle località. «Fra i 500 e i 700 metri si contano circa due centimetri di neve fresca, a Bosco Gurin i fiocchi caduti nella notte hanno raggiunto i dieci centimetri, quindici a Scudellate e 18 a San Bernardino».

Un inizio di settimana nel segno della normalità
L’inizio della prossima settimana si prospetta invece nel segno della normalità. «La settimana si aprirà all’insegna del vento da nord» confida Cecilia Moretti. «Alcuni fiocchi portati da nord e maggiore nuvolosità saranno presenti lungo le Alpi, più a sud, invece, il soleggiamento sarà maggiore. Non sono attesi fenomeni di particolare rilievo».

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