«Pronto nonna, come stai?»

L’INIZIATIVA

Prendendo esempio dal Comune di Riva San Vitale, telefoniamo a tre anziane ticinesi per sapere come vivono la quarantena

«Pronto nonna, come stai?»
A volte non hanno bisogno di niente, solo di una telefonata. Appunto.

«Pronto nonna, come stai?»

A volte non hanno bisogno di niente, solo di una telefonata. Appunto.

«Cosa possiamo fare per gli anziani? Come staranno?». «C’è un solo modo per saperlo». «E quale?». «Li chiamiamo». «Tutti?». «Sì, tutti. Cominciamo a fare una lista...». A Riva San Vitale deve essere andata grossomodo così. Per stare vicino ai suoi abitanti più fragili, il Comune ha voluto far sentire la sua voce al telefono. L’iniziativa è un messaggio che va oltre la pandemia, così abbiamo deciso di rilanciarlo e chiamare anche noi alcuni anziani.

«No, non ho paura»
Partiamo da Lugano, dove vive la signora Rosa. «Sto bene, a parte gli 84 anni che ho sul gobbone e un po’ di malinconia». Il rimedio lo conosce già: «Quando penso ai miei nipoti passa tutto. Hanno 1, 3 e 26 anni. Il grande mi ha sempre accompagnato al supermercato, anche prima di questo periodo. Il nostro giorno è il martedì. Ora che io non posso più, ci va da solo. Per fortuna che c’è lui!». Tolto il pensiero della spesa, un’intera giornata in casa apre dei vuoti che non è facile riempire. «Tra le pulizie e altri lavoretti, qualcosa da fare lo trovo sempre – racconta Rosa – Posso anche leggere con calma il giornale». Occupare quei lassi di tempo aiuta anche a tener lontani i cattivi pensieri, come il timore di dover affrontare il coronavirus. Quando glielo chiediamo, la signora non ha esitazioni. «No, non ho paura. Il Signore sa tutto. Quello che decide, decide. Io me ne sto qui tranquilla, con l’affetto delle persone che mi amano. Mio marito, i miei figli, i miei nipoti. Una mia amica invece è sola, così ogni tanto la chiamo io». Un altro modo per tenere su il morale è pensare a quando l’emergenza finirà. «Spero che tutto si risolva prima dell’estate, così potrò andare in vacanza a Livigno – racconta Rosa, immaginandosi già tra quelle vallate – È più di vent’anni che ci vado: mi piace molto e trovo sempre la stessa compagnia».

«Sono una donna fortunata»
Saliamo a Chironico, dove la signora Angela, di 83 anni, ricorda i tempi in cui chiedeva ai suoi figli di obbedirle. «Oggi sono loro che lo chiedono a me, ordinandomi di restare a casa. Uno mi telefona sempre, l’altra anche e io devo per forza ascoltarli». Sentirli vicini comunque le fa piacere. «Sono una donna fortunata e alla mia dolce età posso dire che sto bene». Resta il problema d’ingannare il tempo. «È dura non poter mai uscire. Prima non facevo grandi passeggiate, ma un piccolo giro al laghetto o in campagna sì, e mi manca. D’altronde continuano tutti a dire ‘stai attenta, stai attenta’... Per fortuna ho la passione della lettura. Leggo tutto quello che mi capita sotto mano, anche se dopo un po’ devo fare una pausa». A questo punto le chiediamo di consigliarci dei titoli. «Care sorelle di Eileen Goudge, un libro vecchio come me. Oppure Resto qui di Marco Balzano. Ogni tanto accendo anche la TV, soprattutto la sera per seguire il rosario. In passato non avevo questa abitudine: mio marito guardava sempre lo sport e aveva il monopolio del telecomando. Adesso lui non c’è più. La solitudine è una cosa brutta...». Un attimo di silenzio. «Speriamo in tempi migliori, ma non lamentiamoci: qui abbiamo tutto ciò che ci occorre ed essendo un piccolo paese ci aiutiamo. Alla spesa ci pensa la mia vicina, che avendo sessant’anni può ancora entrare al supermercato. Lo fa per me e altri due anziani del quartiere. Poi telefona spesso per vedere come stiamo: è molto gentile». Angela si sente ancora in forma, a parte qualche inevitabile acciacco. «Ho sempre goduto di buona salute. Poi... quello che arriva, arriva. Se mi lascia qui ancora un po’ sono contenta perché posso stare con i miei figli e nipoti. Se arriva la mia ora, lo accetto con rammarico. Nella mia famiglia ero la quattordicesima di quindici figli. Abbiamo sempre combattuto per andare avanti e credo che questa emergenza sia un insegnamento per le nuove generazioni: la vita non è fatta solo di cose belle, dobbiamo accettare anche quelle brutte e cercare di migliorare, con umiltà». Una cosa bella è il pranzo che la signora preparerà ai suoi familiari quando tutto sarà finito. «Non vedo l’ora di poterli invitare. Sono sempre stata abituata ad aver qui un bel viavai ed ora sento un po’ di malinconia». Passerà, come tutto il resto. «Scusi se ho parlato così tanto - conclude Angela con un sorriso - Sono una chiacchierona».

«In giardino il tempo passa»
Tornando a Riva San Vitale troviamo la signora Carmen, che quest’anno spegnerà 81 candeline. Assieme al marito Angelo, di 85 anni, ha preso una decisione radicale: «Da quando è iniziata l’emergenza non siamo più usciti». E non lo faranno finché la pandemia sarà passata. «Siamo abbastanza fortunati perché abbiamo il giardino: scendiamo un’oretta e mezza il mattino e altrettanto il pomeriggio». È il loro piccolo «sfogo»: «Pasticciamo un po’, mettiamo a posto alcune cose e il tempo più o meno passa». Alla spesa ci pensano i parenti, che una volta alla settimana lasciano i sacchetti con i beni di prima necessità fuori dalla porta.
Certo, non è facile: «Il pensiero non è tanto bello, siamo un pochino agitati». Per fortuna c’è il giardino - ribadisce Carmen - che permette una temporanea evasione, un oblio momentaneo di quel pensiero. L’isolamento non aiuta. «Non vedo più nipoti e pronipoti. Non ho più visto nessuno. Ci telefoniamo e basta, ci mandiamo delle foto». Questo dovrà bastare, ancora per un po’. Poi c’è la vicinanza delle autorità: «Dal Municipio mi hanno detto di chiamare se avrò bisogno: mi ha fatto davvero piacere». Anche la lettera del Cantone è stata d’aiuto: segnali che fanno sentire Carmen e Angelo un po’ più protetti. «Ogni tanto mi viene il magone, ma poi va».

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