Quando a scarseggiare sono i farmaci

Salute

In Svizzera si registrano problemi di approvvigionamento per quasi 600 medicinali - Secondo il farmacista cantonale tra le cause ci sono la centralizzazione della produzione e la pressione al ribasso sui prezzi

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BELLINZONA - Spesso analisti e commentatori puntano il dito contro la globalizzazione nell’affrontare la problematica della delocalizzazione dei posti di lavoro. Ma c’è un altro aspetto legato a questo fenomeno che sempre più spesso fa parlare di sé: la penuria di farmaci. Un fenomeno che recentemente si è acutizzato anche in Svizzera e in Ticino. Non a caso in un rapporto pubblicato lo scorso mese di marzo l’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE) segnalava che «la gravità delle interruzioni nelle forniture (di farmaci, ndr.) e le misure costose ad esse associate sono aumentate negli ultimi anni».

Giovan Maria Zanini: «La problematica tocca essenzialmente i farmaci vecchi e poco costosi»

Il problema rimane forse un po’ nascosto perché nella maggior parte dei casi non riguarda i semplici consumatori che si recano in farmacia per comprare un medicamento. Sovente, infatti, come ci conferma il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini «la problematica riguarda i farmaci che necessitano una ricetta medica». Di conseguenza sono gli specialisti, spesso in ospedale, a dover trovare una soluzione. «La penuria - precisa Zanini - tocca essenzialmente i farmaci vecchi e poco costosi, come ad esempio i generici, mentre quelli nuovi e spesso molto cari non sono interessati perché dove le industrie possono fare buoni guadagni, non ci sono problemi».

Tra i medicinali per i quali si costata una penuria, ci sono a volte anche farmaci molto importanti, come ad esempio, alcuni antibiotici, antitumorali o antidolorifici: «Oggi in Svizzera ci sono quasi 600 casi aperti di prodotti che mancano, ovvero circa il 3% di tutti i farmaci esistenti. Di questi circa una sessantina fanno parte di quei medicamenti detti di importanza vitale», spiega il farmacista cantonale, sottolineando poi che «anni fa non avremmo mai pensato di avere una problematica del genere in Svizzera o in Europa».

Sul tema la politica a livello federale si è data da fare negli scorsi anni creando nel 2015 il centro di notifica dei medicamenti ad uso umano di importanza vitale. Le aziende che vendono farmaci contenenti questi principi attivi, quando hanno un problema di approvvigionamento hanno l’obbligo di notificarlo. «Così - ci spiega Zanini - all’interno degli ospedali o delle farmacie possono cominciare a introdurre delle contromisure».

Nel rapporto citato poco fa, l’UFAE parla addirittura di malfunzionamento di mercato: «In settori critici - si legge - il libero mercato non è più in grado di compensare i ritardi nella catena di fornitura». Ma quali sono le cause principali di tutto ciò? «Sono molteplici e la situazione è molto complessa. È una sorta di cubo di rubik: modificando una parte del mercato, si modifica tutto il resto. E a volte, portando un beneficio da una parte, si rischia di arrecare un danno dall’altra. È fondamentale trovare un equilibrio», spiega Zanini, precisando però che «tra le cause principali ci sono gli effetti della globalizzazione e il conseguente accentramento della produzione: in passato anche nella sola Europa lo stesso farmaco veniva prodotto da diverse aziende, oggi invece è prodotto da una sola ditta, che magari si trova in Cina o comunque lontano da noi. Anni fa, ad esempio, c’era una ditta bernese che fabbricava vaccini e la Svizzera era un Paese quasi autonomo da questo punto di vista. Oggi invece dipendiamo dagli altri Paesi produttori. Inoltre in Svizzera il problema è accresciuto dal fatto che siamo un Paese piccolo, facile da approvvigionare ma anche facile da dimenticare quando ci sono problemi».

Ma la globalizzazione non è l’unico indiziato principale della penuria di medicinali. Come ci spiega Zanini «c’è anche la questione della pressione sui prezzi dei farmaci: da una parte si vogliono dei medicamenti meno cari, ma dall’altra questo porta a una penuria perché nessuno o quasi vuole più produrli. Dal mio punto di vista - evidenzia infine il farmacista cantonale - non dovremmo più premere sul prezzo dei farmaci vecchi, ma concentrarci sul prezzo di quelli nuovi, che sono molto più costosi e hanno un impatto maggiore sui costi della salute».

INTERVISTA - ALESSANDRO CESCHI*

Il problema della penuria di alcuni medicinali è un fenomeno recente. Se ne parla però sempre più spesso. Anche quest’anno la tendenza si conferma?
«Sì, è un fenomeno relativamente recente. Si è manifestato negli ultimi 10 anni circa e si è acutizzato negli ultimi due o tre. Anche quest’anno il fenomeno non sembra andare nella buona direzione».

Dal punto di vista pratico come affrontate questa problematica?
«È importante attivarsi il più precocemente possibile. Noi all’interno dell’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana, che per l’EOC si occupa di tutto ciò che è legato al farmaco, abbiamo una persona dedicata a questa problematica che monitora costantemente il mercato. A livello svizzero, per monitorare il mercato, c’è una piattaforma recentemente creata dall’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del paese, che sicuramente è molto utile, ma non è sufficiente. Come dicevo è fondamentale muoversi precocemente: appena c’è un indizio di un possibile problema di approvvigionamento per un medicamento, bisogna subito fare una valutazione del rischio per trovare le soluzioni adeguate. Valutiamo innanzitutto l’importanza del farmaco e la nostra disponibilità in stock. A dipendenza di ciò, quando possibile aumentiamo le nostre riserve in maniera etica, per evitare di spostare semplicemente il problema altrove. In altri casi cerchiamo di ridurne l’utilizzo solo alle situazioni più urgenti. Altrimenti cerchiamo farmaci alternativi altrettanto buoni o ci rivolgiamo ai mercati esteri. Ma quando il problema è a livello globale diventa tutto più complesso».

Il paziente oggi non sente sulla sua pelle questo problema

Spesso è una problematica a livello globale?
«Sì, è uno degli aspetti che rende difficile trovare una soluzione al problema, che spesso nasce dalla globalizzazione dei processi e dalla concentrazione dei luoghi di produzione in pochi stabilimenti, sovente situati in Paesi lontani e fuori dalla nostra possibilità di controllo. La Svizzera, infatti, da sola ha limitate possibilità di risolvere la penuria di medicinali. Credo sia necessario un approccio e un impegno politico a livello internazionale per trovare una soluzione».

Si tratta di un problema presente, però, almeno fino ad oggi, il paziente non ne risente, oppure ci sono casi in cui le cure vengono messe a rischio?
«È un punto fondamentale. Per fortuna posso dire con certezza che sino ad oggi non c’è stato nessun caso in cui a un paziente sia mancato un farmaco in terapia, oppure a cui si sia dovuto iniettare un farmaco meno efficace. Siamo sempre riusciti a trovare una soluzione. In parole povere, il paziente oggi non sente sulla sua pelle questo problema. Certo, questo ci richiede un grande impegno, ma lo facciamo molto volentieri».

*direttore medico e scientifico dell’Istituto scienze farmacologiche della Svizzera italiana

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