Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza

Telemedicina

Sono oltre 200 in Ticino i pazienti affetti da COVID-19 monitorate a distanza grazie al sistema che rileva i parametri vitali e trasmette i dati a una piattaforma alla quale ha accesso la Centrale di soccorso 144 - Per la prima volta il cerotto è entrato in casa anziani

Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza
Il dispositivo per il controllo remoto dei parametri vitali dei degenti. © CdT/ Chiara Zocchetti

Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza

Il dispositivo per il controllo remoto dei parametri vitali dei degenti. © CdT/ Chiara Zocchetti

Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza
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Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza

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Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza

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Monitorare a distanza i pazienti a rischio affetti da COVID-19 per sgravare gli ospedali, scongiurare il ricovero se non necessario e agire in fretta in caso di emergenza. È quanto si sta facendo in Ticino grazie a un progetto sperimentale di telemedicina che permette la trasmissione di dati a una piattaforma alla quale hanno accesso la Centrale di soccorso 144 e i medici curanti. Una tecnologia che per la prima volta è entrata in una struttura per la terza età, la Casa anziani Alto Vedeggio a Mezzovico. Promosso da HospitHome, una start-up che si occupa di telemedicina in sinergia con il Cardiocentro, il progetto vede la collaborazione con Federazione ambulanze, Fondazione Ticino Cuore, e Ordine dei medici. Come spiega Isabella Porrello, project manager di HospitHome, «il progetto è nato in fase sperimentale insieme al professor Cassina e professor Moccetti per i pazienti cardiopatici del Cardiocentro, poi è arrivata la pandemia e ci siamo resi conto che il dispositivo poteva essere utile per limitare il contatto con il paziente positivo al test del SARS-CoV-2».

Viene utilizzato su pazienti che pur non avendo grossi sintomi sono a rischio complicazioni e/o presentano più comorbidità

La rilevazione dei dati avviene in due modi. Uno prevede un kit per la misurazione dei parametri vitali e un tablet dal quale i dati vengono trasmessi al 144 che fa una prima analisi e, se riscontra un problema, fa scattare l’allarme. Attualmente sono 200-250 le persone con la COVID-19 monitorate a domicilio grazie al kit. «Si tratta di pazienti che pur non avendo grossi sintomi sono a rischio complicazioni e/o presentano più comorbidità», sottolinea Porrello. Per coloro che necessitano un monitoraggio continuo o non sono in grado di prendersi le misurazioni, queste avvengono tramite un cerotto che si applica vicino al cuore, misura i parametri, raccoglie i dati e li trasmette.

Quel cerotto che può salvare delle vite a distanza

Il cerotto è stato introdotto nella Casa anziani Alto Vedeggio per monitorare un paziente positivo al test del SARS-CoV-2 (e oggi clinicamente guarito). Secondo il direttore della struttura Stevens Crameri, «si tratta di un grande aiuto per il personale infermieristico perché il monitoraggio continuo, non solo dei pazienti COVID, permette al personale di lavorare con maggiore tranquillità ed essere supportato in remoto dal medico curante che ha accesso ai dati in tempo reale». Come spiega Ricardo Pereira, direttore sanitario della casa anziani e ricercatore, «la lotta al coronavirus ci sta insegnando che la velocità è fondamentale. Con questo tipo di monitoraggio possiamo accorgerci di un peggioramento ancor prima che lo faccia il paziente».

La telemedicina non ci evita l’entrata in camera per vedere il residente, ci mancherebbe altro, però ci permette di ottimizzare il lavoro

Il sistema piace anche agli infermieri. «Ogni strumento che ci facilita il lavoro è benvenuto», sottolinea Patrizia Magnoli, capocure a Mezzovico. «Il contingente infermieristico che ha competenze specifiche nelle strutture per anziani è ben inferiore rispetto a quello di un ospedale, - continua - i residenti da monitorare sono tanti (a Mezzovico sono 72 ndr) e ora, con il coronavirus, le misurazioni vanno fatte giornalmente. Il lavoro è tanto e il personale deve staccarsi da attività di altro tipo per fare queste rilevazioni». Non va dimenticato che gli infermieri devono occuparsi anche dell’aspetto sociale: «Accogliamo le difficoltà emozionali dell’utente e facciamo da trait d’union con la sua famiglia», spiega ancora la capocure. «La telemedicina non ci evita l’entrata in camera per vedere il residente, ci mancherebbe altro, però ci permette di ottimizzare il lavoro e di avere sott’occhio il residente che non sta bene ma anche gli altri. La casa anziani è un luogo di vita, i residenti si muovono: non è una situazione statica come l’ospedale».

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