Quell’intervista da uscente, tra bilanci e stoccate

L’addio all’Esecutivo

Alex Pedrazzini è stato per otto anni consigliere di Stato, tra il 1991 e il 1999 - Il 15 aprile 1999 rilasciò una lunga intervista, da uscente, al Corriere del Ticino

Quell’intervista da uscente, tra bilanci e stoccate
© CdT/archivio

Quell’intervista da uscente, tra bilanci e stoccate

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«Otto anni nell’Esecutivo non sono un’eternità? È una questione di opinioni. Ho praticamente lasciato i miei figli che erano bambini di otto anni: li ritrovo oggi adolescenti. Avessi aggiunto ancora un quadriennio, li avrei rincontrati alla giornata delle porte aperte della scuola reclute. Questa non è un’eternità? Aggiungo due altre riflessioni: ho 47 anni e questo mi sembra il momento ideale per affrontare nuove sfide dell’esistenza. Un Cantone infine ha interesse che in Governo vi sia una certa rotazione e che intere generazioni non siano «bruciate» da chi si eternizza nella stanza dei bottoni».

Parole di Alex Pedrazzini, nell’intervista allora rilasciata al Corriere del Ticino, a pochi giorni dalla sua uscita dal Consiglio di Stato. Era il 15 aprile del 1999. Alla domanda di Fabio Pontiggia, che curò l’intervista, se ricordasse con maggior piacere i primi quattro anni o i secondi, ed ultimi, rispose, con ironia: «Tanto gli uni quanto gli altri mi hanno dato grosse soddisfazioni. Il secondo quadriennio è stato forse «agrodolce», ma per chi adora la cucina asiatica questo non è un difetto».

Interessante la riflessione di risposta alla domanda: “I partiti di ispirazione cristiana hanno ancora un ruolo preciso nelle moderne società? «Ci si potrebbe addirittura provocatoriamente chiedere se al momento in cui ci apprestiamo ad entrare nell’era dell’acquario abbiano ancora un ruolo preciso da svolgere i partiti politici che non hanno ispirazione religiosa. Quella spiritualità che il raziocinio ha voluto espellere dalla porta, sta rientrando prepotentemente dalle finestre. Negarlo significa adottare la politica dello struzzo. Parlate con i giovani e ve ne renderete conto. Il cristianesimo è sicuramente fonte alla quale ci si può serenamente abbeverare. Non è l’unica. L’importante è che tutto ciò avvenga alla luce della tolleranza. Ed in questo senso manifestazioni di intolleranza arcaica mi sembra la difesa di tesi che nemmeno sopportano che nel preambolo della Costituzione cantonale si parli di «creato», o che tolgono i crocifissi dalle classi. Colpi di coda di chi è condannato da una ruota della storia che anela al “non solo pane”».

E sull’identità del PPD, che all’epoca fece una sorta di autocritica sulla propria vocazione centrista, intesa come funzione di mediazione tra liberali e socialisti: «L’autocritica è sempre benvenuta purché non si fondi unicamente su mera equazione elettoralistica. Mi spiego. Se per raccogliere più ampio consenso devo “chiedere alle mie idee di mettersi le calze a rete e fare il marciapiede”, preferisco di gran lunga perdere consensi. I partiti non sono un fine, sono un mezzo per permettere alla società di progredire. Dobbiamo indicare la via (anche se è in salita) e non abbandonarci invece alla facile tentazione d’accodarsi alla massa. Tra i due atteggiamenti c’è la differenza che esiste tra il maestro d’orchestra (che guida i musicisti) ed il bambino che, pur facendo gesti analoghi, altro non fa che seguire la musica».

Pontiggia gli chiese anche quale fosse la realizzazione che gli stava più a cuore negli otto anni trascorsi nell’Esecutivo. «A pari merito la Costituzione cantonale (che è già storia) e il nuovo incentivo alle fusioni comunali, che lo diverranno presto». E tra quelli non ancora realizzati? “La riorganizzazione del nostro apparato giudiziario che implica però il coraggio politico di potenziare il numero di magistrati. In questi quattro anni - per ragioni che non starò ad approfondire visto che non è mia intenzione lanciar polemiche - mi si è costretto a combattere un incendio utilizzando un secchio e rifiutandomi invece l’appoggio finanziario necessario all’acquisto di un’autobotte. Abbiamo fatto del nostro meglio: migliorando la capienza del secchio, modificando la tecnica del suo utilizzo, correndo più veloci dalla fontana alla casa in fiamme, ma quante volte ci siamo chiesti: ma se questo potenziamento non l’avesse chiesto Alex Pedrazzini, non è che di autobotti ne sarebbero giunte due e subito? Auguro al mio successore - ed al Ticino soprattutto - di trovare su questo tema maggiore comprensione nei colleghi ed in Gran Consiglio nel quadriennio che sta per iniziare».

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