Quelle evidenti discrepanze tra i numeri

Medicina

L’EOC spiega perché il 10% dei decessi in Ticino non presentava comorbidità, un tasso più elevato rispetto alla Svizzera (3%)

Quelle evidenti discrepanze tra i numeri
©CDT/Gabriele Putzu

Quelle evidenti discrepanze tra i numeri

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Domenica l’Ente ospedaliero cantonale (EOC) ha diffuso - in un servizio apparso sul «Caffè» - i dati sui decessi causati dalla COVID-19 in Ticino. Ebbene, il 10% di tutti i decessi registrati non presentava comorbidità, malattie pregresse. Un numero molto elevato, che fa a pugni con quello nazionale diffuso dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), secondo cui il 97% delle persone morte per la COVID-19 presentava - appunto - malattie preesistenti. Dunque, a conti fatti, il dato nazionale dice che solamente il 3% dei decessi non aveva alcun problema di salute. Una discrepanza notevole. Abbiamo dunque girato la questione al professor Paolo Ferrari, capo dell’area medica dell’EOC.

L’accuratezza

Una differenza di 7 punti percentuali fra il dato ticinese e il dato a livello svizzero. Sì. Ma qual è, allora, il dato corretto? «Il dato relativo ai pazienti ricoverati nelle strutture EOC è corretto», risponde Ferrari. «Non mi posso esprimere sull’accuratezza dei dati dell’UFSP, anche se nutro un forte dubbio sulla qualità dei dati, vista per esempio la discrepanza tra i decessi riportati oggi (ieri per chi legge, ndr) dall’Ufficio del medico cantonale (288) e dall’UFSP (191). Chi può fare affidamento al resto dei dati, se un dato così semplice non è affidabile?». Già. Come mai questa differenza? Una spiegazione l’ha data Giorgio Merlani durante la conferenza stampa di ieri a Bellinzona: «Fin dall’inizio della crisi è stato deciso di registrare tutti i casi in maniera attiva, andando a cercare in tutte le strutture sanitarie i casi di decesso verificati. Berna registra invece solo i formulari che vengono inviati dal Ticino, quindi molte indicazioni vengono fornite in ritardo».

Un registro da aggiornare

Paolo Ferrari, in seguito, ci conferma il dato dell’EOC. «Sì, tra le persone decedute a causa della COVID-19 una su dieci non aveva comorbidità registrate secondo il modulo di dichiarazione dell’UFSP. Da notare che tra queste comorbidità non figura l’obesità, che sembra essere un fattore importante per un decorso grave della COVID». Il registro delle comorbidità deve quindi essere aggiornato con l’obesità, un rilevante fattore di rischio. Ma la differenza fra Ticino e resto della Svizzera si spiega anche tramite l’età delle persone. Come spiega ancora il professor Ferrari. «Il Ticino è il cantone con la proporzione più elevata di persone sopra i 65 anni d’età (22%). Considerando che la mortalità da COVID aumenta in modo importante negli anziani, la differenza si spiega con questo fatto». Un fatto che trova conforto - ancora una volta - nei dati. «Tra le persone ricoverate all’EOC per COVID senza condizioni pregresse di età inferiore ai 60 anni la mortalità è stata dell’1,2%», rileva Ferrari. «Sono in effetti le persone vulnerabili, al di sopra dei 70 anni ad essere a rischio di decesso per COVID anche in assenza di altre malattie». In generale, infine, sono tre le comorbidità più frequenti nei deceduti: «Tumori, malattie cardiovascolari e diabete sono le tre condizioni con il maggior rischio di decesso in seguito a COVID», aggiunge il capo dell’area medica dell’EOC. «Il tumore è una malattia che generalmente è accompagnata da un indebolimento del sistema immunitario e quindi con maggiore suscettibilità alle infezioni. La malattia cardiovascolare è la conseguenza di un importante danno sistemico ai vasi sanguigni, pure accompagnata ad una maggiore suscettibilità a qualsiasi tipo di stress. Il diabete presenta invece caratteristiche presenti in pazienti con tumori e con malattie cardiovascolari ed è quindi logico attendersi un grande rischio di esito infausto con un’infezione da coronavirus».

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