Quello studente che suona il pianoforte in casa anziani

solidarietà

Sono diversi gli istituti e le associazioni cui i civilisti hanno dato una mano durante l’emergenza – «Per i giovani un’esperienza arricchente e forte a livello umano» dice Federico Bettini di Croce Rossa Svizzera

Quello studente che suona il pianoforte in casa anziani
© CdT/Chiara Zocchetti

Quello studente che suona il pianoforte in casa anziani

© CdT/Chiara Zocchetti

Lo slancio solidale di numerosi cittadini rientra tra le eredità più belle e significative di questo periodo tormentato. Un forte impulso in tal senso è giunto dal servizio civile e dai suoi protagonisti. Giovani che nel pieno dell’emergenza coronavirus hanno deciso di scendere in campo per dare una mano a quei settori particolarmente sotto pressione. «Sia nel campo dell’assistenza, del sostegno o dell’organizzazione, le migliaia di persone che attualmente prestano il loro servizio civile contribuiscono a mantenere a galla il nostro sistema sociale e sanitario» sottolinea in merito Stefano Giamboni, membro della Federazione svizzera del servizio civile CIVIVA. I numeri legati al Ticino parlano chiaro. Su 279 impieghi complessivi, a metà maggio erano 67 i civilisti attivi per attutire il più possibile gli effetti della COVID-19. Nessun altro cantone presentava un numero così elevato. Diversi dei diretti interessati hanno risposto all’appello lanciato in marzo dallo Stato maggiore cantonale di condotta e a beneficiare di questo sostegno sono state quasi 20 tra case anziani, istituti e organizzazioni. Fra loro figura anche la Croce Rossa Svizzera sezione del Sottoceneri e nel dettaglio il servizio dedicato ai richiedenti l’asilo. «Grazie all’attivazione di un mansionario ad hoc legato all’emergenza coronavirus, dal 3 aprile al 30 settembre possiamo far capo a 5 civilisti in più» spiega il responsabile operativo Federico Bettini. Figure, quelle messesi a disposizione dell’associazione umanitaria, che operano nei centri di Cadro, Paradiso e Castione. «L’aiuto dei civilisti in favore di famiglie, adulti soli ma anche minorenni non accompagnati, è stato ed è tutt’ora basilare» sottolinea Bettini. Per poi precisare la natura di tale supporto: «Le risorse in questione vengono affiancate in modo mirato ai nostri educatori e operatori sociali. Tra i loro compiti cito l’assistenza all’ospite, la manutenzione del centro e il trasporto di persone, senza dimenticare l’organizzazione di attività scolastiche, rivelatasi cruciale nelle settimane di chiusura delle scuole». Ma come si sono calati questi giovani in una realtà complessa e delicata come quella della Croce Rossa, a maggior ragione in piena pandemia? «Parliamo di persone che, avendo scelto il servizio civile, presentano già una spiccata predisposizione all’attenzione verso il prossimo» rileva Bettini. «In un momento di grande incertezza condivisa, e visto il contesto che vede i civilisti operare a contatto con soggetti fragili, ne sta scaturendo un’esperienza molto forte e arricchente sul piano umano».

«Competenze e sensibilità»

Pure alla casa anziani San Donato di Intragna il ruolo dei civilisti si sta rivelando prezioso. Ecco perché alcune dinamiche lasciano perplesso il direttore amministrativo dell’istituto Stefano Hefti: «Spesso questo servizio viene criticato da determinati schieramenti politici, per altro ora intenzionati a renderlo meno attrattivo a favore dell’Esercito. In questo momento di crisi, case anziani come la nostra hanno invece potuto appoggiarsi a forze lavoro, competenze e sensibilità non garantite da altri attori sussidiari». Anche alla San Donato i civilisti impiegati sono cinque. «Si va dall’aiuto in cucina a quello nelle cure, passando per lavori di manutenzione e nel servizio - parecchio sollecitato in queste settimane - della lavanderia». Vi sono poi delle storie che parlano d’integrazione e di piacevoli e inattese sorprese. «Di recente ci è stato assegnato uno studente di filosofia, un giovane pieno di voglia» racconta Hefti: «Inizialmente pensavamo di impiegarlo in reparto, ma alla fine abbiamo optato per il servizio lavanderia. E proprio in quest’ambito, discutendo, è emersa la sua grande passione per il pianoforte, uno strumento studiato per anni. Ebbene, da lì in avanti questo civilista si è reso disponibile a suonare il piano due volte al giorno, staccandosi provvisoriamente dalle altre mansioni. Un bel regalo per tutta la nostra comunità». Già, da consuetudine (a ranghi ridotti), l’impiego eccezionale e rafforzato degli iscritti al servizio civile è stato in grado di alimentare lo spirito solidale delle persone, una delle eredità più importanti di questa crisi sanitaria.

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