Riaprire o chiudere tutto? «L’importante è decidersi»

La domenica del Corriere

La rabbia di ristoratori e albergatori si confronta con i timori per la crescita dei contagi del dottor Franco Denti e del sindaco di Lugano Marco Borradori - Ma i quattro concordano: «L’incertezza fa male a tutti»

Riaprire o chiudere tutto? «L’importante è decidersi»
Gli ospiti di Gianni Righinetti: Franco Denti, Lorenzo Pianezzi, Marco Borradori e Massimo Suter. ©CdT/Gabriele Putzu

Riaprire o chiudere tutto? «L’importante è decidersi»

Gli ospiti di Gianni Righinetti: Franco Denti, Lorenzo Pianezzi, Marco Borradori e Massimo Suter. ©CdT/Gabriele Putzu

Si dice anno nuovo, vita nuova. Ma nel 2021, accanto ad alcune novità rilevanti, come l’arrivo del tanto atteso vaccino, rimane la costante della pandemia. Con i numeri dei contagi che non accennano a diminuire, sono tornate anche le chiusure di bar e ristoranti, che il Consiglio federale è orientato a prolungare fino a fine febbraio. Proprio le misure decise da Berna sono state al centro della puntata de «La domenica del Corriere», andata di onda ieri sera su TeleTicino.

Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, il presidente di GastroTicino Massimo Suter, il presidente di Hottelleriesuisse Ticino Lorenzo Pianezzi, il sindaco di Lugano Marco Borradori e il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti. «Siamo l’unico settore che è stato bloccato per due volte», ha esordito Suter. «La misura è colma: se mercoledì non ci saranno novità sul fronte degli aiuti, il nostro settore porterà avanti una rivolta, benché pacifica». Sollecitato da Righinetti sulla protesta in alcuni Paesi europei, dove i ristoratori hanno annunciato l’intenzione di rialzare le serrande malgrado i divieti, Suter ha sottolineato: «Si fatica a mantenere la calma tra coloro che vedono il sogno di una vita andare in frantumi senza che sia colpa loro».

Non se la passano meglio gli albergatori, per i quali la situazione è tutt’altro che rosea. «Siamo aperti, ma non stiamo lavorando. Senza bar e ristoranti non possiamo essere attrattivi», ha lamentato Pianezzi. Sollecitato sul vantaggio concesso agli hotel, che potevano offrire il cenone di capodanno a chi pernottava, il rappresentante degli albergatori ha precisato che ad approfittarne sono stati 150-200 ospiti: «Insomma, non abbiamo certo fatto grandi affari».

Con le feste, su i contagi

Complice il periodo delle feste, l’attenzione della popolazione al rispetto delle norme è calata, mentre l’incidenza dei contagi è aumentata. «Il nostro cantone avrebbe avuto bisogno di misure di contenimento maggiori, ma i nostri appelli sono caduti nel vuoto», ha evidenziato Denti. «Contrariamente alla prima ondata - ha aggiunto - la voce degli esperti oggi viene meno ascoltata dalle autorità politiche». Non solo. Anche la situazione negli ospedali è al limite, non solo a livello di posti letto: «Il personale è stanco e se si ammala non abbiamo più nessuno che possa curare i pazienti». Chi invece ha deciso di mantenere la tradizione dei mercatini natalizi in città malgrado la situazione epidemiologica è il sindaco Borradori, che pungolato da Righinetti ha difeso la scelta del Municipio: «Abbiamo pensato che potesse restituire ai cittadini un po’ della magia del Natale, oltre che permettere agli espositori di salvare la stagione». «La situazione è sfuggita di mano per mezzora durante un sabato sera - ha ammesso - ma i mercatini non c’entravano affatto». «Il lockdown? Non è una soluzione che mi fa paura», ha poi sottolineato Borradori. «Siamo il cantone confrontato con la situazione peggiore, in Svizzera e in Europa. È ora di affrontare il problema in modo più deciso, senza più tergiversare». Il sindaco di Lugano ha poi raccontato un momento drammatico vissuto negli scorsi mesi, durante la prima ondata della pandemia: «A un certo punto le autorità cantonali ci hanno chiesto aiuto perché non sapevano più dove mettere le bare. Ecco, è sempre bene ricordare che dietro ai numeri ci sono delle vite, persone che sono morte in solitudine».

Botta e risposta

Sul tema delle chiusure non sono mancate le scintille. «Servirebbe una decisione seria, mentre qui si gioca con la vita delle persone. È facile chiamare il sindaco per far chiudere i mercatini, mentre i negozi continuano a lavorare indisturbati. Abbiamo semplicemente spostato il problema: da Piazza della Riforma ai grandi magazzini», ha detto Suter rivolgendosi a Denti. Il quale ha replicato: «Mi sono rivolto alle diverse istanze politiche, alcune mi hanno dato ascolto, come il Municipio di Lugano. Altre no». Tutti concordi invece sull’importanza di fornire subito un piano di aiuti alle categorie più colpite, anche per scongiurare un’ondata di licenziamenti. Già, perché se i dati della disoccupazione preoccupano molto, non mancano neppure i timori sul fronte dei fallimenti. «Girando per la città, le vie sono deserte. Poche le persone in giro». Colpa solo della pandemia? ha chiesto Righinetti. «Alcune chiusure in via Nassa risalgono a prima del coronavirus, ma la pandemia ha certamente dato il colpo di grazia ad alcune realtà. Per quanto possibile, noi cerchiamo di fare la nostra parte per sostenere gli esercizi commerciali, ma l’assenza di risposte dalla Confederazione pesa».

Scegliere una via

«Dobbiamo scegliere da che parte stare», ha evidenziato poi Pianezzi, dicendosi d’accordo con la posizione del PLR, che venerdì ha chiesto un deciso cambio di passo. «Dobbiamo tornare a un’economia davvero liberale, smettendo di fare i bambini che chiedono il sostentamento alla mamma-Stato», ha ammonito. «Non vogliamo soltanto dei sussidi, chiediamo soprattutto di poter tornare a lavorare». Secondo Borradori, invece, le regole imposte dall’alto, oggi, sono più che mai necessarie. «La responsabilità individuale non è più sufficiente. Siamo esseri umani, abbiamo bisogno di stare insieme. Dobbiamo però decidere: vogliamo mettere al primo posto la salute o l’economia?». «È troppo tardi per appellarsi al buon senso dei singoli», gli ha fatto eco Denti. «Anche perché accanto alla crisi economica c’è anche la necessità di preservare gli ospedali e tutelare la salute dei ticinesi».

Vaccino sì, vaccino no

Se il nuovo anno è partito portandosi dietro non pochi guai, non mancano tuttavia le note positive, come il vaccino. «Vediamo la luce in fondo al tunnel. Ora che la speranza è qui, a portata di mano, non roviniamo tutto», ha affermato Denti. Dopo le somministrazioni agli anziani e al personale curante «verso fine primavera potrebbe essere il turno del resto della popolazione». Se Pianezzi, che non vede l’ora di poter tornare a viaggiare, si è detto pronto a vaccinarsi, così come Borradori, più frenato è apparso Suter, che non ha nascosto di nutrire qualche perplessità sulla celerità con cui i vaccini hanno ricevuto il via libera.

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