Rustici, nel braccio di ferro la spunta la Confederazione

Sentenza

Il Tribunale amministrativo cantonale, salvo puntuali eccezioni, ha accolto il ricorso dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale – Nella maggior parte dei casi, gli edifici non potranno più essere trasformati in casa secondaria

Rustici, nel braccio di ferro la spunta la Confederazione

Rustici, nel braccio di ferro la spunta la Confederazione

La questione dei rustici in Ticino fa discutere da decenni. Più precisamente dal 1980, quando in Svizzera, con l’entrata in vigore della Legge federale sulla pianificazione del territorio, venne sancito il principio della separazione tra zone edificabili e non edificabili. Il conseguente braccio di ferro tra Cantone e Confederazione va avanti dal 2010, quando l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) ha inoltrato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) contro il «piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti», ovvero il cosiddetto PUC-PEIP. Un piano approvato nello stesso anno dal Gran Consiglio, il cui scopo è essenzialmente quello di regolare la gestione del territorio fuori dalle zone edificabili e permettere la trasformazione di edifici agricoli in residenze secondarie, ciò che il diritto federale in principio proibisce. Un edificio contenuto nel piano cantonale, in sintesi, gode di numerosi vantaggi rispetto a chi, per svariati motivi, ne è escluso. E per dirla in parole povere, in questo braccio di ferro il Cantone vorrebbe paletti meno stretti per intervenire sui rustici inseriti nel PUC, mentre la Confederazione è di parere opposto. Ora, a oltre dieci anni di distanza, il TRAM sta emettendo le sentenze riguardanti il ricorso del 2010 e, tranne alcune puntuali eccezioni, nella maggior parte dei casi sta dando ragione alla Confederazione.

Le motivazioni
Per i non addetti ai lavori, va innanzitutto detto che non si tratta di decisioni di poco conto, o che riguardano solo qualche cascina sparsa per il cantone. Le zone inserite nel PUC, così come approvato dal Parlamento nel 2010, riguardano infatti una superficie superiore ai 600 chilometri quadrati, che in soldoni corrispondono a più del 20% del territorio del nostro cantone. In quest’area sono compresi oltre 11.500 rustici. Come detto, il TRAM sta ora emettendo le varie sentenze riguardanti il ricorso del 2010, divise regione per regione. In quella che il Corriere del Ticino ha potuto consultare, riguardante la regione della Val Mara e del Mendrisiotto, il TRAM ha infatti parzialmente accolto il ricorso dell’ARE. Ciò significa, nuovamente in parole povere, che nelle zone in cui ha accolto il ricorso (ovvero nella maggior parte dei casi), e che quindi sono state stralciate dal PUC, non vi sarà più la possibilità per i proprietari dei rustici di trasformare, ad esempio, un edificio agricolo in casa di vacanza. I vantaggi di essere inseriti nel piano cantonale, in questi casi, verranno a cadere. Va anche detto che il TRAM ha comunque ritenuto che «le critiche di ordine generale mosse dall’Ufficio federale debbano essere respinte», arrivando pure a definire incoerenti le richieste «di considerare contrario al diritto e alle indicazioni del piano direttore il modo di procedere seguito dal Cantone». Insomma, le autorità cantonali, Governo e Parlamento, dal punto di vista metodologico hanno fatto le cose in ordine. Tuttavia, entrando nel merito, nella valutazione complessiva riguardante la regione della Val Mara e del Mendrisiotto, il TRAM arriva a concludere che «il ricorso in relazione a questa regione è fondato già solo per il fatto che nei vari settori non è possibile riscontrare una presenza significativa di edifici della tipologia ricercata». Ovvero, i rustici «non hanno mai la forza di caratterizzare il paesaggio» e secondo il TRAM «il paesaggio non raggiunge, a causa degli edifici e interventi in esso presenti, i requisiti minimi per essere ritenuto degno di protezione ai sensi del PUC-PEIP; esso non rappresenta una testimonianza storica sufficientemente preservata e la ricchezza culturale con carattere di unicità non è chiaramente percettibile». Ergo, il Tribunale ha ritenuto che la qualità del paesaggio e degli edifici non rispondono ai criteri stabiliti dal diritto federale e quindi non possono rientrare nel piano di utilizzazione cantonale e i proprietari non avranno la possibilità di godere dei vantaggi che ciò comporta.

Il Tribunale è arrivato a delle conclusioni analoghe anche per le altre regioni sulle quali si è espresso. Decisioni che convincono l’ARE. «Siamo molto soddisfatti da tutte le sentenze che abbiamo ricevuto», spiega da noi contattato l’avvocato che rappresenta l’Ufficio federale Claudio Cereghetti.

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