Salario minimo, i Verdi partono al contrattacco

Comitato cantonale

Riuniti in assemblea i delegati ecologisti hanno incaricato il gruppo parlamentare di trovare un'intesa in Gestione per blindare l'entrata in vigore dei minimi salariali

Salario minimo, i Verdi partono al contrattacco
© CDT/Chiara Zocchetti

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I Verdi tornano alla carica sul salario minimo. Dopo la fumata bianca emersa martedì dalla Commissione della gestione, quando la maggioranza composta da Lega, PPD, PS e Verdi ha dato preavviso positivo a una proposta di attuazione a partire dal 1. gennaio 2021, gli ecologisti mettono i puntini sulle i. Riuniti in assemblea a Giubiasco, su proposta dell'ex deputata Michela Delcò Petralli, i Verdi hanno incaricato il gruppo parlamentare di trovare una nuova intesa in Commissione della gestione per fare in modo che il salario minimo entri obbligatoriamente in vigore al più tardi entro il 2024. Sì perché l'intesa raggiunta in Commissione prevede di fissare un salario minimo tra 19,75 e 20,25 franchi all’ora. Una forchetta, questa, che non vedrebbe la luce in un sol colpo, bensì a tappe: entro il 31 dicembre 2021 il salario minimo orario lordo deve essere compreso in un intervallo tra una soglia inferiore di 19 e una soglia superiore di 19,50 franchi. Alla fine del terzo anno tra 19,50 e 20 e alla fine del quarto anno tra 19,75 e 20,25 franchi. Ma prima di rendere definitivo il tutto, il Governo sottoporrà al Parlamento una valutazione sull’impatto.

«Il rischio - ha esordito Delcò Petralli - è che tra cinque anni la maggioranza del Gran Consiglio possa dire che gli effetti sull'economia sono stati così devastanti da posticipare l'entrata in vigore del salario minimo ancora di anni e anni. È inammissibile». Per poi aggiungere: «Ero convinta di essere pensionata politica e invece mi ritrovo ad intervenire su questo tema che mi sta così a cuore. Perché se è vero che la proposta emersa dalla Gestione non soddisfa nessuno, altrettanto vero è che difficilmente si poteva pensare di portare a casa un compromesso più favorevole». E se per l'ex deputata il tema dell'introduzione del salario minimo dovrà essere portato avanti su scala nazionale, per quanto concerne il Ticino «è indispensabile introdurre nella legge un meccanismo che, passati questi anni di scatti, si introduca obbligatoriamente il salario minimo. O, comunque, che sia necessaria la maggioranza qualificata in Gran Consiglio per una sua posticipazione».

E se aperta la discussione in sala c'è anche chi ha suggerito di tirare dritto e bocciare l'intero rapporto commissionale, alla conta dei voti a prevalere è stata la proposta di Delcò Petralli. «Martedì - ha assicurato la deputata Samantha Bourgoin - porterò il tema in Gestione per trovare un'intesa in tal senso e portare in Gran Consiglio un emendamento sostenuto dai quattro partiti. Perché va detto chiaramente: è vero che sarebbe stato più credibile e coerente restare fermi con la bandierina dei 21 franchi all'ora ma occorre essere pragmatici e se c'è una possibilità di portare fin da subito qualche franco in più nelle tasche dei ticinesi andava fatto". Un passo questo definito da più parti "indigesto ma indispensabile" perché, come rilevato dall'ex deputato Francesco Maggi, «i muri contro muri in politica non portano a nulla. Questa soluzione sblocca un dossier annoso ma non è assolutamente la soluzione finale. Anzi, servirà portare avanti una battaglia a livello svizzero».

Un appello questo prontamente raccolto dalla neoeletta in Consiglio nazionale Greta Gysin che ha assicurato il suo impegno «affinché i Cantoni possano essere liberi di introdurre un salario minimo economico e non solo sociale. La soluzione emersa dalla Gestione mi lascia frustrata ma dobbiamo chiederci quali sarebbero le conseguenze di una sua non accettazione. Quindi ingoiamo questo rospo».

Detto del salario minimo, i Verdi hanno poi spostato lo sguardo alla recente vittoria alle elezioni federali ribadendo la necessità di continuare a lavorare su cavalli di battaglia quali la salvaguardia dell'ambiente e la lotta al 5G. "Dietro ad ogni grande vittoria ci sono grandi responsabilità - ha rimarcato il co-coordinatore Marco Noi - ora è tempo che in Consiglio federale sieda un esponente ecologista che possa finalmente portare a delle soluzioni concrete per il clima". E a dirsi pronta a lottare in questa direzione è stata anche Gysin che, accolta da un fragoroso applauso, ha ricordato il "lungo ed estenuante lavoro che ci ha portato il 20 ottobre a festeggiare. Perché se è vero che l'abbiamo aspettata a lungo è altrettanto vero che mai ci saremmo aspettati che dalle urne uscisse un'onda verde così forte". Una vittoria che, come ribadito da Gysin, è stata possibile " anche grazie alle i teste raggiunte con le altre forze progressiste a noi vicine".

In tal senso, con lo sguardo rivolto questa volta alle comunali del 5 aprile, il co coordinatore Usman Baig ha ricordato come "le sezioni sono libere di creare alleanze o di correre da sole per il Municipio. Fondamentale però sarà la presenza dei Verdi nei Consigli comunali dove dobbiamo portare la nostra voce. In passato abbiamo lavorato bene con l'area progressista e nei centri si stanno finalizzando le trattative in questo senso".

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