«Scuola, malessere che è la punta di un iceberg più profondo»

Formazione

L’OCST docenti traccia un bilancio in chiaroscuro sui diversi dossier che interessano la scuola - «Aumentano le prescrizioni ideologiche e autoreferenziali»

«Scuola, malessere che è la punta di un iceberg più profondo»
FOTO CDT/ARCHIVIO

«Scuola, malessere che è la punta di un iceberg più profondo»

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È un bilancio in chiaroscuro quello tracciato dall’OCST docenti sui diversi dossier che toccano la scuola. Da un lato, si evidenzia una mancanza di dibattito attorno ai piani di studio che porta «i nostri allievi e i nostri docenti a restare come sospesi, in una scuola dove d’altra parte aumentano le prescrizioni ideologiche e autoreferenziali». Mancanza di dibattito all’origine anche di «alcune schermaglie» che «non sono altro che la punta di un iceberg assai più profondo». Dall’altro l’OCST ribadisce il suo impegno per «difendere la proposta governativa di rifinanziamento dell’Istituto previdenza, necessaria per evitare un’ulteriore decurtazione del 16% delle rendite pensionistiche».

Ma non solo. Nel comunicato, il sindacato precisa inoltre come negli ultimi anni si sia osservato un «aumento delle sollecitazioni derivanti da difficoltà professionali inerenti al carico di lavoro e a problemi relativi alle modalità di gestione dei differenti oneri lavorativi. Numerosi sono infatti i segnali di un lento e talvolta impercettibile accumularsi e sovrapposi di compiti variamente sostenibili, di cui pare si stia progressivamente perdendo una visione complessiva e precisa. Negli anni il DECS ha risposto a questi segni di disagio varando il progetto “Linea” da cui scaturiscono 12 misure di supporto. Tuttavia riteniamo che le misure messe in atto finora si concentrino quasi esclusivamente sulla dimensione soggettiva, relazionale ed emotiva del problema, certamente pertinente, ma con il limite evidente di non affrontare, purtroppo, la dimensione oggettiva e organizzativa degli incarichi e delle differenti tipologie di lavoro richiesti al docente».

Infine, per quel che concerne la scuola media il sindacato ritiene «fondamentale agire, più che altrove, sull’attrattiva della professione e sulle condizioni di lavoro. Perciò si sta operando per evitare che a concorrere per l’insegnamento nelle scuole medie siano soltanto candidati con il titolo accademico minimo richiesto (ovvero il bachelor nella materia di insegnamento, oltre al titolo abilitante). Infatti, siccome con la nuova Legge stipendi sono state abolite le distinzioni salariali a seconda dei titoli universitari detenuti dal docente, uniformando gli stipendi e retribuendo dunque allo stesso modo i detentori di bachelor, di master o di dottorato, il sindacato teme che si stiano perdendo negli anni profili accademici forti come quelli che finora hanno alimentato la scuola media, un fenomeno che si tradurrebbe in un evidente indebolimento delle competenze nel settore».

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