l’indagine

Sei ticinesi su dieci sono sottopagati e pensano al trasferimento

I risultati del sondaggio di Ticino&Lavoro - Le proposte alla politica per cambiare la situazione

Sei ticinesi su dieci sono sottopagati e pensano al trasferimento
Foto archivio CdT

Sei ticinesi su dieci sono sottopagati e pensano al trasferimento

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Sono 6 su 10 i ticinesi che stanno pensando di trasferirsi in Italia. Stando ai dati dell’indagine svolta dall’associazione Ticino&Lavoro, su un campione di 3.900 ticinesi, il 63% ha già preso in considerazione questa possibilità.

Inoltre, il 57,4% dichiara di essere sottopagato, mentre secondo il 69% degli intervistati le statistiche della SECO «non rispecchiano la reale situazione della disoccupazione in Ticino». Non solo. Il 45% dichiara di non riuscire a vivere dignitosamente nel nostro Cantone, mentre addirittura 7 su 10 non riescono a risparmiare niente a fine mese.

Un’incertezza economica che spinge i ticinesi a ponderare bene la scelta di diventare genitori: il tasso di natalità basso viene motivato dal 63% degli interpellati dall’insicurezza nel garantire un futuro ai figli.

L’associazione Ticino&Lavoro propone quindi, per aiutare il ceto medio-basso, una serie di misure:

- Facilitare l’accessibilità ai crediti ipotecari e di sostenibilità adeguandoli alla realtà odierna.

- Sgravi fiscali mirati ai cittadini del ceto medio che non usufruiscono di sussidi.

- Maggiore sostegno e aiuti (mense – pre e doposcuola) ai genitori che lavorano entrambi.

- Riconoscere l’affitto pagato sulla dichiarazione delle imposte.

- Cassa malati pubblica di base con complementari a libero mercato.

Pensando invece al mercato del lavoro, l’associazione guidata dal consigliere comunale del PPD Giovanni Albertini propone:

- Reintroduzione di un tetto massimo di manodopera estera in percentuale sul numero di dipendenti totali di ogni singola azienda – contingenti.

- Accelerare l’applicazione del salario minimo dignitoso approvato dal popolo nel 2015

- Monitorare maggiormente il mercato del lavoro ticinese, grazie alla notifica dei

- Posti vacanti agli URC, sensibilizzando e indirizzando maggiormente i giovani e proponendo delle riqualifiche maggiormente mirate agli iscritti in disoccupazione.

- Obbligo di notifica e retribuzione, da parte del datore di lavoro e della persona fisica che adempie a delle giornate di prova.

- Proporre incentivi maggiori a chi assume personale disoccupato – in assistenza.

- Sgravi fiscali per tutti i datori di lavoro che dimostrano di adottare responsabilità sociale. (Presentando dati certi che attestano un minimo di percentuale di personale residente)

- Sanzionare pesantemente chi pubblica annunci di lavoro discriminanti e facenti dumping salariale.

- Divieto di usufruire delle agenzie interinali, se non in caso di comprovato bisogno, a chi si aggiudica un appalto pubblico.

- Rafforzamento dei controlli da parti dell’ispettorato del lavoro.

«Se entro settembre 2020 la politica Ticinese non dovesse aver implementato almeno delle agevolazioni fiscali a favore del ceto medio, la nostra associazione lancerà un’iniziativa popolare e andrà tra la gente a raccogliere firme», conclude.

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