Senza clienti l’affitto diventa un incubo

COMMERCIO

Molti negozi chiusi a causa della pandemia hanno il problema della pigione e chiedono sconti o dilazioni ai proprietari - Cosa devono fare i locatori? Se ne parla in tutta la Svizzera

Senza clienti l’affitto diventa un incubo
Abbassarla era un obbligo, rialzarla sarà una sfida. (Foto Putzu)

Senza clienti l’affitto diventa un incubo

Abbassarla era un obbligo, rialzarla sarà una sfida. (Foto Putzu)

La matematica non è un’opinione, lo sappiamo bene. Lo sa ancora meglio chi gestisce un’attività e non può lavorare per colpa della pandemia. Entrate: zero, a meno di avere uno sbocco su Internet. Costi: minori di prima, ma non certo zero. Tra le spese fisse spiccano gli stipendi - per i quali si può chiedere un aiuto al Cantone - e in molti casi l’affitto degli spazi. Ecco, l’affitto. Nel suo ultimo pacchetto di misure per contenere gli effetti del virus, la Città di Lugano ha inserito la rinuncia temporanea ad incassare le pigioni dei suoi inquilini commerciali e ha invitato i proprietari d’immobili privati a fare lo stesso con i loro. A Palazzo civico finora è arrivata una quindicina di domande d’aiuto, ma si sono mossi in tal senso anche gli esercenti che non dipendono dal Comune. Immobiliaristi, fiduciarie e società affini si sono visti recapitare richieste di congelare o abbassare l’affitto in considerazione del momento e delle restrizioni decise dalle autorità, con quasi tutti i negozi obbligati ad abbassare le serrande e i cittadini invitati a stare a casa. Alcuni locatori si sono mostrati aperti e potrebbero venire incontro agli esercenti in difficoltà, altri hanno sostanzialmente risposto che non sono tenuti a concedere sconti o dilazioni. Tenuti, cioè obbligati dalla legge. Su questo aspetto però ci sono meno certezze di quelle che potremmo aspettarci.

Farà giurisprudenza
Lo dimostra il recente dibattito ospitato dalla Neue Zürcher Zeitung, in cui si parla di «territori legali parzialmente nuovi». In pratica il coronavirus farà giurisprudenza. Farà. Per ora abbiamo solo opinioni contrastanti. Il presidente dell’Associazione degli inquilini aziendali Tobias Kunz, sempre sulla NZZ, fa notare che il proprietario affitta un oggetto adatto a uno scopo specifico, ad esempio la ristorazione, e se quello spazio non può più servire allo scopo, a detta sua, l’inquilino non dovrebbe pagare l’affitto. Secondo l’avvocato Sibylle Schnyder, invece, la chiusura rientra nell’area di rischio del commerciante e non rappresenta un difetto della proprietà in affitto; in altre parole, non è colpa del proprietario se lo Stato fa abbassare le serrande. Su una cosa sembrano tutti d’accordo: locatore e inquilino devono parlarsi e trovare un accordo. Ieri, in una tavola rotonda, ci hanno provato i loro rappresentanti a livello nazionale, ma senza successo. Lo ha reso noto il direttore dell’Ufficio federale delle abitazioni Martin Tschirren.

Pressioni incrociate
Tornando in Ticino, i proprietari contattati dai loro inquilini commerciali hanno chiesto lumi alla Camera ticinese dell’economia fondiaria (CATEF) che basa la sua posizione su due tesi: la prima è che i contratti in essere sono validi e la pigione è di per sé dovuta integralmente; la seconda è che ogni caso va esaminato a sé. «La situazione generale giustifica una certa solidarietà – premette la segretaria cantonale Renata Galfetti – ma siamo confrontati con attività molto diverse fra loro: dai bar che senza clienti sono bloccati ad aziende che, sebbene senza clienti, possono usare questo periodo per una serie di mansioni. Ma dipende anche da altri fattori: un conto è avere di fronte un commerciante che ha firmato il suo primo contratto pochi mesi fa e la cui attività deve ancora ingranare, un altro è discutere con un inquilino che è nel settore da anni e ha una situazione finanziaria florida». Lo stesso discorso – aggiungiamo noi – vale per i proprietari: a quelli piccoli un affitto mancato o posticipato può pesare, a quelli più grandi non cambierebbe quasi niente. «Al di là di questo, dobbiamo considerare gli altri contributi al vaglio delle autorità. Potrebbero esserci aiuti anche per le pigioni, quindi è inutile stringere accordi oggi per poi magari doverli rinegoziare domani». Resta il fatto che i conti vanno pagati e gli esercenti vogliono risposte. «I proprietari sono sotto pressione – conclude Galfetti – Noi consigliamo alle parti di discutere per trovare una soluzione ragionevole, senza precipitare le cose e senza che si parta dal presupposto che l'aiuto sia dovuto, o che si scambi un'eventuale concessione del proprietario per un obbligo».

Lontano dagli occhi...
Le associazioni che tutelano i commercianti vogliono essere prudenti: «Iniziative come quelle della Città di Lugano fanno piacere – commenta il segretario dell’Associazione Via Nassa Mario Tamborini – Per chi invece è in affitto da privati c’è poco da fare, almeno qui. Buona parte degli stabili, infatti, appartiene a società o a gruppi assicurativi con sede oltre Gottardo». Riecheggia, sinistro, il famoso detto «lontano dagli occhi, lontano dal cuore». «Noi ci lavoriamo, vediamo cosa si può fare, ma senza illusioni. Intanto aggiorniamo i soci sulle misure a loro favore decise dallo Stato. Fidejussioni e lavoro ridotto, ad esempio, sono molto preziosi».

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  • 1 Giuliano Gasperi
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