«Si muore anche di solitudine»

over 65

L’isolamento può fare più male del coronavirus, ne abbiamo parlato con Roland Grunder, copresidente del Consiglio svizzero degli anziani: «Le persone della terza età sono parte della società, non si possono imporre loro regole diverse»

«Si muore anche di solitudine»
Le persone in età AVS in Svizzera sono circa 1,7 milioni. © CDT/GABRIELE PUTZU

«Si muore anche di solitudine»

Le persone in età AVS in Svizzera sono circa 1,7 milioni. © CDT/GABRIELE PUTZU

«L’isolamento può essere più mortale del coronavirus». Non usa giri di parole Roland Grunder, copresidente insieme a Bea Heim del Consiglio svizzero degli anziani. Lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi a Mezzana, dove si trovava per un convegno sull’anzianità, per capire come l’associazione che tutela gli interessi di circa 1,7 milioni di persone nel nostro Paese – tante sono quelle in età AVS – sta vivendo questo momento. Proprio la fascia più anziana della popolazione è stata quella maggiormente toccata dalle misure restrittive imposte la scorsa primavera. Misure che, sebbene ritenute necessarie dagli esperti per il bene degli over 65, hanno comportato anche molta sofferenza e potrebbero venire imposte nuovamente. Oggi infatti sono attese nuove decisioni da parte del Consiglio federale. Qualcosa però, rispetto alla prima ondata, sembra essere cambiato. «Credo che le autorità – spiega Grunder – abbiano capito che non si possono mettere tutte le persone con più di 65 anni nello stesso paniere: un sessantacinquenne non è uguale ad un novantenne, ci sono diverse anzianità». Grunder si dice però preoccupato che «con l’aumentare dei casi si possa dimenticare quanto imparato e tornare ad isolare gli anziani».

Gli anziani fanno parte della società e come tutti devono fare attenzione e rispettare le regole, non isolarsi completamente

Secondo il nostro interlocutore, «agli anziani non deve essere imposto un comportamento diverso da quello chiesto al resto della popolazione: fanno parte della società e come tutti devono fare attenzione e rispettare le regole, non isolarsi completamente e restare chiusi dentro casa. Perché questo atteggiamento rischia di essere più mortale di tutto il resto».

E se la solitudine può fare male, non è però l’unica. Grunder (che è economista) sostiene inoltre che «il coronavirus porta con sé più danni economici e sociali che legati alla malattia di per sé. Come Consiglio svizzero degli anziani – continua – abbiamo sottolineato che non tutte le morti avvenute nelle case di riposo negli ultimi mesi sono state causate dal coronavirus. Abbiamo visto come diverse persone siano decedute a causa di altre malattie, più in fretta di quanto ci si aspettasse perché si sono lasciate morire nella solitudine. E, francamente, è invivibile una situazione di isolamento totale. In questa seconda ondata la paura di molti anziani non è il virus, – dice ancora – ma il rischio di venire isolati».

Il coronavirus porta con sé più danni economici e sociali che legati alla malattia di per sé

In Svizzera esistono poi «importanti differenze» tra regioni nella gestione della pandemia nei confronti degli over 65. «La Svizzera romanda e il Ticino sono stati all’inizio più toccati e hanno reagito in modo più intuitivo. Romandia e Ticino hanno una fibra sociale differente rispetto alla Svizzera tedesca, che ha reagito più duramente tenendo maggiormente in conto gli interessi economici».

Secondo Grunder, in questo periodo merita un’analisi anche il sentimento di invincibilità che l’uomo ha sviluppato negli ultimi anni. «Abbiamo dimenticato che siamo esseri mortali: nel ragionamento dei medici e delle autorità sembra che non sia più contemplato morire. È normale morire, è ciò che capita naturalmente quando si arriva a 80 o 90 anni, ma sembra che ce ne siamo dimenticati. Oggi si isolano gli anziani con il pretesto che con il coronavirus morirebbero, ma il virus non è certo l’unica causa di morte».

Abbiamo dimenticato che siamo esseri mortali: nel ragionamento dei medici e delle autorità sembra che non sia più contemplato morire

In questo senso, il nostro interlocutore vede di buon occhio la possibilità per i pazienti COVID di ricevere visite in ospedale, possibilità che durante la prima ondata non c’era: «Si tratta di un passo avanti che ha un grande valore per la dignità umana. Nessuno, – continua – vuole morire solo. Quando la scorsa primavera sono stati chiusi gli ospedali ci sono stati molti anziani che, malati di COVID-19 a casa propria o in strutture per anziani hanno rifiutato l’ospedalizzazione perché intimoriti dal rischio di morire soli».

Infine, chiediamo a Grunder se secondo lui la pandemia ha cambiato il modo di vivere la terza età. «Non so se il modo di vivere è cambiato tra prima e dopo il coronavirus, – risponde – alcuni anziani hanno sicuramente paura ma la paura è qualcosa che oggi accomuna tutti noi. Solo che per gli anziani la COVID-19 è una malattia che va ad aggiungersi alle altre patologie che invecchiando essi sperimentano».

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  • 1 Chiara Nacaroglu
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