Si tira il fiato prima del deficit

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In Gran Consiglio è entrata nel vivo la discussione sui conti del 2019 ma lo sguardo è rivolto allo tsunami in arrivo nel 2020 per le finanze del Cantone – Christian Vitta: «È dal secondo dopoguerra che non si registrano crolli così massicci della produzione»

 Si tira il fiato prima del deficit
© CdT/Gabriele Putzu

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In aula i deputati avevano sul tavolo i conti del 2019, ma lo sguardo di tutti, nessuno escluso, era immancabilmente rivolto a ciò che accadrà. Se è vero che il Consuntivo 2019 si è chiuso con un avanzo di esercizio di 60,3 milioni di franchi, è altrettanto certo che tra 12 mesi bisognerà fare i conti con gli effetti della pandemia, che si sono già fatti sentire con un preconsuntivo che presenta cifre rosse per 269,5 milioni, con un peggioramento pari a 265,4 milioni rispetto al Preventivo 2020 che abbozzava un timido avanzo d’esercizio.

I due rapporti

I primi a prendere la parola sono stati Matteo Quadranti (PLR), relatore di maggioranza, e Ivo Durisch (PS), relatore del rapporto di minoranza (che chiede il plenum di non votare il consuntivo). «La situazione delle donne, del ceto medio e dei disoccupati sono temi cari a tutti noi - ha rimarcato il deputato liberale radicale - mi dispiace non essere arrivati con un rapporto unico, capisco il PS anche se certe questioni potevano essere sollevate in occasione della discussione sui vari Dipartimenti. Queste persone non meritano di diventare terreno di caccia elettorale ma piuttosto delle soluzioni pragmatiche». Pronta la replica del relatore di minoranza: «Ben venga un accordo, basta che non sia a scapito di persone e aziende fragili».

I primi due interventi di entrata in materia, così come quelli che si sono susseguiti in sala, sono stati una sorta di antipasto di quella che sarà la discussione sui conti del 2020. Dai partiti di Governo è emerso l’intento di voler remare nella stessa direzione per evitare che il deficit diventi strutturale. «Ci aspettano anni impegnativi per evitare che il disavanzo diventi strutturale», ha ribadito la capogruppo del PLR Alessandra Gianella. Il capogruppo della Lega Michele Foletti ha innanzitutto invitato alla calma («Ci sarà il tempo per trovare soluzioni, anche se ritengo che non sia una buona cosa fasciarsi la testa prime di essersela rotta»), al pari del collega Maurizio Agustoni (PPD): «Oggi la priorità non è il riequilibrio dei conti bensì di mettere in sicurezza il Ticino dal punto di vista sanitario e socioeconomico».

Dai socialisti e dalle forze di opposizione di sinistra si è levata una voce critica nei confronti «della politica di sgravi finanziari», dei «tagli ai servizi e prestazioni» e del «raggiungimento del pareggio di bilancio fine a sé stesso». La deputata Anna Biscossa (PS) si è invece detta preoccupata del fatto che «nel Consuntivo non ci sembra di vedere la spinta che ci consente di intervenire in ambito sociale». «Dopo tutti i soldi spesi dal Cantone, giriamo alla cifra tonda di circa 10 milioni al giorno, i ticinesi stanno ora meglio o peggio di quindici anni fa?», si è chiesto il capogruppo dell’UDC Sergio Morisoli. «Gli oltre 3,5 miliardi di franchi spesi dallo Stato nel 2019 non giovano granché ai ricchi; ai poveri non migliorano la situazione e non rinforzano e non proteggono il ceto medio dalle sfide socioeconomiche in atto e dalla sua possibile disgregazione». Per questo «i conti in pareggio e l’aumento dell’intervento dello Stato non sono più una garanzia di benessere e prosperità per i cittadini e il Paese. L’urgenza è anzi quella di intervenire sulla spesa, non per ridurla ma certamente per riorientarne l’impiego». «Dotiamoci di strumenti che ci aiutino a tracciare la via passo dopo passo, Uno stato forte è necessario anche per orientare le politiche economiche e non solo per pagare le indennità COVID», ha dal canto suo affermato Samantha Bourgoin (Verdi).

Un momento storico

Nonostante le critiche emerse durante la discussione di entrata in materia, il plenum si avvia verso l’approvazione dei conti (il consuntivo non verrà approvato da UDC, Verdi MPS e Più Donne). Per quanto riguarda invece il futuro, la priorità nell’immediato non sarà il riequilibrio dei conti bensì contenere gli effetti dello tsunami. Un obiettivo, questo, che può essere raggiunto con una certa dose di ottimismo. «Siamo arrivati ad oggi con una situazione difficile ma non compromessa grazie a delle finanze sane», ha spiegato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta nel suo intervento: «Oggi siamo di fronte a una rottura della traiettoria dello sviluppo economico. È dal secondo dopoguerra che non si registrano crolli così massicci della produzione. Sarà importate operare nel solco dell’equilibrio finanziario, consapevoli che l’obiettivo non sarà il risanamento a corto termine», ha proseguito Vitta. «La politica sarà chiamata a uno sforzo importante per evitare la crisi finanziaria, garantendo progettualità politica e salvaguardando le prestazioni necessarie per i cittadini e le aziende in un contesto di sostenibilità finanziaria nel medio termine. Ci sono Paesi che hanno promesso aiuti a cittadini e aziende che li stanno ancora aspettando, ma in Svizzera non è così».

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