Silvestri: «Solo l’immunità naturale potrà davvero proteggerci»

L’ESPERTO

In quanto tempo sconfiggeremo il coronavirus? Il luminare afferma: «L’unico modo oggi per valutare tutti i fattori è effettuare test a tappeto»

Silvestri: «Solo l’immunità naturale potrà davvero proteggerci»
«Test a tappeto» consiglia il professor Silvestri. (foto AP)

Silvestri: «Solo l’immunità naturale potrà davvero proteggerci»

«Test a tappeto» consiglia il professor Silvestri. (foto AP)

Quando usciremo da questa situazione? Quando il coronavirus sarà solo un bruttissimo ancorché indelebile ricordo? I vari Paesi si interrogano sugli scenari plausibili, e per la prima volta anche in Svizzera si inizia a rispondere, seppur timidamente e con tutte le precauzioni del caso, a questa difficile domanda, resa ancor più complicata dalla mancanza di un vaccino, che verrà immesso sul mercato non prima di 12-18 mesi, dopo le sperimentazioni e le approvazioni del caso. In questa settimana, per la prima volta, il capo della Divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale di Sanità pubblica (UFSP) Daniel Koch ha formulato una previsione in merito al propagarsi dei contagi in Svizzera.

«Partiamo dal presupposto che la situazione dovrebbe essere normale all’inizio dell’estate». Una durata complessiva di circa tre mesi dell’epidemia, dunque, in larga parte già sottoscritta dagli esperti. Ma in base a quali dati scientifici oggettivi si arriva a formulare una previsione temporale così precisa?

Abbiamo girato il quesito al luminare Guido Silvestri, professore e direttore del dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta (USA) e della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center e autore del decalogo intitolato «L’ottimismo che viene dalla conoscenza» pubblicato lo scorso lunedì anche sulle pagine del Corriere del Ticino e qui sul nostro sito cdt.ch.

Il professor Guido Silvestri, professore e direttore del dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta (USA) e della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center.
Il professor Guido Silvestri, professore e direttore del dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta (USA) e della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center.

«Picco e calo, come le altre epidemie»

«Questa epidemia da COVID-19 non dovrebbe essere troppo dissimile da ogni altra epidemia conosciuta» esordisce Silvestri, aggiungendo: «Dovrebbe arrivare cioè ad un plateau, ad un picco, e poi calare, sia come numero di nuovi casi che come numero di morti per giorno, il tutto nel giro di alcune settimane.

«Entro nel merito della valutazione dicendo che vi sono almeno tre fattori chiave che possono contribuire a questo scenario che definirei tutto sommato “positivo”. Il primo è l’isolamento della popolazione, che riduce il numero dei nuovi contagi. Il secondo, tutto da valutare, è lo stabilirsi di un’immunità naturale nei confronti dell’infezione da COVID-19 in una parte importante della popolazione. Il terzo, anch’esso da confermare, è la stagionalità, che sappiamo valere per altri coronavirus. Dei tre fattori elencati, solo l’immunità naturale ci può in realtà proteggere contro un eventuale ritorno del virus più in avanti, in attesa del vaccino: tuttavia la durata di questa immunità non è ancora nota e deve essere monitorata nel tempo».

«Fare tamponi e analisi sierologiche»

Silvestri prosegue: «Al momento, non avendo appunto un vaccino contro COVID-19, l’unico modo per valutare come questi fattori hanno agito nel ridurre il numero dei contagi (e la conseguente mortalità) è quello di fare test a tappeto, sia nella popolazione generale che nelle varie aree geografiche dei singoli Paesi, per valutare sia lo stato dell’infezione attiva, tramite tamponi, sia lo stato di immunità della popolazione, tramite analisi sierologiche. Se si dimostrerà, attraverso questi studi, che la riduzione dei casi è stata causata dall’isolamento o dalla stagionalità - in altre parole, se il livello di immunità nella popolazione è basso – l’unica strategia per “riaprire” per esempio l’Italia così duramente colpita sarà quella di monitorare regolarmente il possibile ritorno del virus per poter prendere in tempo i dovuti provvedimenti. Se invece l’immunità naturale dei pazienti si dimostrerà alta, ecco che il monitoraggio dovrà focalizzarsi nel valutare la durata dell’immunità stessa nel tempo».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1
  • 1