«Sono preoccupato per l’escalation in corso»

Ex Macello

Il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli punta al dialogo nella speranza che «le cose rimangano nei canoni della protesta ordinata e che non si giunta ad atti di violenza»

«Sono preoccupato per l’escalation in corso»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Sono preoccupato per l’escalation in corso»

© CdT/ Chiara Zocchetti

La questione ex Macello fa ancora discutere. Non potrebbe essere altrimenti, anche in virtù del procedimento aperto dal Ministero pubblico e della dura, durissima presa di posizione di UNIA in merito alla demolizione avvenuta sabato notte. Il tema interessa da vicino il Cantone, tant’è che il dossier è sul tavolo del Governo. Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli ha risposto alle nostre domande.

Quale è la posizione del Consiglio di Stato in merito alla riapertura del dialogo con gli autogestiti. Il Governo intende fare passi concreti in questo senso?

«L’avrei detto in Gran Consiglio se ci fosse stato il dibattito poi rinviato, il Governo è pronto a trovare un mediatore o una mediatrice, ma bisogna prima che le due parti, soprattutto gli autogestiti, accettino questa idea permettendo una qualche forma di comunicazione tra loro».

Oggi avete discusso anche dei fatti che hanno portato allo sgombero e alla demolizione del centro sociale. In queste ore si susseguono informazioni piuttosto contrastanti, almeno all’apparenza, rispetto alle versioni fornite fino ad oggi dal Municipio di Lugano (UNIA e il quindicinale Area sostengono per esempio che già alle 17.50, prima dunque della presa del Vanoni, delle imprese edili erano state messe in preallarme per un intervento all’ex Macello). La stampa, alla ricerca di conferme o smentite, riceve «no comment» da tutti gli enti ufficiali in virtù dell’inchiesta penale in corso. Può definirci il suo stato d’animo di fronte alle informazioni ricevute dal Governo e dei primi approfondimenti? E ha, in questo senso, un messaggio da dare alla popolazione ticinese?

«Personalmente sono preoccupato per l’escalation in corso, spero davvero che le cose rimangano nei canoni della protesta ordinata e che non si giunga ad atti di violenza. Alla popolazione posso dire che questa situazione può avviarsi verso una soluzione solo con il dialogo e che il Governo farà la sua parte, benché per come si sono messe le cose non sarà facile».

Oggi c’è stata una manifestazione a sostegno dell’autogestione luganese anche a Locarno, e non è detto che altre ne vengano organizzate in altri centri del Ticino. La fiamma del movimento autogestito sembra essersi riaccesa dopo gli avvenimenti di sabato, e sembra tornare ad accendersi anche in altre città che a loro volte hanno una tradizione in questo senso alle spalle. Il Governo cosa può fare?

«Il Governo aveva indicato al Municipio luganese il problema di una potenziale gestione difficile di un dopo sgombero dell’ex Macello, quindi si era già mosso, purtroppo rimanendo inascoltato. Ora si tratta di mantenere i nervi saldi, di gestire le proteste affinché rimangano ordinate e senza violenza e di cercare una soluzione al problema avviato dalla disdetta e da quel che ne ha fatto seguito».

Lugano è la principale città del Cantone. Secondo il Governo il compito di ospitare un centro autogestito spetta, per questo motivo, a Lugano? E se così fosse cosa ne pensa dell’iniziativa dell’UDC che, se approvata, renderebbe molto complicato aprire un centro sociale autogestito sul territorio della città?

«L’autogestione non è pianificabile o spostabile per decisione politica. Bisogna prendere atto del fatto che da molti anni vi è una realtà di questo genere a Lugano, una realtà che può piacere o meno ma che esiste, una realtà che sembra voler restare lì. È a partire da questi dati di fatto che bisogna lavorare, con la complicazione data dal fatto che da sabato scorso questa realtà non ha più una ‘casa’».

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