Sostegno in caso di chiusura dei negozi

Coronavirus

Il Consiglio di Stato avalla alcune misure promosse dal Consiglio federale ma deplora i modi e la tempistica adottata da Berna: «È inaccettabile» – Sollecitati interventi economici a fondo perso, controlli alla frontiera e interventi mirati per le categorie a rischio

Sostegno in caso di chiusura dei negozi
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Cinque pagine fitte fitte di testo per rispondere a tono al Consiglio federale. Il Consiglio di Stato, in seduta straordinaria per l’emergenza coronavirus, questa mattina ha trasmesso le sue puntuali osservazioni che, in certi passaggi, sono poco diplomatiche. E non è la prima volta che il collegio presieduto da Norman Gobbi alza i toni con il Consiglio federale: «Deploriamo nuovamente la tempistica di consultazione dei Cantoni» con il termine di 48 ore imposto nel weekend: «Non è purtroppo più una novità, ma è ancor meno accettabile se si considera, da un lato, che vengono in massima parte riproposte disposizioni già contenute nel pacchetto a livelli posto in consultazione prima delle festività natalizie e, d’altro lato, che la consultazione è stata annunciata in conferenza stampa mercoledì, ma i documenti sono poi stati trasmessi ai Cantoni solo venerdì pomeriggio».

Ma veniamo alla sostanza, partendo dal punto che concerne nuove chiusure ipotizzate da Berna: «Dal profilo tecnico – si legge - la normativa proposta in merito alla chiusura dei negozi ci sembra adeguata, tenendo anche conto dell’esperienza maturata in passato, seppure la portata della sua efficacia non sia al momento chiara. L’elenco dei negozi che rimarrebbero aperti (ndr. nel documento non si trova traccia) poiché offrono beni di prima necessità o di consumo corrente è esteso, ma risulta difficile attuare restrizioni ulteriori in un contesto in cui le attività economiche e produttive rimangono operative». Il Cantone condivide che la situazione epidemiologica rimane «preoccupante» e per questo non si oppone alla proposta di Berna, ma nello stesso tempo evidenzia che «un’eventuale chiusura decretata dall’autorità federale dovrà essere accompagnata da aiuti mirati, celeri e rafforzati alle attività commerciali interessate». E dovranno essere aiuti a fondo perso, sollecitati in particolare per la ristorazione che sta pagando duramente il prezzo delle chiusure imposte da Berna. Non viene contestato quanto oggi in vigore («una proroga è inevitabile») ma viene ritenuto «imprescindibile» un aiuto immediato.

Tornando ai negozi si precisa che «per evitare il turismo degli acquisti la misura andrebbe allineata anche in funzione del regime vigente oltre i confini nazionali, specialmente per i cantoni di frontiera come il Canton Ticino. In Italia e nelle sue regioni le disposizioni applicabili vengono adattate di frequente. Teoricamente ad oggi il problema non si porrebbe perché vige il divieto di spostamento tra regioni e quindi anche da altre nazioni, salvo motivi di lavoro, salute e urgenze. Tuttavia – puntualizza il Consiglio di Stato - non risulta che le autorità italiane pratichino controlli al confine, per cui di fatto non vi è alcun deterrente. Riteniamo che nel momento in cui venisse decretata la chiusura dei negozi, per ragioni di coerenza, di sacrifici economici imposti e di scala di priorità nei bisogni della popolazione occorrerebbe parimenti interrogarsi sul mantenimento dell’apertura dei comprensori sciistici» conclude l’Esecutivo.

Il comunicato del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.

Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati ad una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi.

In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi.

Per quanto riguarda il telelavoro, il Governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.

Il Consiglio di Stato ribadisce che qualora dovessero essere necessarie nuove misure di chiusura, come ad esempio di negozi e attività commerciali, queste dovranno essere accompagnate da aiuti mirati e celeri. Il Governo segnala inoltre il tema del turismo degli acquisti, invitando le autorità federali a verificare l’allineamento delle disposizioni fra i Cantoni e a monitorare con attenzione le regole in vigore oltre i confini nazionali.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Secondo il Governo ticinese andrebbero introdotte delle raccomandazioni mirate a queste fasce di popolazione come, ad esempio, orari dedicati in negozi e attività commerciali.

Infine, il Governo ticinese, considerata la particolare situazione territoriale, ha chiesto nuovamente l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi.

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