«Spero che il progetto vada in porto già nella prossima Legislatura»

Formazione

Aumentare l’obbligo della formazione da 15 a 18 anni: è l’idea alla quale sta lavorando il DECS - Manuele Bertoli: «Fa piacere che vi sia consenso, ma le belle parole non bastano»

«Spero che il progetto vada in porto già nella prossima Legislatura»

«Spero che il progetto vada in porto già nella prossima Legislatura»

BELLINZONA - In Ticino il 12% dei ragazzi che termina la scuola dell’obbligo sparisce dai radar: non consegue alcun diploma, non studia per ottenere la maturità federale né è occupato in un apprendistato. Semplicemente, a 15 anni finite le scuole medie si fermano. Ritrovandosi così con il passare degli anni costretti a dover ricorrere all’assistenza. Una situazione alla quale il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport intende porre rimedio, seguendo la via tracciata dal Cantone di Ginevra che, dall’anno scorso, ha modificato la propria Costituzione innalzando l’obbligo di formazione da 15 a 18 anni. “Siamo chiari: questo non significa obbligare i giovani a stare tre anni in più sui banchi di scuola – precisa il direttore del DECS Manuele Bertoli – piuttosto, l’intento è quello di dare un nuovo slancio a quei ragazzi che, per un motivo o per l’altro, si sono fermati. Con l’obiettivo di portare al 95% la quota di giovani che a 25 anni possiede un titolo secondario”. Un cambio del sistema che il consigliere di Stato auspica di poter introdurre già “nel corso della prossima legislatura. In tal senso, il fatto che da più parti sia stato espresso un sostegno alla misura è di buon auspicio ma siamo consapevoli che non bastano le belle parole”. Servono i fatti. O, meglio, i posti di apprendistato. “Il rilancio di questi giovani implica un aumento dei posti di tirocinio e quindi un maggior coinvolgimento delle aziende – aggiunge Bertoli – ogni anno, al termine della campagna di collocamento i posti ancora disponibili sono infatti pochissimi. Per il futuro sarà quindi indispensabile trovare una soluzione senza dover entrare nell’ottica di dover pagare per avere dei posti di apprendistato. Al massimo, siamo disposti ad investire delle risorse per consentire un accompagnamento più individuale del giovane”. E se la proposta si trova ancora in uno stadio embrionale, per cercare di capire come procedere a Bellinzona è stata organizzata una giornata di studio dove i colleghi romandi hanno presentato quanto messo in campo a Ginevra. “Tra i consigli che ci hanno dato – rileva il consigliere di Stato – vi era in primis quello di introdurre una presa a carico che sia il meno scolastica possibile. Non bisogna dimenticare che se questi ragazzi smettono di seguire un percorso formativo è anche perché hanno avuto un’esperienza negativa con il mondo della scuola”. Da qui la necessità di “rafforzare la funzione orientativa della scuola media – sottolinea Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola – in modo tale da individuare subito quali potrebbero essere i percorsi più adatti alle diverse esigenze dei ragazzi”. Una visione condivisa anche da Paolo Colombo, direttore della Divisione della formazione professionale, per il quale sarebbe auspicabile “interagire con gli istituti già nel secondo biennio di formazione, in modo da accompagnare meglio gli allievi nella scelta dell’apprendistato”. Un cambio di paradigma che mira infine a migliorare la posizione del nostro Cantone in un confronto nazionale. Secondo quanto previsto dal Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca i Cantoni devono impegnarsi affinché il 95% dei 25.enni possieda un titolo di formazione. “Oggi in Ticino questo obiettivo non è raggiunto e ci attestiamo all’88% - conclude Bertoli – occorre quindi ripensare il nostro sistema nell’interesse di tutta la società”.

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