Spesa off limits per gli over 65? In molti ci provano lo stesso

Nuove regole

È capitato, ieri, che alcuni anziani si presentassero all’entrata dei negozi venendo quindi respinti, ma spesso anche gentilmente aiutati - C’è chi fa finta di non sapere e chi cerca di imbrogliare sull’età, la maggior parte però rispetta il divieto - Aumentano intanto anche le richieste per la consegna a domicilio

Spesa off limits per gli over 65? In molti ci provano lo stesso
© CdT/Gabriele Putzu

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Spesa off limits per gli over 65? In molti ci provano lo stesso
© CdT/ Chiara Zocchetti

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Il divieto per i ticinesi con più di 65 anni di recarsi personalmente a fare la spesa non è stato completamente accolto dalle persone interessate. Stando ad una nostra inchiesta in alcuni negozi e grandi distributori del Luganese gli addetti al servizio d’ordine hanno dovuto respingere un certo numero di clienti toccati dal provvedimento. Non si tratta di un gran numero, ma comunque mostra che l’abitudine di arrangiarsi da soli a fare gli acquisti non è così facile da superare. Inoltre, è anche emerso che i negozi hanno adottato strategie diverse di fronte a questa categoria di clienti.

«Finora - spiega un impiegato "di guardia" all’entrata di un negozio - ho avuto una decina di clienti che ho dovuto respingere. Nei casi sospetti chiedo di mostrarmi un documento, e se si rifiutano non li faccio entrare. A coloro che devo respingere consegno un foglio con i numeri di telefono da chiamare per avere aiuto nel fare la spesa». Anche in un altro grande centro di distribuzione sono avvenuti «due o tre» casi di over 65 che hanno cercato di entrare.

«Risparmio i soldi»

Di solito, le persone respinte non fanno problemi. Infatti in un caso, quando è stato fatto notare che è in vigore il divieto, l’anziano ha fatto subito dietrofront e ha detto: «Vorrà dire che risparmio i soldi».

L’unico episodio problematico in quattro centri commerciali da noi visitati, è stato quello di una coppia dove la moglie si ostinava a dire di avere 64 anni, ma alla richiesta di un documento il marito ha ammesso che ne aveva 66. Durante il nostro sopralluogo ci siamo anche imbattuti nel caso di una persona respinta che ha chiesto a un cliente più giovane di farle la spesa, e quest’ultimo si è messo volentieri a disposizione.

In un piccolo centro commerciale visitato, invece, non c’erano controlli all’entrata. «Noi abbiamo svolto dei controlli in mattinata - ha detto un impiegato - ma poi è stato deciso di lasciare perdere, anche perché i negozi non hanno obblighi legali. È la persona anziana ad essere responsabile. Certo che se vediamo una persona che è chiaramente sopra i 65 anni le diciamo che non può entrare». L’aspetto positivo, è che l’addetto ha aggiunto che in questo caso, sono gli impiegati stessi che propongono al cliente di fargli la spesa, chiedendogli di cosa ha bisogno e portandogli la merce fuori dal negozio. Insomma, non mancano gesti di umanità e di comprensione.

© CdT/ Chiara Zocchetti
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«Respingerli fa male al cuore»

In un altro negozio, l’addetto ha confessato: «Respingere le persone anziane mi fa male al cuore». Per loro ci sono comunque delle alternative. Lorenzo Emma, direttore di Migros Ticino, uno dei più importanti distributori a livello cantonale, nota che la cooperativa collabora con diverse associazioni e anche alcuni comuni che si sono organizzati per aiutare gli anziani a fare la spesa. «Noi prepariamo le ordinazioni raggruppate - spiega - e i membri di queste associazioni vengono a ritirarle e poi si occupano della distribuzione agli anziani. Di questi casi ne abbiamo parecchi e al momento non ci occupiamo della distribuzione, perché siamo parecchio impegnati a implementare tutte le misure di sicurezza e di igiene oltre che a rispondere all’accresciuta domanda della clientela che, non si reca più oltre frontiera a fare la spesa. Globalmente comunque devo dire che finora praticamente tutta la clientela si è comportata correttamente».

Più consegne a casa

La maggior parte degli over 65 sembra aver optato per il rispetto del divieto di andare nei negozi. E questo rispetto si è tradotto nell’aumento delle richieste per poter usufruire dei servizi di spesa a domicilio, organizzati da un po’ tutti i Comuni. «Oggi (ieri, ndr) c’è stato un netto aumento delle richieste – spiega ad esempio Giorgio Soldini, capodicastero Servizi sociali a Bellinzona -. Solo durante la mattina sono state 25, abbiamo anche trovato un centinaio di chiamate senza risposte di persone che hanno provato a contattarci mentre tutti i nostri operatori erano occupati». Questa tendenza è stata registrata anche altrove, ad esempio a Chiasso: «Questa settimana c’è stato un vero boom di richieste», ci ha detto il sindaco Bruno Arrigorni.

A garantire e coordinare il servizio nella capitale sono i dipendenti dell’amministrazione comunale che in questi giorni non possono svolgere le loro consuete mansioni. Sono loro a rispondere alle chiamate che giungono all’hotline dedicata agli anziani e alle persone in difficoltà e che raccolgono le loro liste della spesa. «Spesso chi chiama vuole anche chiacchierare, le telefonate possono quindi durare diversi minuti», prosegue Soldini. Un servizio parallelo a quello bellinzonese, come scritto, è stato organizzato nella gran parte dei Comuni ticinesi. Con qualche variazione. Il succo però non cambia, tutti invitano gli anziani e le persone vulnerabili a fare affidamento ai loro servizi per la spesa a domicilio e a contattare le amministrazioni comunali per qualsiasi informazione.

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