«Sui salari minimi i Cantoni hanno già sufficienti poteri»

Consiglio federale

Questa la risposta da Berna a una mozione della consigliera nazionale ecologista Greta Gysin secondo la quali le misure d’accompagnamento «mitigano, ma non risolvono il problema» in zone di frontiera come il Ticino

«Sui salari minimi i Cantoni hanno già sufficienti poteri»
© CDT/Archivio

«Sui salari minimi i Cantoni hanno già sufficienti poteri»

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I Cantoni dispongono già oggi delle necessarie facoltà per fissare salari minimi, non è quindi necessario intervenire ulteriormente. È la posizione espressa dal Consiglio federale in una risposta pubblicata oggi a una mozione della consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi/TI), che incalzava il governo sulla situazione in Ticino.

Secondo il testo inoltrato dalla Gysin, nei cantoni vicini alle frontiere, si constata una forte pressione sui salari dovuta alla grande disponibilità di personale frontaliero che accetta retribuzioni basse e di aziende che si istallano in queste regioni per approfittare della differenza salariale. Ciò, sottolinea l’ecologista, con conseguenze negative per il territorio che le ospita.

Le misure d’accompagnamento - scrive la Gysin - «mitigano, ma non risolvono il problema». La consigliera nazionale ricorda che le disparità di retribuzione con il resto della Svizzera in Ticino erano già considerevoli e «negli ultimi anni si è assistito a una ulteriore diminuzione dei salari mediani in numerosi settori economici». Tale regressione riguarda sempre di più il settore terziario e dei servizi che in alcuni casi in 8 anni hanno visto le paghe mediane diminuire fino a 1600.- franchi mensili.

La mozione presentata dalla ticinese «vuole far sì che alle autorità cantonali sia data maggiore competenza e possano fissare salari minimi di tipo economico, e non solo di tipo sociale».

Nella sua replica, il governo ricorda che «la Confederazione ha fatto ampio uso delle sue competenze costituzionali in materia di diritto del lavoro». Inoltre - come riconfermato dal Tribunale federale nel 2017 - i Cantoni hanno la facoltà di fissare salari minimi come misura di politica sociale: ciò può avvenire se l’importo stabilito si riferisce al reddito minimo risultante dal sistema dell’assicurazione o dell’assistenza sociale.

Tuttavia, sottolinea il Consiglio federale, il diritto del lavoro svizzero è caratterizzato dal principio della libertà contrattuale, «per cui l’introduzione di un salario minimo da parte di un ente statale rappresenta un’ingerenza importante nelle libertà contrattuale ed economica».

Il governo precisa che le misure d’accompagnamento sono state concepite come strumenti che tengano conto delle diversità regionali. I Cantoni hanno un ampio margine di manovra nello stabilire l’organizzazione e il volume dei controlli. Nel quadro di queste misure d’accompagnamento i Cantoni possono infine rilasciare contratti normali di lavoro con salari minimi vincolanti in settori privi di contratti collettivi di lavoro qualora vengano ripetutamente e abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali per il luogo, la professione o il ramo.

Stando al Consiglio federale, diversi Cantoni, tra cui il Ticino, hanno finora sfruttato attivamente questo margine di manovra. A sud delle Alpi «il volume dei controlli è ad esempio nettamente superiore rispetto a quello di altre regioni». Negli ultimi anni il Ticino ha inoltre emanato diversi contratti di lavoro con salari minimi vincolanti. Attualmente ne sono in vigore 18, applicati a settori come l’informatica, la pubblicità e la ricerca di mercato o, ancora, nell’ingegneria meccanica e degli apparecchi.

Per questi motivi il Consiglio federale ritiene che i Cantoni dispongano già oggi delle necessarie competenze per emanare salari minimi e invita quindi a respingere la mozione di Greta Gysin.

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