«Sui treni stipati come bovini»

La polemica

Durante i fine settimana sui convogli FFS il posto a sedere è una rarità - Monta la protesta dei passeggeri

«Sui treni stipati come bovini»
© Keystone

«Sui treni stipati come bovini»

© Keystone

In un’epoca in cui il risveglio della coscienza ecologica si propaga a macchia d’olio, l’utilizzo dei mezzi del trasporto pubblico potrebbe approfittare dell’onda per diventare un trend. Potrebbe, già. Non fosse per l’insoddisfazione nei confronti del servizio offerto dalle FFS, che non sembra invece passare di moda.

Il potenziale momento propizio per innescare tra i cittadini una buona abitudine come quella dell’uso dei mezzi, per molti utenti rappresenta invece la conferma di un disservizio che si protrae da tempo. Una delle lamentele che ciclicamente torna in auge riguarda i costi dei biglietti che, nel paragone con i Paesi circostanti, in Svizzera sono esponenzialmente più alti. Costi giustificati, sostengono i molti passeggeri soddisfatti della rete ferroviaria, da aspetti come la puntualità, la pulizia dei vagoni, la competenza del personale. È pur vero che, forse proprio perché abituati bene, o forse perché la qualità delle prestazioni in fondo non è sempre all’altezza del costo, il malcontento e l’impazienza nei confronti di ritardi, soppressioni e, soprattutto, sovraffollamenti non si placa. I guasti, quando capitano, sono imprevedibili e talvolta inevitabili; sulla puntualità le FFS – che spesso dipendono anche da altre realtà come nel caso delle linee transfrontaliere – cercano di migliorare man mano che i problemi si presentano, come avvenuto per la linea Mendrisio-Varese. Ciò non toglie che troppo spesso i treni siano ancora troppo pieni, con viaggiatori in piedi, accalcati un po’ ovunque.

«Sui treni stipati come bovini»

«Incentivi ad hoc»

Di fattori che possono influire sul sovraffollamento di una determinata corsa ce ne sono diversi: dal meteo, ai ponti/vacanze oltre Gottardo che portano turisti, dai guasti ai treni alle manifestazioni. Molti sono tuttavia noti da anni e ciò nonostante la situazione non cambia. «Quando la domenica sera parto per rientrare all’università a San Gallo – racconta Diego, uno studente ticinese fuori sede – prendo spesso il treno alle 18.30 per anticipare la ressa ma i posti sono già tutti occupati fin da Lugano». Il rientro in Ticino del venerdì sera è un punto dolente da decenni, e lo stesso vale per la partenza verso nord della domenica sera. «Oltre agli studenti, ai militari in libera uscita nel fine settimana e a chi, lavorando in Svizzera interna, rientra per qualche giorno, si aggiungono sempre più spesso anche i turisti. Il problema è che oltre al venerdì e alla domenica, ormai troviamo vagoni pieni anche al giovedì sera e al lunedì mattina: cercare quindi di organizzarsi con i corsi e approfittare dei weekend lunghi spesso non serve comunque a niente». Gli studenti possono infatti usufruire di un abbonamento – il «seven25» – che, rispetto a quello generale, è molto conveniente e permette loro di viaggiare tra le 19 e le 5 di mattina pagando 390 franchi l’anno. «Prima c’era il Binario7 che permetteva praticamente le stesse cose (esclusi però i trasporti cittadini) ma ad un costo inferiore», racconta ancora lo studente. «Già prendendo il treno alle 18 o alle 18.30, paghiamo la tratta percorsa prima delle 19, ma anche a quell’ora non ci sono più posti. Le Ferrovie dovrebbero creare degli incentivi per gli studenti in modo che possano partire anche alle 16 o alle 17, altrimenti non se ne esce».

«Sui treni stipati come bovini»

Tutti insieme in prima?

Un altro suggerimento dato da Diego per evitare di viaggiare «stipati come bovini», come dice lui, è quello di poter passare automaticamente dalla seconda alla prima classe nel caso non ci siano vagoni sufficienti. «Oggi dipende tutto dall’umore del controllore». Ma come la prenderebbe chi paga biglietti più cari per avere proprio quella tranquillità e la certezza di un posto che troppo spesso manca in seconda? Lo spiega ironicamente una pendolare in un post su Facebook completo di foto di treno affollato: «Non è facile prevedere che la gente vada a lavorare le mattine dei giorni feriali. Per carità, mica mi lamento, ho fatto un sacco di amicizie questa mattina in prima classe, dove di solito invece regna il silenzio. Ma va bene, non c’è nessun problema. Il macchinista è così tranquillo che a ogni fermata apre la porta del suo bugigattolo supersonico e guarda la fiumana, come un re guarda guardingo e preoccupato il suo regno».

Le risposte delle FFS: "Il problema è noto"

«Problemi di capacità non sussistono solo sull’asse nord-sud e in Ticino, ma in tutta la Svizzera» spiega Beat Kisseleff, responsabile FFS pianificazione offerta - Svizzera orientale e Ticino. «I picchi massimi relativi al carico di passeggeri che attraversano il San Gottardo si limitano a poche ore in giornate particolarmente cariche. In altre tratte, come ad esempio Zurigo-Berna, o nei treni dell’S-Bahn zurighese le capacità durante le ore di punta sono quasi giornalmente al limite. Viaggiare in piedi per diversi passeggeri diventa, anche in questi casi, inevitabile. Treni stracolmi nelle ore di punta sono un tema rilevante anche al di fuori del Ticino». E nei periodi speciali, come i ponti o le vacanze? «Le FFS gestiscono i fine settimana e i periodi di vacanza come traffico di punta, in modo specifico e interdisciplinare - risponde Kisseleff -. «Quando possibile, vengono organizzati treni supplementari. Per metterli a disposizione è necessario che a livello di binari, veicoli e personale ci siano le giuste possibilità e tutto combaci. Ciò al momento non è sempre possibile perché mancano le risorse. Pianificare vagoni in più fa parte delle misure previste. Ma va notato che con il sempre maggiore uso di treni ad alta velocità (ETR610, ICN, Giruno) le possibilità di incrementare le capacità a breve termine sono ancora meno. La situazione relativa alla scarsità delle risorse è nota. Ad ogni modo i problemi sono presi sul serio in ogni regione dalle FFS. In particolare, l’asse nord-sud per il management è di assoluta priorità».

Da sapere

«Esternazioni inaccettabili»

Alle insoddisfazioni dei passeggeri si aggiungono anche quelle dei dipendenti, i quali raccolgono in prima persona i malumori dei passeggeri. In un comunicato stampa del 10 dicembre, il Sindacato del personale dei trasporti SEV denuncia i continui disagi e le difficoltà che stanno avendo controllori e macchinisti nel farvi fronte. «Nonostante puntuali segnalazioni da parte del personale – si legge nella nota –, la situazione non sembra migliorare». Il 3 ottobre scorso, il sindacato ha anche avuto un incontro a Lucerna con i vertici dell’azienda per discutere la questione. Ma il fine settimana seguente, neanche a farlo apposta, i vagoni sono risultati più gremiti che mai. «Secondo le FFS tutta colpa del brutto tempo a Nord delle alpi e del bel tempo a Sud, dell’inizio delle vacanze autunnali in Svizzera tedesca e infine, per loro stessa ammissione, del fatto che nessun treno supplementare è stato pianificato. Esternazioni inaccettabili, una presa in giro per la clientela e per il personale», sottolinea il SEV, aggiungendo quanto tutto questo metta in difficoltà i dipendenti che assumono spesso – e loro malgrado – il ruolo di parafulmine tra i passeggeri e l’azienda. «Non è accettabile giustificare i treni sovraffollati affermando che l’ennesimo disservizio dipende dalla concomitanza di fattori». «Di pazienza il personale ne ha avuta fin troppa» prosegue il comunicato. «Ora urgono davvero risposte concrete e immediate. Se l’affluenza di viaggiatori grazie ad Alptransit è aumentata considerevolmente, le FFS devono essere pronte a farvi fronte. Cercare e comunicare in continuazione attenuanti, sostenendo che in futuro la situazione sarà migliore, è un ritornello già sentito quando sulla tratta del San Gottardo circolavano i famigerati Cisalpino. Continuare a scusarsi con la clientela e il personale a questo punto non è più credibile e diventa imbarazzante».

Mancano macchinisti

La questione è stata sollevata a inizio ottobre dal «Blick». In media, ogni giorno, sull’intera rete ferroviaria svizzera mancano 30 macchinisti. Numeri importanti, che contribuiscono ad aumentare i disservizi. Le FFS stanno cercando di tamponare la penuria offrendo un bonus di 80 franchi a quei dipendenti che si presentano al lavoro durante i loro giorni liberi. Un portavoce delle Ferrovie ha confermato la situazione, sostenendo che in diversi giorni della settimana la situazione «continua a essere tesa». La ragione è duplice: da un lato, i macchinisti devono smaltire i turni extra accumulati nel corso dell’estate; dall’altro, a Briga (FFS Cargo) c’è carenza di personale a causa di numerosi casi di malattia. Il problema non riguarda solo le FFS. Pure BLS è toccata dalla carenza, seppur in misura minore. Anche l’azienda ferroviaria Matterhorn-Gotthard-Bahn è in difficoltà: i viaggiatori fra Briga e Fiesch (VS), che percorrono la tratta al mattino presto e la sera tardi, devono effettuare il tragitto in AutoPostale e non in treno. Jan Bärwalde, portavoce della società, ha confermato all’agenzia Keystone-ATS notizie in tal senso pubblicate dalla «Walliser Bote». Al momento la sostituzione dei treni con l’AutoPostale - che riguarda due collegamenti al mattino e due la sera - è prevista fino a metà novembre. La carenza di personale è riconducibile a diverse partenze a breve termine non previste, dovute a malattie o licenziamenti, ha sottolineato Bärwalde. La situazione è resa più complessa anche da problemi con la quantità di materiale rotabile a disposizione. Tornando alle FFS, si stima che nei prossimi anni serviranno un migliaio di nuovi macchinisti. L’azienda, vista la situazione di emergenza, punta anche ad assumere personale over 40.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1
  • 1