SwissCAN: ecco il «satellite in lattina» dell’Arti e mestieri di Bellinzona

Il progetto

Sei allievi della scuola stanno partecipando alla competizione lanciata dall’Agenzia spaziale europea - La sfida? Costruire un mini-satellite con il quale effettuare delle misurazioni atmosferiche - VIDEO

SwissCAN: ecco il «satellite in lattina» dell’Arti e mestieri di Bellinzona
Il mini-satellite della Scuola arti e mestieri di Bellinzona - da sinistra i ragazzi che l’hanno costruito - Mattia Bassi, Filippo Sala, Tobia Rossi, Anteo Lafranchi, Ismael Ferracin, Sara Allegri e Rinaldo Geiler, il docente che li ha seguiti © CdT/ Chiara Zocchetti

SwissCAN: ecco il «satellite in lattina» dell’Arti e mestieri di Bellinzona

Il mini-satellite della Scuola arti e mestieri di Bellinzona - da sinistra i ragazzi che l’hanno costruito - Mattia Bassi, Filippo Sala, Tobia Rossi, Anteo Lafranchi, Ismael Ferracin, Sara Allegri e Rinaldo Geiler, il docente che li ha seguiti © CdT/ Chiara Zocchetti

SwissCAN: ecco il «satellite in lattina» dell’Arti e mestieri di Bellinzona

SwissCAN: ecco il «satellite in lattina» dell’Arti e mestieri di Bellinzona

Far stare un intero satellite in una lattina. È questa l’idea alla base di CanSat, una competizione proposta annualmente dall’Agenzia spaziale europea (ESA) alla quale partecipano squadre di studenti provenienti da 24 nazioni diverse. Giovani di età compresa tra i 14 e i 19 anni lavorano per creare un proprio mini-satellite con il quale, dopo un lancio a un chilometro d’altitudine, misurare temperatura, pressione e altri valori atmosferici. Un progetto ambizioso al quale quest’anno, in rappresentanza della Svizzera, aderisce anche un team di allievi (una ragazza e cinque ragazzi) della Scuola d’arti e mestieri (SAM) di Bellinzona. Dopo la presentazione di «SwissCAN, il satellite che sogna lo spazio» avvenuta ieri in diretta streaming, il docente responsabile del progetto Rinaldo Geiler ci ha raccontato le sfide affrontate nella creazione della «lattina spaziale» ticinese.

Rinaldo Geiler, docente. / © CdT/Chiara Zocchetti
Rinaldo Geiler, docente. / © CdT/Chiara Zocchetti

«L’idea di partecipare alla competizione è partita dal vicedirettore Matteo Mozzini ed è stata subito accolta con grande entusiasmo da insegnanti e allievi, tutti appassionati di scienze spaziali», spiega Geiler. «Abbiamo trovato rapidamente i sei componenti della nostra squadra, ragazzi che potessero curare sotto ogni aspetto la progettazione di quello che abbiamo voluto chiamare SwissCAN: dalla meccanica all’elettronica, senza dimenticare il cosiddetto ‘‘outreach’’, la parte riguardante la pubblicizzazione del nostro lavoro».

Una serie di rigide regole

I mini-satelliti, dicevamo, misureranno temperatura e pressione atmosferica, ma l’ESA ha anche deciso che tutti i team dovranno liberamente scegliere un secondo obiettivo per la propria missione. Per questa ragione a Bellinzona si è stabilito che sullo SwissCAN venissero posti anche degli strumenti per effettuare un campionamento dell’aria e la misurazione di vento (intensità e direzione) e umidità: modifiche che sono andate però ad impensierire il team ticinese per i limiti di massa e budget imposti dall’Agenzia spaziale europea.

«La sfida principale è stata quella riguardante la massa del nostro SwissCAN», ci spiega Geiler. «Il satellite deve infatti pesare al massimo 350 grammi. Inizialmente avevamo previsto quattro campionamenti d’aria tramite degli appositi palloncini, ma siamo dovuti scendere a tre proprio per evitare di superare questo limite massimo». E con un budget che non deve superare i 500 euro, anche l’aspetto finanziario ha creato non pochi grattacapi: «Abbiamo dovuto effettuare numerose ricerche per trovare delle aziende che vendessero le componenti a prezzi accessibili», conferma il docente.

Lo SwissCAN, il mini-satellite costruito dagli allievi della Scuola arti e mestieri di Bellinzona. / © CdT/Chiara Zocchetti
Lo SwissCAN, il mini-satellite costruito dagli allievi della Scuola arti e mestieri di Bellinzona. / © CdT/Chiara Zocchetti

Il lancio

Lo SwissCAN, spiega Geiler, «sarà lanciato a un chilometro d’altitudine: qui, grazie all’apertura di un paracadute, cadrà poi in discesa controllata a una velocità di 8 metri al secondo. È in questa fase che si verificheranno le misurazioni. Inizialmente, continua il docente, «era stato stabilito che i CanSat dovessero essere inviati all’ESA stessa, così che venissero raccolti e lanciati tutti insieme in una nazione prestabilita. Poi, a causa della pandemia, si è deciso altrimenti: ognuno manderà in cielo il proprio». E il countdown per il lancio ticinese si avvicina: «Lo effettueremo sul Lucomagno, dove non darà fastidio a nessuno, a fine maggio o inizio giugno», ci anticipa Geiler.

E l’atterraggio? Possibile che tutto questo lavoro vada sprecato nel caso la fase finale del volo non dovesse andare come previsto? «Le misurazioni non andranno perdute», ci rassicura il docente della SAM. «Benché esista il rischio che vengano riportati dei danni, la struttura dello SwissCAN è abbastanza solida da garantire che la scheda di memoria nella quale verranno immediatamente immagazzinati i dati raccolti arrivi sana e salva a terra».

© CdT/Chiara Zocchetti
© CdT/Chiara Zocchetti

«Talento e coraggio»

Alla presentazione del progetto hanno partecipato anche due ospiti illustri: Claude Nicollier (astronauta svizzero e professore emerito allo Space Innovation del Politecnico di Losanna) e Bruno Storni (ingegnere ticinese, docente presso SUPSI e professore al Politecnico di Losanna). Entrambi hanno lodato i giovani studenti ticinesi. «Sono molto impressionato dal lavoro effettuato dai ragazzi, dal loro talento e dal loro coraggio», ha affermato Nicollier. «Per le missioni spaziali lo spirito di squadra è fondamentale: quello dei ragazzi è il giusto atteggiamento». Un aspetto questo sottolineato anche da Storni: «Nell’ingegneria da soli non si va da nessuna parte, lavorare in team è importantissimo. Sono contento che la mia ex scuola (Storni ha frequentato la SAM, ndr) abbia partecipato a un progetto così innovativo».

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