Tassa di collegamento, un iter lungo e travagliato

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Dal Messaggio governativo del 2015 fino alla sentenza del Tribunale federale, passando per il referendum e il voto popolare - LA CRONISTORIA

Tassa di collegamento, un iter lungo e travagliato
© CdT/Archivio

Tassa di collegamento, un iter lungo e travagliato

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Dopo tre anni di attesa il Tribunale federale ha dato luce verde alla tassa di collegamento, mettendo (quasi) la parola fine a un lungo iter iniziato con un Messaggio governativo risalente al novembre del 2015. Ripercorriamo le tappe principali di questa vicenda.

Il Messaggio del Governo

Il 4 Novembre 2015 il Consiglio di Stato licenzia il Messaggio concernente la modifica della Legge sui trasporti pubblici volta a specificare la tassa di collegamento. Il provvedimento elaborato dal ministro Claudio Zali prevede di far pagare i posteggi ai grandi generatori di traffico per incentivare il carpooling e per sgravare il traffico nel Sottoceneri.

Luce verde dal Gran ConsiglioIl 14 dicembre 2015 il Gran Consiglio approva la modifica legislativa con 64 voti a favore 6 contrari e 13 astenuti. La tassa di collegamento regolata dalla Legge sui trasporti pubblici e dal relativo Regolamento di applicazione avrebbe dovuto entrare in vigore il 1. agosto 2016.

Referendum e votazione popolare

Contro la revisione viene lanciato un referendum che raccoglie più di 20 mila firme. In votazione popolare, il 5 giugno 2016 il testo viene però accolto di strettissima misura dal 50,7% dei votanti.

Il ricorso al Tribunale federale

Nel settembre del 2016 il Tribunale federale concede l’effetto sospensivo ai 19 ricorsi inoltrati dai privati contro le modifiche alla Legge sui trasporti pubblici e contro il Regolamento sulla tassa di collegamento.

L’incertezza

L’effetto sospensivo congela di fatto la nuova tassa, creando non poca incertezza. Il Dipartimento del territorio fa sapere che «fino a quando l’Alta corte di Losanna non avrà espresso il proprio giudizio di merito, le norme legali concernenti la tassa di collegamento non potranno essere applicate e la procedura d’imposizione non potrà di conseguenza essere avviata». L’Associazione Industrie ticinesi consiglia le aziende associate di far pagare la tassa già dal 1. agosto 2016, per poi eventualmente restituire l’importo ai dipendenti qualora la tassa non fosse entrata in vigore per decisione del Tribunale federale.

L’iniziativa per abolirla

Il 16 ottobre 2018 i deputati Gabriele Pinoja (UDC) e Cleto Ferrari (Indipendente) presentano un’iniziativa parlamentare per abolire la tassa di collegamento. Il 27 novembre il Consiglio di Stato difende a spada tratta la misura, ritenendola «una vera e propria esigenza per il cantone» e invita il Gran Consiglio a respingere l’iniziativa. Che resta lettera morta.

La retroattività non convince

Nel gennaio dello scorso anno il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, intervenendo al secondo convegno cantonale sulla mobilità a Chiasso, apre alla possibilità di rinunciare alla retroattività, ovvero all’incasso dal 1. agosto 2016 alla data della decisione dei giudici del Tribunale federale.

La sentenza

Dopo oltre tre anni e mezzo di attesa, il Tribunale federale dà il via libera alla tassa di collegamento, respingendo i 19 ricorsi pendenti. Il Governo esclude la possibilità di un prelievo retroattivo della tassa e, in un’intervista al Corriere del Ticino, il direttore del DT Claudio Zali annuncia che la tassa sarà «ragionevolmente una realtà nel 2022». Le motivazioni vengono pubblicate quasi quattro mesi dopo la sentenza e il Governo, stando a nostre informazioni, deciderà il 19 agosto sull’entrata in vigore.

Nel frattempo, il 20 aprile scorso il gruppo dell’UDC in Gran Consiglio presenta un’iniziativa parlamentare elaborata in cui si propone l’abrogazione degli articoli della Legge sui trasporti pubblici che introducono e regolano la tassa di collegamento.

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