Telelavoro e vita in campagna vanno a braccetto anche in Ticino?

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Negli USA si osserva lo sviluppo di «Zoom town»: villaggi e periferie che, con l’aumento dello smartworking, registrano un improvviso boom di traslochi - Con il professore dell’USI Lorenzo Cantoni abbiamo parlato di questo fenomeno

Telelavoro e vita in campagna vanno a braccetto anche in Ticino?
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Telelavoro e vita in campagna vanno a braccetto anche in Ticino?

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Campagna o città? La scelta sul dove vivere è dettata da diversi fattori, non da ultimo quello «vivibilità». Negli USA la pandemia da COVID-19 e il conseguente obbligo di smart working ha fortemente influito sull’equilibrio di questa scelta. Vivere nelle grandi e costose città ha ormai pochi pro e troppi contro. Tanto che sono sempre più numerosi gli statunitensi che, lavorando da casa, hanno deciso di spostarsi in zone più verdi. Le periferie, le regioni rurali e più isolate, sono ora ambiti e al centro di un gran via vai di furgoni da trasloco. Le cosiddette «Zoom town» americane vedono dunque la propria popolazione crescere rapidamente, forse anche troppo: la gentrificazione di queste zone discoste porta a gravi aumenti dei prezzi delle abitazioni, al sovraffollamento delle piccole scuole locali e al sovraccarico delle infrastrutture.

E alle nostre latitudini? Secondo uno studio effettuato da Homegate, circa il 20% della popolazione svizzera ha cambiato abitazione negli ultimi 18 mesi: una vera e propria «febbre del trasloco». Non ci è dato sapere, però, che percentuale abbia deciso di lasciare la città per trasferirsi in campagna. Benché la Confederazione ne abbia abolito l’obbligatorietà, l’esperienza pandemica potrebbe aver conferito al telelavoro una certa popolarità. È una soluzione sostenibile anche in Ticino? Anche da noi si potrà assistere allo sviluppo di Zoom town? Ne abbiamo parlato con Lorenzo Cantoni, professore alla Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’USI, dove è direttore dell’Istituto di tecnologie digitali per la comunicazione.

© CdT/Archivio
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Mi aspetto un ritorno al lavoro ordinario, ma con più flessibilità

«Dopo numerosi mesi di esperienza di telelavoro molti – aziende così come collaboratrici e collaboratori – hanno avuto modo di sperimentarne in prima persona non solo gli aspetti problematici, in particolare il senso di solitudine e la cosiddetta ‘‘zoom fatigue’’, ma anche quelli positivi: la possibilità di organizzare il tempo in modo più flessibile e di ridurre quello dedicato all’andare al lavoro, fra gli altri. In ogni caso, si è visto che è possibile lavorare a distanza, con una qualità simile (in alcuni casi anche superiore) a quella ordinaria. Mi aspetto dunque di assistere a un ritorno al lavoro ordinario, ma con maggiore flessibilità, per esempio con combinazioni creative fra presenza e distanza», spiega Cantoni.

«Non credo che l’alternativa sia fra lavoro solo in presenza o telelavoro, si tratterà piuttosto di identificare la soluzione “ibrida” migliore per chi lavora e per le aziende. Naturalmente questo dipende anche dalla natura del lavoro e dalle interazioni che sono richieste entro il team, così come con clienti e fornitori».

In Ticino la situazione è buona, ma si devono fare ancora dei passi in avanti

Ma il nostro cantone è pronto per sostenere stabilmente lo smart working? «La situazione ticinese è senz’altro buona», spiega il professore. «In molti casi sarà sufficiente per supportare attività di telelavoro individuale, ma è vero che si devono fare ancora dei passi in avanti. Posso portare il mio caso come esempio: abito a Ligornetto, dove non arriva ancora la fibra ottica. Nei mesi scorsi ho sperimentato diverse volte quanto la sua mancanza possa essere un ostacolo, specialmente se la rete domestica è usata da più di una persona».

«Non è solo questione di collegamenti telematici», specifica Cantoni, «si tratta anche di attrezzare adeguatamente chi svolge telelavoro e di assicurare un’assistenza costante ed efficace. Temi come la sicurezza informatica, poi, richiederanno ulteriori approfondimenti e lo sviluppo di una più estesa consapevolezza. Dobbiamo poi, tutti, sviluppare strategie sempre più idonee per gestire il telelavoro. Per esempio dovremo “negoziare” quando e a che condizioni si debba tenere aperta la telecamera, e quando è possibile tenerla spenta. All’USI stiamo conducendo una ricerca su questo tema, che include anche le modalità di vestire e di truccarsi quando si è in videoconferenza (per così dire, la sua dimensione fashion), una ricerca che ha coinvolto circa mille persone, e i cui risultati si preannunciano molto interessanti...».

Gentrificazione ticinese?

Riguardo il possibile esodo verso le campagne ticinesi, Cantoni spiega: «Non credo che da noi si assisterà a un fenomeno simile, in proporzioni, a quello statunitense, ma vi sarà senz’altro un impatto a diversi livelli. Così come la vicinanza a una stazione ferroviaria o alla posta, e la frequenza dei collegamenti, sono ora un fattore importante nella ricerca di un’abitazione (e anche nel calcolo del suo valore d’acquisto o della pigione da pagare), in futuro elementi come la disponibilità della fibra ottica, o la predisposizione di una camera della casa per le attività di home office potranno fare la differenza», spiega il professore. «Di più, possiamo anche considerare che le aziende, che oggi hanno una estesa disponibilità di uffici nelle città, potranno avere bisogni più ridotti in futuro (ciò permetterà loro di risparmiare delle spese): tali spazi dovranno essere riorientati verso altre destinazioni d’uso. Mi aspetto dunque numerosi processi di cambiamento, ma nessuno, sul breve termine, tale da risultare sconvolgente per il Ticino».

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