Test a pagamento, tariffe variabili

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Non è stato fissato alcun prezzo di riferimento- Federico Tamò: «Ciascuna farmacia farà i propri calcoli e stabilirà il costo, varrà il libero mercato» - Giovan Maria Zanini: «Verificheremo che i tamponi non vengano indebitamente fatturati alla Confederazione»

Test a pagamento, tariffe variabili
©CdT/Chiara Zocchetti

Test a pagamento, tariffe variabili

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Da oggi i test antigenici per chi è asintomatico sono a pagamento. La Confederazione aveva infatti concesso una finestra temporale ulteriore rispetto alla prima data indicata - il 1. ottobre - dopo le pressioni e gli appelli arrivati dai partiti. Questo termine ora è scaduto e per ottenere il pass COVID, necessario per accedere ai luoghi chiusi, bisogna mettere mano al portafoglio.

Fissazioni dei prezzi

Ma le farmacie come si regolano con i costi? «Ogni farmacia deve fare i propri calcoli di quanto gli costa il test, di quanto margine vuole ottenere e quale strategia vuole attuare a livello di offerta» spiega Federico Tamò portavoce dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino. Come precisa anche una circolare inviata dall’Ufficio del farmacista cantonale, «per i test a carico del richiedente il prezzo è stabilito liberamente dal fornitore della prestazione (contrattazione privata)». Questo significa che ciascuna farmacia può stabilire liberamente il costo del tampone. «Per i test presi a carico dalla Confederazione la tariffa massima, fissata dall’Allegato 6 dell’Ordinanza 3 COVID, è di 47,50 franchi. Per i test antigenici a carico del cittadino, invece, vige il libero mercato. Se una farmacia vuole fatturare a meno perché gli costa meno o per qualsiasi altra ragione, è libera di farlo» precisa Tamò. Lo stesso concetto viene ribadito anche dal farmacista cantonale, Giovan Maria Zanini: «Tocca al singolo farmacista fare le proprie valutazioni e fissare un prezzo. Il principio è semplice: non possiamo dare soglie massime, né minime, perché vorrebbe dire suggerire un’indicazione contraria al principio della libera concorrenza».

In base alla domanda

Di riflesso, però, i prezzi varieranno in base alla domanda. «In caso di una particolare manifestazione, con una domanda accresciuta di tamponi per accedervi, i prezzi potranno essere alzati», prosegue Zanini. In tutti i casi, l’Ufficio del farmacista cantonale verificherà che non ci siano abusi: «Faremo alcuni controlli per verificare che non vengano fatturati alla Confederazione i test che il cliente dovrebbe pagare di tasca propria», sottolinea Zanini.

Si andrà in Italia?

Visto che non è possibile fissare un valore di riferimento per i test, per ottenere un certificato COVID i ticinesi potranno anche decidere di rivolgersi alle farmacie d’oltreconfine, dove i prezzi sono più bassi. «Ora il tampone diventa un bene di consumo qualsiasi. In Italia costa meno perché le spese da sostenere sono minori per i farmacisti. Questi fattori si riflettono anche sul prezzo finale del test per il cliente» precisa Tamò.

Eccezioni e attestazioni

I test resteranno gratuiti per gli adolescenti fino ai 16 anni e per chi non può essere vaccinato. Quest’ultima categoria, precisa il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), dovrà mostrare al farmacista il certificato del proprio medico in cui si attesta l’impossibilità di vaccinarsi per motivi medici. Discorso diverso per chi desidera andare a trovare qualcuno in ospedali, cliniche e case per anziani, dove è obbligatorio presentare un test negativo. Queste persone avranno diritto al tampone gratis, ma non riceveranno un certificato COVID provvisto di codice QR. Il farmacista rilascerà loro un’attestazione in cui figurano la data e l’orario del test, il risultato e il limite di validità.

Gratuità in presenza di sintomi

I test rimangono gratuiti anche per le persone che presentano uno o più sintomi della malattia. Il DSS sottolinea l’importanza di farsi testare non appena si avvertono febbre, raffreddamento, dolori, perdita improvvisa del gusto e dell’olfatto. Il DSS ribadisce anche l’importanza di continuare a mantenere le classiche misure di protezione che, unitamente ai test, «rimangono uno dei pilastri fondamentali nella strategia per limitare la diffusione del coronavirus».

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