Timori per il pass COVID nei ristoranti: ecco come va in Italia

Pandemia

In Svizzera il certificato diventa obbligatorio per consumare all’interno dei locali - Nella Penisola la misura è già in vigore da inizio agosto, Luciano Sbraga della Federazione Italiana Pubblici Esercizi fa un primo bilancio: «Finora nessun impatto economico evidente»

Timori per il pass COVID nei ristoranti: ecco come va in Italia
©Shutterstop

Timori per il pass COVID nei ristoranti: ecco come va in Italia

©Shutterstop

Alla fine la decisione è arrivata: il certificato COVID da oggi, lunedì 13 settembre, diventa obbligatorio per tutti i clienti che intendono consumare ai tavoli all’interno di bar e ristoranti. Una misura già in vigore nei Paesi confinanti con la Svizzera, molto temuta dalle organizzazioni di categoria elvetiche. GastroSuisse, dopo l’annuncio di Berna, non ha nascosto la sua preoccupazione, parlando di massicce perdite economiche per il settore. Un settore che durante la pandemia è stato tra i più penalizzati dalle misure anti-COVID. Nella vicina Italia, l’obbligo di un green pass nazionale, che richiede una sola dose di vaccino per consumare all’interno di bar e ristoranti (quello europeo richiede l’immunizzazione completa, ndr), è in vigore dal 6 agosto: gli addetti ai lavori hanno sofferto in questo periodo? Sono state osservate particolari criticità? Tenendo conto che la misura è scattata in un mese estivo, quindi favorevole per la ristorazione all’aperto, abbiamo cercato di fare un primo bilancio con Luciano Sbraga, direttore del Centro Studi della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE).

Non c’è stato un impatto economico evidente

Come detto, dal 6 agosto scorso i clienti che intendono consumare al tavolo, all’interno di un bar o di un ristorante, devono esibire il green pass. Una misura che il settore, inizialmente, non ha accolto di buon occhio, ma che al momento, nella maggioranza dei casi, non ha causato problemi economici evidenti. Lo sottolinea Luciano Sbraga, provando a fare il punto della situazione: «L’introduzione del certificato in piena estate, con un clima piuttosto favorevole, e con la possibilità, per chi ne è provvisto, di utilizzare i tavoli all’esterno, ampliando i propri spazi, ha attutito l’impatto della misura, rendendola più morbida. Inoltre da noi c’è la tendenza a consumare all’aperto nei mesi caldi, difficilmente le persone preferiscono stare all’interno dei locali». Il green pass non ha avuto dunque quell’impatto negativo che gli imprenditori temevano inizialmente, almeno per quanto riguarda la città di Roma, dove è stato condotto il monitoraggio. Il direttore del Centro Studi FIPE sottolinea: «Abbiamo fatto un primo bilancio nella Capitale, che dal punto di vista del green pass è emblematica: ha numerosi esercizi pubblici, ha i turisti, anche se non sono quelli di una volta, e c’è molto movimento. Dal punto di vista economico, non c’è stato un contraccolpo evidente, per tutte le ragioni che ho spiegato prima. Più che altro l’impatto del certificato si è sentito a livello organizzativo. Non sono mancate però le difficoltà, soprattutto per i locali che non hanno spazi esterni: questi rappresentano un terzo degli esercizi pubblici a Roma. All’inizio comunque i contrari al green pass erano molti di più, poi pian piano la percentuale si è ridotta: oggi il 60% degli addetti ai lavori è a favore, mentre il 40% non lo è. I contrari sono in gran parte ristoratori che non hanno spazi all’esterno».

Personale, app e controlli

Gli esercizi pubblici hanno dovuto attrezzarsi per controllare il green pass dei clienti. Sbraga spiega: «La verifica del documento ha obbligato le imprese a impiegare almeno una persona per i controlli all’ingresso, mentre molti hanno optato per la verifica al tavolo, al momento dell’ordinazione. Sono stati messi cartelli ben visibili all’entrata dei ristoranti con scritto che si può consumare all’interno solo se muniti del certificato. Quindi se il cliente si siede e poi si trova costretto ad alzarsi perché non ha il green pass, non dovrebbe prendersela con il ristoratore che lo aveva correttamente informato». Per quanto riguarda i controlli, non sono mancati gli «incidenti» di natura tecnica. Secondo l’esperto della FIPE: «Qualche problema si è verificato soprattutto con i green pass cartacei, che a volte non erano leggibili dall’app ‘VerificaC19’, ossia quella che consente di riconoscere il documento tramite QR code. Anche con turisti non europei, o vaccinati con preparati non riconosciuti dall’Agenzia europea per i medicinali (con deroga per la Repubblica di San Marino, ndr), è capitato che l’app non riconoscesse il pass COVID».

Furbetti e multe

Gli avventori non sempre hanno accettato di esibire il certificato. Sbraga racconta: «Alcuni clienti non hanno tollerato i controlli. Nonostante ci sia una legge, qualcuno vede la misura come un fastidio. Ma questa è una legge dello Stato e va applicata, anche perché l’esercente non solo rischia una sanzione da 400 a mille euro, ma pure la chiusura del locale per 5 giorni, se sgarra per tre volte di fila. I lavoratori non possono permettersi di sbagliare». E infatti sono davvero pochi quelli colti in fallo. Il nostro interlocutore puntualizza: «Non abbiamo dati precisi, ma sicuramente in una platea come quella italiana, con 120 mila ristoranti e 130 mila bar, ci sono state situazioni in cui qualcuno ha chiuso un occhio o si è fidato del cliente, senza controllare con l’app. Nel periodo dal 6 alla fine di agosto sono stati fatti qualcosa come 80/90 mila controlli legati alle misure COVID, compresi quelli sul green pass nei ristoranti: solo lo 0,02% delle attività è stato sanzionato. Il rispetto delle misure di sicurezza sembra molto ampio. Probabilmente ci sarà qualche falla nel sistema, ma credo sia fisiologica».

Gli attacchi su TripAdvisor

In Italia, alcuni ristoratori che avevano espresso consenso verso il vaccino e il green pass, anche prima della sua introduzione, sono stati bombardati di recensioni negative da No Vax e scettici su TripAdvisor. La federazione Italiana Pubblici Esercizi è corsa ai ripari per tutelare la categoria. «Abbiamo informato tutte le nostre realtà associative, chiedendo di segnalarci le recensioni e siamo intervenuti», evidenzia Sbraga, aggiungendo: «Abbiamo allertato TripAdvisor sul fenomeno, tra l’altro già diffuso in Francia e in Spagna. Siamo riusciti a costruire un filo diretto con TripAdvisor e le nostre associazioni per segnalare le recensioni sospette: molte di queste sono state eliminate. Il portale non tollera recensioni contro chi fa il suo dovere rispettando la legge. Purtroppo non è facile identificare questi giudizi negativi legati alle misure di sicurezza COVID, perché le recensioni sono gestite dalla macchina. Bisogna segnalarle in modo che intervenga una persona. A tal proposito, metto in guardia i ristoratori svizzeri: se trovate recensioni negative sospette, segnalatele subito, verranno rimosse».

Cosa succederà nei mesi più freddi?

Se l’estate non è stata particolarmente problematica, cosa accadrà in autunno e in inverno? L’esperto della FIPE afferma: «So che molti esercenti continueranno ad utilizzare gli spazi esterni, anche con l’arrivo dei mesi freddi, proprio per gestire le situazioni più critiche legate a chi non ha il green pass. Useranno i funghi per riscaldare l’ambiente, ad esempio. Sempre che il vaccino non diventi obbligatorio in Italia, anche se non credo si arriverà a questo. Dobbiamo capire cosa accadrà quando i clienti dovranno stare all’interno perché il meteo non consente di stare fuori: noi auspichiamo che l’arrivo della stagione meno buona coincida con l’aumento dei vaccinati, e quindi dei green pass. Oggi in Italia sono poco meno di 11 milioni le persone che non hanno il certificato», conclude Luciano Sbraga.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1

    Urne chiuse: cosa avranno deciso i ticinesi?

    VOTAZIONI CANTONALI

    Sono tre i temi in votazione oggi nel nostro cantone: «Basta tasse e basta spese», «No alle pigioni abusive» e «Aggressioni, le vittime non devono pagare» – LA DIRETTA

  • 2

    Quando il vaccino ti arriva sotto casa

    PANDEMIA

    Nella giornata di sabato la postazione itinerante «on the road», al campus USI/SUPSI di Viganello, ha somministrato il preparato di Moderna a 120 persone – Abbiamo parlato con alcune di loro – IL VIDEO

  • 3

    Ancora poche ore per votare

    VOTAZIONI

    Tre temi cantonali e due federali sono in programma oggi, 26 settembre – C’è tempo fino a mezzogiorno per recarsi alle urne

  • 4

    La galleria ticinese
    da 40 anni ad Art Basel

    Il caso

    Primato di Buchmann Galerie, l’unica della Svizzera italiana presente all’edizione 2021 della fiera principale dedicata al mercato dell’arte: «Dal 1981 che siamo ospiti di questa manifestazione»

  • 5
  • 1
  • 1